Emanuele non balla a Strasburgo

fili.jpg Non ce l’ha fatta il principe senza trono Emanuele Filiberto, candidato nel Nord Ovest per l’UDC alle recenti elezioni europee. Eppure era partito bene, (ri)costruendosi un’immagine pubblica di bravo ragazzo, padre di famiglia, povero esiliato che non aveva mai conosciuto il suo paese, aristocratico senza essere altezzoso, ballerino glamorous nello show di Milly Carlucci, arbiter elegantiarum dalla De Filippi. In un’Italia sempre più televisiva, la sua presenza negli show di massa sarebbe potuta essere un ottimo volano.

Il principe potrebbe però aver fatto un errore di valutazione. Lui conosce molto meglio l’Europa dell’Italia, infatti si è candidato per Strasburgo. I voti però li deve prendere dagli Italiani e, a parte qualche mamma di buon cuore che lo avrà adorato in Ballando con le stelle, non è automatico essere eletto in un partito con un’identità precisa come l’UDC. Evidentemente non gli è bastato essere un “buon cristiano“. Forse avrebbe dovuto chiamarsi Cristiano di secondo nome, a valle di un battesimo in San Pietro.

Emanuele inoltre è un uomo e né questa sua condizione dalla nascita, né peraltro il suo lignaggio, gli potevano consentire di presentarsi alle elezioni e raccogliere frotte di voti come ad esempio è successo a Barbara Matera, della quale attendiamo notizie. Si spera che a Strasburgo non metta le dita negli occhi agli altri parlamentari, come faceva dai teleschermi di Rai Uno.

Il principe sta cercando senza dubbio di togliersi da dosso l’immagine ancora ambigua dei Savoia e di suo padre. Magari l’esordio come protagonista di una pubblicità di olive snocciolate non è stato felice, però qualche passo in avanti è stato compiuto. Chissà se invece l’errore più grande sia stato il suo discorso riportato nella home page del suo sito. Eccone un passo:

Nel candidarmi per il Parlamento Europeo parto da un presupposto semplice e chiaro, condiviso dall’ampia maggioranza degli italiani: l’Europa viene vissuta come qualcosa di lontano, inutile, macchinoso. Una sorta di “parcheggio dorato” per politici in “pausa” in cui si fa di tutto per “tarpare le ali” all’Italia e alla sua economia.

E’ un’affermazione talmente vera e talmente condivisa dagli italiani che Emanuele Filiberto, almeno per stavolta, deve cedere il posto a sedere a qualche signora, come educatamente farebbe se mai prendesse un autobus. 

 

Emanuele non balla a Strasburgoultima modifica: 2009-06-26T18:42:00+02:00da admin
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72 pensieri su “Emanuele non balla a Strasburgo

  1. Meno male, gli italiani hanno dimostrato di essere assai più intelligenti dei politici come Casini, ma si possono candidare persone che hanno avuto il coraggio e la faccia ….. di chiedere un indennizzo agli italiani dopo essere stati la causa principale della guerra civile, di aver abbandonato al destino da loro creato milioni di italiani. A chi dovrebbero chiedere l’indennizzo quegli italiani morti, feriti mutilati e i loro figli, vedove genitori mentre loro se la davano a gambe levate. emanuele filiberto e suo padre non c’erano o erano bambini e non c’entrano (dicono loro), perchè c’entrano forse quei bambini rimasti orfani? o quelle vedove? o quei genitori? emanuele filiberto e suo padre non hanno avuto l’ umiltà di chiedere perdono, di apprezzare la mano e la disponibilità che gli italiani hanno offerto loro facendoli rientrare, comportandosi invece come se fosse loro tutto dovuto hanno usato la solita protervia da nobili (vil razza dannata… tuonava Rigoletto) di stampo medioevale e sono stati giustamente puniti. emanuele filiberto torni pure da dove è venuto, magari sarebbe meglio portasse anche il suo ”illustre” padre e pure casini, non si preoccupino, noi ce la caveremo benissimo anche senza di loro. Proprio oggi mio padre 88 anni e ancora straordinariamente lucido mi ha raccontato che l’ultimo “assalto” alla Baionetta (per strano che possa apparire) è avvenuto nell’ultima guerra mondiale, infatti si trattava della ressa (re-bisnonno in testa) e alti papaveri dell’ esercito per riuscire a salire a bordo, nel porto di Brindisi, di una nave che si chiamava appunto il “Baionetta”…

  2. l’ignoranza o la malafede storica di chi precede si commenta da sola. studiassero anche un tantino di diritto forse capirebbero che la politica repubblicana non può legittimare un furto, delle proprietà private, nei confronti di una famiglia che si chiami pure savoia. a maggior ragione quando un referendum l’hanno perso con la truffa e l’inganno dei cattocomunisti.

  3. e dopo 60 anni siamo ancora con la solita canzone? adesso capisco perchè si usa il segreto di stato. Si aspetta che muoiano tutti; tutti quelli che hanno scheletri negli armadi! Ma un persona di 35/40 che colpa ne ha? solo perche si chiama Savoia! Allora vale ancora il detto che non si può fare il carabiniere se le nelle precedenti 7 generazioni c’era qualche delinquente…….. ma siamo un pò obiettivi ed attguali… o l’importante è: dagli adosso (qualcosa bisogna pur fare)

  4. Primo, ha sbagliato ad entrare nelle file di una sottospecie di partito il cui pricipale esponente, di una banalita’ soffocante, difende i valori cristiani e
    la famiglia e se non sbaglio quella che ha è la seconda( in Caltagirone palazzinaro,editore e quant’altro).E per carita’ di patria sorvoliamo su qualche parlamentare dello stesso partito beccato a droga/party e che ha
    ricevuta tutta la comprensione del segretario.
    Secondo, deve fare, inizialmente, un suo movimento ben distinto da tutti i
    chiaccheroni intrallazzati il cui unico scopo è occuparsi delle proprie clientele a spese della collettivita’( debito pubblico!!!) e con calma e serieta’ vedra’ che giovani e non gli daranno fiducia accantonando i fatti
    negativi comuni peraltro a tutti coloro che hanno avuto responsabilita’ di
    potere ma di cui ci si ricorda o si dimentica a proprio uso e consumo.

