Grillo e l’indice dei senatori proibiti

Dopo lo streaming con Renzi, al bando chi nel M5S ha criticato l’atteggiamento di Grillo. Orellana verso le dimissioni da senatore? Fino a quanto può durare una simile strategia e perché Renzi l’ha contrastata in quel modo

renzi-grillo-orellanaBeppe Grillo non è democratico: l’ha detto chiaramente a Matteo Renzi nel corso dello streaming più breve e inconcludente della Repubblica e lo ha reiterato, pubblicando sul suo blog un post di un sostenitore ligure che mette all’indice i 4 senatori M5S che “manifestano perplessità circa il metodo usato da Grillo nel corso del confronto in streaming con un certo Renzi”. Il post si chiama Fuoco amico e inaugura il secondo step delle taglie in stile sceriffo: questa volta i ricercati non sono i giornalisti, ma i senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana, colpevoli di non aver apprezzato il comportamento del capo. In aggiunta, Orellana è stato appena “sfiduciato dal territorio con un comunicato”: roba da Politburo.

Per chi come me era bambino alla fine degli anni Settanta, viene subito in mente il “colpirne uno per educarne cento” di brigatista memoria. E’ questo lo scopo della crociata di Grillo? Che cosa porta al Cinquestelle un simile atteggiamento? Probabilmente voti, nel breve periodo: ci sono le elezioni europee alle porte e in questo caos generale l’autorità (perché l’autorevolezza è ben altra cosa) fa breccia. La maggioranza della base grillina non si sofferma sull’inutilità del monologo di Beppe, ma apprezza il non scendere a patti e loda l’ “operazione trasparenza” dello streaming, come fosse ormai il punto cruciale delle vicende politiche del Paese. Ma quanto può durare?

Da tempo sostengo che il parricidio nel M5S sia necessario alla sua stessa sopravvivenza. Grillo pare avvertirlo, perché sposta l’attenzione dai contenuti all’ammonimento in stile “dittatura sobria” di chi nel movimento la pensa diversamente. La sua strategia à la guerre comme à la guerre funziona finché nel Paese c’è rabbia, quindi per ora va benissimo. Però, quando terminerà la rabbia rimarrà soltanto la rassegnazione, che guardacaso è stata la parola chiave che Matteo Renzi ha infilato al termine della sua breve dichiarazione da presidente del Consiglio incaricato. “Un certo Renzi” che a prescindere da ciò che si pensi di lui e del suo governo in fieri, ha sferrato la miglior stoccata possibile a Grillo con un solo tweet, quello dell’abbraccio ai sostenitori M5S che si meritano risposte diverse da quelle del loro leader. Lo scontro tra i due è appena all’inizio, con un Cavaliere spettatore (non passivo) alla finestra.

Grillo e l’indice dei senatori proibitiultima modifica: 2014-02-21T10:42:49+01:00da davideracconta
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