  5. Se per avere una opinione corretta e pacata sul conto dei Savoia dobbiamo attingere a delle fonti comuniste, il fatto la dice lunga quanto ad obbiettività ed equilibrio.
    Da sessantanni questa repubblica naviga nella menzogna e nell’oltraggio del proprio passato con i suoi partiti corrotti e corruttori che si tirano sempre fuori quando si tratta di assumersi delle responsabilità e pronti a far ricadere sui Savoia le responsabilità che sono loro e solo loro, non di altri. Troppi poteri occulti ed oscuri -ma non poi così tanto oscuri!- manovrano la situazione italiana compresi certi servizi segreti più o meno deviati che dal dopoguerra ad oggi hanno manovrato anche contro i Savoia con operazioni di spionaggio infiltrazioni oscure che purtroppo hanno avuto anche risvolti tragici: strani furti, strane sparatorie, strani arresti ecc.ecc. CHI E’ IL GRANDE VECCHIO CHE MANOVRA TUTTI QUESTI EVENTI? LA CUPIDIGIA DI SERVILISMO REPUBBLICANO CERTAMENTE CI STA E POI……

  6. Dopo le performance su tutte le tv di stato, il savoiardo emanuele filiberto seguita attraverso le sue conoscenze e raccomandazioni a fare soldi alle spese dellla povera gente che e’ disoccupata e non arriva a fine mese. Non capisco cosa ha di interessante questo personaggio, che tra l’altro voleva andare a rubare una lauto stipendio da europarlamentare. Invece di guadagni facili divertendosi in tv, vada a lavorare seriamente come fanno tutti e si guadagni il pane col sudore della fronte. L’unico errore del nostro governo e stato quello di permettergli di ritornare in Italia!!!! Che se ne tornino da dove sono venuti , tanto non sarebbero capaci difar nulla per gli Italiani. I suoi avi hanno fatto fin troppo per l’Italia, in male, per cui basta con i regnanti!!!!

  7. Se non vi basta vedere come i “Savoia”hanno mandato a morire migliaia di Italiani nella Grande guerra domandatevi perchè sono scappati consegnando il paese a un dittatore che ci ha portato a una guerra ancora peggiore.Cosa è rientrato in italia a fare. Per fare il ballerino.Un italiano per lavorare deve sgobbare e laurearsi .Non mi risulta che quello sappia fare qualcosa di utile.Se mi dite che conosce le lingue,io neconosco tre,ho una laurea in chimica ,due specializzazioni e lavorato 36 anni.Meglio la velina che l’esiliato d’oro.

  8. Grazie agli Italiani che hanno capito che di gente sulle spalle ne abbiamo abbastanza, non ci serve un pseudo ballerino aristocratico, discendente di uno che è scappato e ha lasciato il popolo italiano in balia degli eventi. Gente che non sa cosa vuol dire lavorare, avere problemi, confrontarsi con la quotidianità! Se gli chiedi quanto costa un kg di pane o un litro di latte o quanto guadagna un amministrativo o un operaio medio è più facile che inizi a parlarti di champagne e soubrette. abbiamo bisogno di gente valida, con delle capacità organizzative, con della lungimiranza, razionali e preparati, non di bamboccioni! Basta con questa gente!

  9. A mio parere oltre che una gran faccia tosta non vedo altro. Che esperienze lavorative ha? Solamente di dolce vita. Un’altro da mantenere. Certo che Casini si prende dei bei…..casin-ari ;-))) E pensare che volevo votare UDC, poi visto il nome in lista….mah! Come fanno a pensare che gli italiani si scordino di certe cose e che non si rendano conto di che pasta è fatta certa gente. Ci credono così stupidi?

  10. L’Udc è come il mio PD fa di tutto per perdere. Mettono in lista nomi improponibili e/o calati dall’alto che con il territorio non hanno nulla a che fare.
    Che sia una strategia per non andare al potere e sperare che le grane grosse se le sbrighi qualcun altro?
    Comunque i savoiardi non vanno più neanche nel tirami sù, figurarsi in politica.
    Ma rimandarli tutti quanti da dove son venuti no????

  11. L’udc è come il mio PD, fa di tutto per perdere. Mette in lista nomi improponibili e/o calati dall’alto.
    Che sia una strategia per lasciare che le bege grosse se le sbrighi qualcun altro.
    Comunque i savoiardi non vanno più nemmeno nel tirami sù, figurarsi in politica. Poi dopo quello che ci ha fatto il nonno e la loro richiesta danni, non mi pare nemmeno il caso di nominarli. Vanno bene in TV, come vedere dei giullari, si ride un pò, ma nella cabina elettorale si vota!

  12. si parla e si straparla dell’operato dei Savoia, del risorgimento e della disposizione transitoria XIII della Costituzione abolita qualche tempo fa, che vietava ai discendenti maschi l’ingresso nel territorio italiano.
    cose giuste, cose ingiuste, discutibili o no, non mi interessano.
    ma l’Italia ha la la vocazione alle contraddizioni, alla menzogna, alla collezione degli scheletri negli armadi: è giusto, secondo voi che, dopo l’annessione del Sud (e di altre regioni d’Italia) al Piemonte, dopo 149 anni, ai revisionisti della storia è precluso l’accesso agli archivi del risorgimento? tanto polverone per questi sovranelli d’oltralpe che si rifiutarono (e ancora si rifiutano) di parlare italiano e ci è vietato conoscere le vere spinte a quel processo che tanto danno ha fatto a molti di noi?

  13. Leggendo questi scritti si capisce quanta ignoranza e malafede è stata inculcata in tanta gente, che trova faciel accusare chi da 60anni non ha più un briciolo di potere, anzi, sono pure stati derubati delle loro proprietà private, alla maniera tipica del comunismo. Certo la repubblica deve pure coprire le sue malefatte, è semplice e facile accusare i Savoia non hanno certo a disposizione i poteri mediatici della rep.
    Intanto Emanuele Filiberto di Savoia è funzionario di una banca Svizzera, dove è nato, cresciuto ed ha studiato nei contoni francesi e italiano-se ha la cadenza francese non è mica colpa sua se è nato in esilio!- quindi per buona norma lavora da almeno 10 anni dopo l’università.
    se andate a leggere sul suo sito http://www.emanuelefiliberto.eu troverete anche alcuni scritti di economia e finanza, scritti e pubblicati, ovviamente occultati dal regime. leggeteli e poi se ne riparla.

    La vostra malafede è così grande che vi consente di scrivere che la XIII disposizione è abolita. FALSO!!!!!! la disposizione è stata sospesa per aver aver esaurito gli effetti al comma 1 e 2 e non al comma 3.
    PRIMA DI SCRIVERE CONTINUAMENTE DELLE SCEMENZE SOLENNI, INFORMATEVI!!!!!

  14. X SABAUDO
    Non so cosa sia o meno il sig. Emanuele Filiberto di Savoia, se è o meno funzionario di una banca Svizzera, di certo suo nonno ha ABBANDONATO l’Italia e gli italiani al loro destino, mentre la regina d’Inghilterra è rimasta a Londra quando ben sapeva che l’avrebbero bombardata (questi sono fatti, mio nonno c’era e più volte mi raccontò di questo episodio e con amarezza). Appena tornati in Italia il papà del sig. Emanuele Filiberto di Savoia è stato coinvolto in una indagine di escort (o squillo che dir si voglia). I Savoia, compreso il sig. Emanuele Filiberto di Savoia, dopo poco che sono entrati in Italia hanno richiesto un indennizzo allo stato italiano, perciò a tutti gli italiani. I suoi stessi parenti si sono dissociati biasimandoli del loro comportamento. Appena entrato in Italia ha fatto da testimonial a delle olive snocciolate, si è dato alla vita mondana e per farsi pubblicità o per piacere proprio ha partecipato ad una serie di trasmissioni un pò leggerine, per usare un eufemismo. Tutto ciò non gioca certo a suo favore (se vuol fare politica, ovviamente, in un partito di centro).
    L’impressione e che sia uno dei tanti che cercano un bel posto al sole a spese del popolo. Forse non è così, bene che lo dimostri con fatti tangibili. Un esempio per tutti: all’Aquila c’era bisogno di gente, di volontari, dov’era?
    Ceeerto chissà quali impegni l’hanno trattenuto.
    L’impressione che da è che prediliga danzare, il gentil sesso e le serate mondane (mica stupido, mi associo, ma io non voglio fare politica). Sarà anche ben educato, ma manco morto lo voto e mi sembra che la pensino così in molti, visti i risultati!
    Non è questione di scemenze solenni o di coltura comunista (mai votato a sinistra), ma di fatti!
    Basta con gente improduttiva ed inadeguata. Chi vuole andare al governo deve dimostrare le sue qualità, fatti e non ciance. Siamo già abbastanza malmessi.

  15. A prescinder da tutto quello che hanno detto e fatto i “vincitori” della grande guerra (giustamente o ingiustamente), i Savoia non hanno mai goduto di grande fama e dopo il loro rientro in Italia, visti i loro comportamenti, neanche di grande stima. Ci servirebbe gente umile, disposta a darsi, con le idee chiare, con voglia di fare. Altro che ballerini ben educati poliglotti.

  16. Mi complimento con la maggior parte degli interventi che concordano sul fatto che un Savoia avrebbe dovuto mostrare qualità ben diverse da quelle dell’uomo di cabaret.Ci aspettavamo almeno un Curriculum da professionista e studi all’altezza di un Principe.Tanto vale allora votare una persona di buona volontà ed impegnata negli studi e nel lavoro,ma figlia del popolo italiano.Italiani così ce ne sono milioni e sono meglio del principino che scappato con i Nostri soldi chiede anche i danni per l’esilio patito.

  17. ho scritto un commento con molta fermezza ma credo con molta buona educazione e l’aver usato la parola “abolita” al posto di “sospesa” mi sembra essere solo un peccato veniale.
    derubati i Savoia?
    e i Borbone?
    Prima che arrivasse a Napoli Don Carlos, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese era uno che con i suoi spiccioli avrebbe comprato la Savoia, e lui e i suoi discendenti hanno speso tanto per abbellire il Sud di tasca loro e non come i Savoia che, dopo aver derubato i Borbone a seguito di un’arbitraria invasione hanno dilapidato in pochi anni non solo il capitale privato della dinastia ma anche i soldi della Zecca, del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia, tanto che, alla battaglia di Lissa (1866) la marina militare non aveva neanche i soldi per l’acquisto delle munizioni
    come vede, Caro sabaudo, non sono io il disinformato, ma Lei e quindi, nelle discussioni è lei che deve informarsi.
    quando fu costituito il regno d’Italia (1860) Vittorio Emanuele era II di Sardegna e volle rimanere II d’Italia in spregio a tutti i popoli: dai lombardi, ai veneti e fino ai napoletani e ai siciliani
    in riguardo alla lingua Vittorio Emanuele II non parlava che malissimo l’italiano e sia lui che i suoi discendenti hanno sempre preferito esprimersi nell’idioma d’oltralpe, alla faccia dei loro sudditi, lei compreso
    stia bene e, mi raccomando, se li tenga ben stretti i “suoi” Savoia, ma per favore, non pretenda che io li rispetti

  18. dimenticavo una cosa
    veda, se le è possibile, di intercedere presso il ministero degli interni o presso altro ufficio competente di mettere a disposizione degli Storici (quelli con la “S” maiuscola) gli archivi del risorgimento: sono 149 anni che ne è impedita la consultazione
    o anche Lei ha paura di veder crollare gli italici miti?
    si riguardi
    ninocasola

  19. X FABRIZIO
    il suo intervento è infarcito da madornali menzogne degno dei servi della repubblica delle banane. confonde nonni con bisnonni, e via di questo passo. chieda a trombadori, amendola, ragionieri (uomini dell’area sinistro-comunista) perchè giudicarono positivo il trasferimento del governo a brindisi (non all’estero)! nessuno ha mai criticato i reali di danimarca e olanda che lasciarono i loro paesi durante l’occupazione nazista. per quanto riguarda l’aquila, come al solito, è malinformato, diversamente saprebbe che il principe, tramite gli ordini dinastici, ha fatto pervenire autotreni di alimenti ed elementi di prima necessità ed in persona, con la consorte, si è recato nei luoghi del terremoto, come dimostrano anche le documentazioni fotografiche che i media non hanno diffuso.
    x l’on. casola

    le sue sono solo avventate illazioni. dovrebbe chiedere al principe carlo di borbone perchè è amico dei savoia, e quando si sposò, vigente la norma dell’esilio, pensò di fare la cerimonia a montecarlo per consentire ai principi di partecipare e di essergli da testimoni….. i suoi ragionamenti mi sembrano assolutamente fuori tempo e fuori posto. dovrebbe invece lei spiegarmi perchè nel 1983 furono svuotati, da chi, furono svuotati i alcuni faldoni che umberto II teneva a cascais. stranamente alcuni documenti li tirò fuori qualcuno ventanni dopo. strane coincidenze?
    o solite azioni di spianaggio repubblicano?

  20. Ha ragione, nella fretta di scrivere ho riportato nonno e non bisnonno, comunque le cose riportate da “mio nonno”, che non era un comunista-repubblichino rimangono. Il resto sono cose note o anche quelle sono falsità montate dalle Repubblica e dai parenti-serpenti? Ed il Sig. Emanuele Filiberto di Savoia vuole rappresentare chi lo vuol solamente denigrare e gli vuol male? Di gente ipocrita, ammalata di vittimismo, polemica, che non vede la sostanza è farcito il paese. Abbiamo bisogno di ben altro. Buona giornata.

  21. il sig Sabaudo scrive: “le sue sono solo avvenyaye illazioni” me lo dimostri!
    d’altro cabto quello che è successo a Cascais nel 1983 non so quale attinenza abbia con la nostra discussione, che cosa abbiano rubato e chi l’abbia rubato. Presumo trattasi di altro elemento per insabbiare le menzogne risorgimentali: indaghi e me lo faccia sapere.
    i reali di Olanda e Danimarca si trasferirono. i Savoia scapparono.
    sta di fatto che i Savoia ingannarono tutti, compiendo giri viziosi per far perdere le loro tracce, e questo per mettere in salvo la pelle, lasciando l’Italia allo sbando senza un riferimento di comando

  22. DOPO IL VOTO.
    A me interessava particolarmente l’esito riguardante il principe Ereditario, e ne parlo, come è giusto.
    I giornali sono stati, secondo copione, molto vaghi e sfuggenti. Si sono limitati a esultare scioccamente per il fatto che non è risultato eletto al parlamento Europeo, sorvolando su ogni altro dettaglio. Proprio come avevano fatto, su scala più ampia, dopo le “politiche” dello scorso anno, quando avevano attribuito alla sua lista lo 0,4% anzichè lo 0,88% (facendo maliziosamente il calcolo su tutte le circoscrizioni estere anzichè sulla sola, europea, dove la lista era presente).
    In realtà, l’elezione è mancata unicamente per la ragione che la lista UDC, nel collegio Nord-Ovest, ha ottenuto un seggio in luogo dei due sperati (che avrebbero potuto, forse, scattare coi “resti”). Il Principe è uscito buon secondo, con 22.500 preferenze, che non sono poche, battendo largamente tutti i candidati UDC. In teoria, essendo il “primo dei non eletti”, potrebbe ancora subentrare all’eletto qualora questi, per una qualsiasi ragione (di incompatibilità o altro), ritenesse di dimettersi. Magdi Allam, non dimentichiamolo, è una personalità di grande rilievo, assai quotato presso la Chiesa Cattolica, e la sua carriera, già brillante, potrebbe presto sfociare molto più in alto diquanto si pensi.
    L’esperimento, quindi, può ritenersi riuscito, o almeno promettente. A patto, naturalmente, di non fermarsi. Del resto, alcuni avvenimenti successivi hanno confermato nel Principe una notevole capacità di discernimento logico, del tutto diversa dagli ambigui ed inspiegabili ondeggiamenti tattici del partito che lo ha ospitato. Nei ballottaggi si è schierato, in linea con le sue idee e con assoluta coerenza, per tre candidati della parte anticomunista (Podestà a Milano, Porchietto a Torino e Vaccarezza a Savona), contribuendo in modo incisivo alle vittorie del primo e del terzo, ed attirando con sè esponenti della UDC di Torino e di Genova contrari alle inaccettabili posizioni dei vari Vietti e Tabacci.
    Poteva andare meglio?
    Sì e no, risponderei.
    L’Ostacolo grosso era effettivamente quello che avevo segnalato in altra sede: la difficoltà di superare i pregiudizi “istituzionali” connessi con la sua posizione di legittimo erede ed un trono ingiustamente cancellato da un regime illegale. Si sono dovute affrontare polemiche faticose e squallide di tutti i tipi: contro i teorici della monarchia “super partes” (inorriditi all’idea dell’inquadramento nelle liste di un partito), contro i berlusconiani fanatici, odiatori della UDC (“voteremmo lui, ma ci rifiutiamo di votare Casini!!”), contro gli stessi colleghi di lista )(seccatissimi per la concorrenza, che infatti li ha sbancati tutti…..salvo uno), contro le canaglie di sinistra pronte a vomitare insulti sui loro “blog” criminali…. E tutto ciò senza una struttura di supporto, dopo l’assopimento di “Valori & Futuro” e il tentativo un po’ “garibaldino” di creare un organigramma da un giorno all’altro!
    Certo, se certa gente schizzinosa (e non sempre in buona fede) non avesse arricciato il nasino delicato, e “remato contro”, le preferenze potevano essere il doppio, e l’elezione era cosa fatta. Emanuele Filiberto la meritava, per la dedizione e la bravura che ha dimostrato.
    Siamo alle solite. I monarchici devono cambiare mentalità. Essere vincenti, non perdenti. Spregiudicati e cinici, non ingenui, minimalisti, rinunciatari.
    La Storia di Casa Savoia, insegna. Oh, se insegna!
    Nel Cinquecento il Ducato era invaso dai francesi e spagnoli, occupati a spartirsi l’Italia. Il Duca, che – neanche a farlo apposta – si chiamava Emanuele Filiberto, non si perse d’animo. Comprese che doveva scegliere uno dei due contendenti, e scelse la Spagna, prima con Carlo V, poi con Filippo II. Divenne comandante in capo degli eserciti spagnoli, li condusse alla vittoria decisivo nella battaglia di San Quintino, e riacquistò interamente il suo Stato, dedicandosi poi a ricostruirlo.
    Tra la fine del Seicento e la metà del Settecento i governanti sabaudi si trovarono nuovamente schiacciati, nel bel mezzo delle contese delle grandi Potenwe (Francia, Austria e Spagna). Alla fine, ancora una volta, si schierarono, questa volta con l’Austria, i cui eserciti erano guidati da un grandissimo condottiero loro parente, che infatti è passato alla storia come Eugenio di Savoia. Luminose vittorie, contro i francesi, constrassegnarono quell’epoca: Torino nel 1705 e l’Assietta nel 1747. E il Ducato divenne Regno, godendo mezzo secolo di pace e progresso.
    Infine nel 1849, dopo Novara, la sventura incombeva dovunque. Esercito sconfitto, parlamento in mano ad avvocati ciarlieri e giacobini, Genova in rivoluzione per opera del fanatico Avezzana. Il giovane Re Vittorio Emanuele II prese in mano la situazione. Non rinunciò a nulla, non guardò in faccia a nessuno, prese i provvedimenti necessari. Represse Genova, sciolse il parlamento, pilotò le nuove elezioni, tenne in pugno l’ordine pubblico con l’apparato dello Stato e con i Carabinieri…. ma nello stesso tempo accolse i profughi dal resto dell’Italia, mantenne le libertà fondamentali, rimase punto di riferimento per la riscossa nazionale fino a che fu possibile riprendere le fila interrotte. E poi, al momento giusto, si inserì nella politica europea con decisionis pavalde, coraggiose, pragmatiche, talora temerarie (guerra di Crimea, e via dicendo). Come risultato, nel 1871 l’Italia non solo era unificata, ma era divenuta una grande Potenza, che attraverso la famiglia Savoia, con Amedeo secondogenito del Re, governava anche la Spagna e le sue Colonie (tanto per dire: Cuba e le Filippine…..), senza contare il legame col Portogallo, pure munito di possessi coloniali, attraverso la Regina Maria Pia.
    Probabilmente era troppo, e non fu possibile mantenere quel livello, ma nel 1871 era realtà!
    Questa è Storia, ribadisco. Non sono chiacchiere, e ci fa capire che nulla è maiperduto quando c’è una volontà di agire.
    Una “scossa”, ci vuole. Il paese ne ha bisogno, in quanto rischia di precipitare nel caos. Pulizia, prima di tutto.
    Via i pusillanimi, via i doppigiochisti, via i dissidentoi, via (soprattutto) gli infiltrati. Purtroppo, ci sono anche quelli, e abbiamo dovuto accorgercene – con una stretta al cuore – negli ultimi anni, dopo il rientro dei Principi dall’esilio.
    Ma non è una novità. Tutte le monarchie hanno avuto a che fare con Giuda prezzolati. Le repubbliche non badano a spese, abituate come sono a riempire i forzieri di “caste” politichecon i soldi di coloro che chiamano pomposamente “cittadini”. pagare un “killer” o un traditore è comodo e facile quando i valori si incrinano e non vi è più nulla di sacro, neppure un giuramento di fedeltà.
    Noi italiani lo abbiano sperimentato l’8 settembre 1943. Generali gallonati, che fino a pochi giorni prima battevano rumorosamente i tacchi quando nelle cerimonie risuonava il nome del Re, si affrettarono a rinnegare quella parola “giuro” solo alla notizia che il Re si era spostato da Roma a Brindisi, senza minimamente preoccuparsi di riflettere sul fatto che quel trasferimento, se era avvenuto, doveva avere una ragionevole motivazione, e che non spettava a loro, legati per motivi di onore militare ad una promessa di fedeltà, di erigersi a giudici. Per di più sulla base di accuse di uno straniero nemico che aveva aggredito l’Italia nel momento per lei più tragico.!
    Adesso è anche peggio. Ma siamo più forti per le dolorose esperienze che abbiamo attraversato. E con le nuove generazioni, vergini di assurdi pregiudizi, vinceremo.
    *****************

  23. egregio sig Franco
    per rispondere a quanto Lei asserisce potrei scrivere un enciclopedia, ma mi limiterò solo a poche righe per dimostrarLe che come tanti altri, Lei la storia la scrve solo dal Suo punto di vista. e questo è sleale.
    fermo restando che il Piemonte, per proprio tornaconto diede asilo a fuoriusciti liberali dal regno delle Due Sicilie, i suoi liberali inermi, nella rivolta del 48 a Genova, li fece prendere a cannonate, con cannoni caricati a mitraglia dal “valente” La Marmora. Oh la libertà di pensiero!
    per quanto riguarda i giuramenti, nel 1861, quando Vittorio Emanuele II,
    grazie all’aiuto di Garibaldi si annesse tutto il regno del Sud (il grido di dolore che proveniva dai forzieri dei due banchi di Napoli e Sicilia e dall’erario Napolitano) ai soldati borbonici che si rifiutarono di servire un re usurpatore (e non mi venga a tirare in ballo il plebiscito che fu una delle più grandi azioni banditesche che la storia ricordi) perchè avevano giurato di servire i loro sovrani borbonici, fu riservato un trattamento da capisquola dei lager nazisti: questi ex soldati furono tradotti in Piemonte e rinchiusi in alcune fortezze alpine, la più famosa quella di Fenestrelle, dove non veniva dato loro da mangiare e da bere e, per accelerarne la fine per congelamento, furono persino scardinate le imposte.
    cito, tra le tante ordinanze fatte affiggere dai generali sabaudi l’indomani dell’occupazione militare di una nazione indipendente, quello che scrisse il vile Pinelli: “soldati,…siate inesorabili come il destino…contro questa canaglia ogni pietà è delitto…estirperemo col ferro e col fuoco…(e poi parlava della bava di satana he insozza il mondo, ecc.)
    poi, quando si parla di stranieri, i Borbone erano napoletani, si sentivano napoletani, amavano Napoli e il Sud; i Savoia non si sentirono italiani che per convenienza, non parlavano che male l’italiano e la loro lingua ufficiale era il francese
    ai savoia interessava solo la ricchessa del Sud
    cordiali saluti

  24. Al di la di tutto, ma non avete problemi piu’ importanti per la testa?
    Vorrete mica dirmi che con tutti i nullafacenti/chiaccheroni/ciarlatani travestiti da Democratici la cui unica preoccupazione è accontentare le proprie clientele col denaro pubblico uno in piu’ o uno in meno rechi qualche danno? E poi la si vuole finire una volta per tutte di far ricadere gli errori dei Padri sui Figli? Si vuole valutare le persone per quello che fanno o siamo sempre impregnati della solita demagogica ciarlataneria?
    Ma insomma!

  25. egregio sig Cianetti
    affrontare bene il futuro significa conoscere bene il proprio passato
    se non sappiamo non possiamo criticare e se non possiamo criticare, non sapremo mai costruire: ecco perchè noi italiani siamo giudicati una deludente nazione.
    per quanto concerne gli errori dei padri, il sig Savoia sostiene che è stata l’Italia a sbagliare nei suoi confronti e pertanto vuole chiedere il risarcimento dei danni per quanto gli è stato secondo lui indebitamente sottratto.
    non me ne voglia, ma si tenga informato su quello che succede, altrimenti rischia di sparare a vuoto: la mia non è, come vede, demagogia

  26. Emanuele di Savoia ha la residenza a Parigi, che ci fà qui?
    Vi siete lasciati ingannare, perchè ha ballato in Sotto le Stelle e vincendo pure, ma questo era assodato che accadesse. Secondo il mio punto di vista, lui ha recitato bene la parte del siamo Italiani, e per questo è stato messo dall’ UDC in lista per le Europee. Le sorelle che lo conoscono molto bene, soprattutto Gabriella ha affermato che è meglio faccia il ballerino. Ed io, sono d’ accordo con Lei.
    Che vi aspettate da lui? Che parli e proponga a favore nostro? Lasciate la storia ai posteri, parlate di lui ora. Io lo rimanderei in Francia, abbiamo degli Italiani che già vivono li, e se avete letto bene ci snobbano. Leggere lella Lady Francese…la Bruni.

  27. si leggono tante di quelle fregnacce dipietriste da essere assunte da taluni come delle verità.
    basta pensare ai p. ultimi dove si scambiano persone e personaggi, dove non si conosce nulla della realtà. si scambia la cittadinanza francese per quella svizzera e italiana. non si sa’ nemmeno che esiste l’aire. che ha la residenza in umbria.
    si scambiano vicende come la bruni che ha venduto profumatamente allo stato italiano i suoi averi, con le rapine propinate dallo stato italiano repubblicano ai savoia CON L’AVOCAZIONE DELLE PROPRIETA’ PERSONALI TANTO DA SOFFERMARSI OGGI A DISCUTERE, da parte di qualcuno, SU UN “LENZUOLO” che non sarebbe stato sequestrato ai savoia nel 1946!!!.
    AVETE TANTO DI QUEL LIVORE NEL CUORE E NEL SANGUE CHE VI FA SCRIVERE UN SACCO DI STUPIDAGGINI, su fratelli e sorelle inesistenti!!!.
    STATEVENE ZITTI CHE E’ MEGLIO.

  28. si leggono tante di quelle fregnacce dipietriste da essere assunte da taluni come delle verità.
    basta pensare ai p. ultimi dove si scambiano persone e personaggi, dove non si conosce nulla della realtà. si scambia la cittadinanza francese per quella svizzera e italiana. non si sa’ nemmeno che esiste l’aire. che ha la residenza in umbria.
    si scambiano vicende come la bruni che ha venduto profumatamente allo stato italiano i suoi averi, con le rapine propinate dallo stato italiano repubblicano ai savoia CON L’AVOCAZIONE DELLE PROPRIETA’ PERSONALI TANTO DA SOFFERMARSI OGGI A DISCUTERE, da parte di qualcuno, SU UN “LENZUOLO” che non sarebbe stato sequestrato ai savoia nel 1946!!!.
    AVETE TANTO DI QUEL LIVORE NEL CUORE E NEL SANGUE CHE VI FA SCRIVERE UN SACCO DI STUPIDAGGINI, su fratelli e sorelle inesistenti!!!.
    STATEVENE ZITTI CHE E’ MEGLIO.

  29. egr sig Sabaudo
    prendo nota delle sue incontestabili verità e prendo nota anche che, per avere maggiore possibilità di essere creduto, le ha postate due volte.
    mi dica una cosa: è a conoscenza del patrimonio personale del Re Francesco II quando ha lasciato Napoli e che i Savoia hanno incamerato senza neanche passarlo per l’inventario?
    prima di insegnare agli altri, impari Lei a stare zitto

  30. sig. nino,
    le potrei dire che lei è semplicemente un cafone e chiudere la discussione con un partigiano della sua levatura.
    ma preferisco dirle che del patrimonio dei borbone nulla è stato preso dai savoia. semmai è entrato a par parte del patrimonio dello stato unitario, non poteva essere altrimenti. di tutto questro oggi ne gode la sua repubblica. e tanto le può bastare?!?!?
    tanto per chiudere il cerchio, lo sa almeno che i savoia, oltre che essere imparentati, sono legati da una strettissima amicizia? non a caso vittorio emanuele è stato testimone al matrimonio, avvenuto all’estero a causa dell’esilio a danno dei savoia, del capo della casa? oltre al fatto che enrtrambe le famglie hanno partecipato ai battesimi dei rispettivi figli:
    tanto le può bastare per mettere a tacere la sua acredine? o pretende di essere più realista (o presidente?) del re?

    poi, non si formalizzi sul doppio invio… è stato un problema di pc. attendo che richiami altri che hanno p. più volte!!!

  31. PER CASOLA 43:
    Il mio scritto al quale Lei risponde si rivolgeva, in generale, ai monarchici quale categoria politica, ed era un invito ad essere meno ingenui, moderati, rinunciatari.
    Lei, borbonico, è un caso a parte!
    Ho citato Emanuele Filiberto (quello del ‘500!), Vittorio AmedeoII e Vittorio Emanuele II proprio per esemplificare. Essi vinsero per avere combattuto senza troppi scrupoli (esattamente come fanno, sempre, tutti i repubblicani), mentre, all’opposto, Umberto II è stato tradito e villipeso per sua eccesiva generosità, che lo ha portato ad abbandonare gli unidci milioni di elettori i quali, sfidando minacce e violenze, lo avevano votato.
    Del resto, appunto a Lei borbonico mi sembra giusto ricordare che Ferdinando II, nel 1848 e nel 1849, non ci pensò due volte prima di scatenare i fedeli “lazzari” contro i rivoluzionari chiacchieroni e barricardieri del 15 maggio a Napoli, e prima di bombardare i ribelli siciliani l’anno successivo. Fece benissimo, così come fece benissimo Vittorio Emanuele a Genova contro Avezzana.
    Ma cosa crede abbia fatto Buonaparte, il 13 vendemmiaio 1795 a Parigi, contro i monarchici? Ne ammazzò molte centinaia con la mitragliatrice, e fu premiato dal Direttorio col comando dell’Armata d’Italia!
    Certo, Ferdinando II fece come Umberto. Dimentico del monito paterno ( “‘a Costituzione nun è cosa”), regalò il potere a Liborio Romano ed ai suoi amici liberali, che gli scavarono la fossa.
    Però, a differenza di Umberto, a un certo punto comprese la trappola in cui era caduto. Impugnò le armi, chiamò a raccolta i fedeli, combattè sul Volturno, ad Isernia, al Garigliano, a gaeta. Cadde in piedi, eroicamente, insieme con la bellissima sposa.
    Oggi è giusto onorare queste memorie. Quindi, non mi inalbero per la Sua polemica, anche se la trovo eccessiva in alcuni punti.
    Sui plebisciti, ha sicuramente ragione. In genre, però, quel tipo di consultazione serve solo per sanzionare i cosiddetti “fatti compiuti”. Quello di Napoli avvenne, addirittura, sotto il controllo della camorra (Liborio Romano, passato tranquillamente al servizio di Garibaldi, aveva sistematicamente sostituito la polizia con i camorristi!). Ma accadde lo stesso in Sicilia (leggi”il Gattopardo”, con l’incazzatura di Don Ciccio!), e poi nell’Italia Centrale, e poi ancora -a rovescio- a Nizza ed in Savoia.
    La guerra civile 1861-1863 fu atroce e dolorosa. Il Sud dovette essere riconquistato daccapo. I morti furono decine di migliaia (non un milione, come ha scritto un certo Ciano di Gaeta!!), le distruzioni assai gravi, le violenze inescusabili. Ma, a quel punto, non si poteva più tornare indietro.
    Morivano gli “zappaterrra” al grido di “via lu re”, ma morivano anche bersaglieri ecarabinieri al grido di “Savoia”. Guerra fratricida, fra monarchici fedeli alle rispettive dinastie. Tutti meritano rispetto.
    I Borboni?
    Forse l’unità dovevano farla loro. Perchè, prima o poi, andava fatta. E lo Stato più importante d’Italia era il loro. Non hanno voluto. Si sono fermati per riguardo al Papa, di fronte alla barriera dello Stato Pontificio che attraversava la Penisola.
    Poi, al momento decisivo, il destino ha fatto morire Ferdinando II e causa di quel viaggio in Puglia che coronava probabilmente un suo piano di alleanza con l’Austria (il matrimonio del figlio con la sorella dell’Imperatrice Sissi doveva essere la migliore garanzia di protezione austriaca).
    Meritavano maggiore fortuna, non c’è dubbio. E sono stati ingiustamente maltrattati dagli storici.
    Colpa dei Savoia?
    I Savoia, all’inizio del 1860, non avevano alcuna pretesa sul Sud. Intervennero quando si resero conto che Francia e Inghilterra, sfruttando l’inesperienza del giovane Re succeduto al padre, volevano spartirsi il Regno. Allora si misero in gioco con la doppia azione -apparentemente contraddittoria, ma coordinata da Vittorio Emanuele- di Cavour e Garibaldi. In altre parole, i Borboni erano comunque stati condannati sul piano internazionale.
    Potevano essere salvati solo dall’Austria, che invece si tirò indietro. L’Imperatrice, preoccupata di civettare con i nobili ungheresi, lasciò che la sorellina minore venisse dimenticata da tutti.
    La Storia, purtroppo, è fatta anche di queste cose.
    Tornando ai Savoia, non Le pare che abbiano ormai sofferto anche più dei Borboni?
    Oggi il male è la repubblica. Che, come diceva Nenni, poteva essere alternativa al caos. E invece ha portato il caos.
    cordialità.
    franco

  32. al sig Franco
    non sono borbonico ma meridionalista e mi brucia di aver perso la nostra indipendenza
    riguardo ad Umberto, convengo che fu fregato da un plebiscito che secondo me aveva vinto e, invece risultò perdente.
    riguardo al re che aveva combattuto a Gaeta e sul Volturno, si trattava di Francesco II figlio di Ferdinando II e di Maria Pia di Savoia, il quale, convinto che tutti i Savoia fossero delle brave persone come sua madre (addirittura ci fu un tentativo di beatificazione della regina), credette effettivamente che quella serpe di Vittorio Emanuele II fosse in buona fede, e fu fregato.
    Intanto Garibaldi riuscì nell’impresa per i soldi della massoneria inglese che corruppe i generali borbonici perchè l’Inghilterra voleva appropriarsi della Sicilia che avrebbe assunto un ruolo centrale nell’apertura del canale di Suez dandole in pratica il controllo di tutti i traffici da e per l’oriente, altrimenti con i suoi mille (di cui 800 non avevano mai visto un fucile e non sapevano nemmeno che cosa erano andati a fare) non avrebbe fatto nulla contro un esercito a Palermo forte di 20.000 uomini ben armati
    la differenza tra il bombardamento di Messina e di Avezzana, sta nel fatto che la Sicilia si era ribellata e aveva impugnato le armi contro Napoli e fu cosa logica riportare l’orcine con la forza dove non fu possibile con la diplomazia, si ricordi invece che a Genova il La Marmora sparò con i cannono caricati a mitraglia con alzo zero contro una folla di dimostranti inermi, cosa che successe qualche anno dopo quando l’altro eroe sabaudo Bava Beccaris fece lo stesso a Milano contro gli operai che, sempre inermi, chiedevano pane.
    per i Savoia il pugno di ferro è sempre stata una regola! anche nella repressione del movimento partigiano del Sud.
    infine dire che i Savoia nel 1860 non avevano pretese sul Sud è una falsa affermazione perchè tutti i moti, dai fratelli Bandiera ai Morelli e Silvati, da Pisacane a Garibaldi, tutti, ribadisco, avevano alle spalle i servizi segreti del Piemonte che era allettato delle enormi ricchezze del Sud, ma non sapevano come metterci le mani. Tutte le cospirazioni portavano la firma del Mazzini che non esitò a mandare al mazzacro questa gente pur essendo a conoscenza che non ce l’avrebbero mai fatta.
    quello che poi, tutto sommato mi brucia è che quando discuto di storia, molti mi si aizzano contro perchè toccare il risorgimento, toccare certi personaggi ragistrati come eroi ma che per me eroi non furono, è un sacrilegio:
    il Sud è stato perdente, il nord ci ha mangiato, ancora oggi paghiamo e che poi, in fin dei conti, siamo e resteremo sempre la piaga dell’Italia.
    la ringrazio perchè, anche non condividendo il mio pensiero di revisionista storico, almeno ha scritto con tanta buona educazione.
    ninocasola
    p.s. mi chiedo sempre perchè, dopo 149 anni, lo stato italiano non autorizza la consultazione degli archivi del risorgimento. Paura?

  33. Al Signor Nico Casola
    Sig. Nino Casola, amo ed odio il sud. lo amo perchè quando partorisce menti eccelse lo fa senza risparmio, lo odio perchè si vive senza organizzazione e non guardando al futuro. il sud potrebbe essere la locomotiva d’Italia, solamente con l’arte, l’enogastronomia, le bellezze naturali, la sua cultura. E grazie anche a quei personaggi che stravolgono ed inebriano con le loro menti.
    Cambiando totalmente discorso, non è che “sabaudo” sia Emanuele Filiberto? Mi vien spontaneo pensarlo, mi potrei sbagliare.
    Complimenti comunque è sempre un piacere leggerla.

  34. se è lui, da come ha risposto, ha messo la firma sotto alla sua cafonaggine
    sono ormai anni che mi dedico allo studio del Sud (ho una biblioteca che della sola storia di Napoli supera i 400 volumi, tutti letti) e del perchè esistono dei modi di fare e, mi creda, la colpa non è solo nostra
    pensi un po’ che Garibaldi a qualsiasi personaggio che si inventava un qualche torto ricevito dai Borbone, firmava ricompense, pensioni, posti di lavoro. Uffici che in un anno hanno cambiato 15-20 dirigenti, posti tolti a borbonici qualificati per darli a gente immeritevole e incapace.
    non ci nascondiamo, la corruzione è sempre esistita e sempre esisterà ma nel 1860 fu sfacciata, tanto per usare un eufemismo.
    Senza contare quello che successe poi a grandi livelli: la chiusura dell’opificio di Pietrarsa, lo scandalo della banca romana, l’affare delle ferrovie, lo scandalo delle regie tabaccherie, le officine Breda e i Cantieri Ansaldo, la truffa delle due navi garigaldine “Piemonte” e “Lombardo”, l’Italia è nata con gli imbrogli e le truffe e addebitarne le colpe ai meridionali è semplicemente un misero e meschino tentativo.
    purtroppo siamo abituati a credere a tutto quello che ci dice il nord, specialmente quando ci dicono le bugie

  35. x fabrizio e nino:
    SAR EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA ha ben altro da fare che stare a seguire certe stupidaggini che vengono qui scritte. non bisogna essere e.f.di s. per sapere certe cose, basta informarsi e non limitarsi a leggere giornalacci come rep. o l’espresso e c. al servizio esclusivo dei loro padroni per cui la verità la occultano e fanno passare, o fanno inventare!, la loro verità di comodo per non dire agli italiani come loro sanno fregare il popolo cercando di fregare loro miliardi con operazioni a dir poco squallide (leggi olivetti-debenedetti).
    complimenti a franco che ha risposto da far suo mettendo in difficoltà nino che, come al solito, scambia persone: maria pia di savoia regina del portogoallo con maria cristina di savoia -precedente!- regina di napoli (non sono la stessa persona, erano due cugine!!!) A fronte di ciò, sig. casola partigiano come può prentendere di conoscere e scrivere della storia di napoli e del sud? saprà anche che il 2 giugno 1946 napoli, sotto la “protezione” di pajetta e c., votò per i savoia con oltre l’80% -nonostante la truffa!-. questo cosa vuol dire? che napoli era ancora borbonica? vediamo di chiarirci le idee! mi sembra appena il caso !

  36. Caro sig. Sabaudo
    forse non ci siamo intesi su un punto e lei ancora si va appendendo per le ragnatele, come si dice dalle nostre parti.
    ESIGO, PRETENDO che a noi meridionali venga restituita quella dignità e quella ricchezza che da 149 anni il nord ci ha rubato
    sono 149 anni che si sente dire che il Sud è povero, che senza il nord il Sud non sarebbe stato nulla, che il nord lavora e il Sud mangia e altre fregnacce MAI provate ma solo frutto di luoghi comuni.
    Lei parla di Olivetti-De Benedetti: chi ha architettato la truffa (perchè di truffa si è trattato)? e chi ne ha pagato le conseguenze?
    perche quando V.E.II, sensibile al “grido di dolore” che giungeva da ogni parte d’Italia, invece di continuate ad attizzare il fuoco della sedizione non provò ad impedire l’occupazione armata di uno stato alleato? oltretutto retto da un suo parente figlio di una Maria Cristina (che me ne dolgo di aver confuso con Maria Pia, ma che nulla toglie alla sostanza del discorso) anche Lei di casa Savoia?
    e perche dobbiamo subire un affronto da un imbecille come Savini che, come rappresentante di tutto il Popolo italiano si permette di offendere (e questa non è la prima volta che accade) le popolazioni del Sud?
    e perchè dobbiamo ancora sentire che in una scuola di Treviso una mamma è stata costretta a ritirare il figlio dalla scuola perchè i compagni lo accusavano di essere figlio di mafioso, disinfettavano le penne del ragazzo per paura di contagio, e altre scempiaggini del genere?
    perchè tutto questo, dopo che ci sono state distrutte le industrie fiorenti sotto i Borbone e ridotti a solo mercato di consumo dei prodotti del nord?
    difenda pure i suoi Sabaudi, ma si ricordi, finchè esisterà questo sciacallaggio del nord nei confronti del Sud io sarò sempre un irriducibile rivendicatore della mia dignità di meridionale
    stia bene, e a meno che Lei non abbia argomenti SERI da discutere, non mi risponda più
    nino casola

  37. Un’ultima cosa, sig Sabaudo
    visto che si trova su questo sito, si vada a leggere: “i lombrosiani: la lega e i suoi alfieri” di come mi risponde un certo simone.
    alle mie argomentazioni storiche, condivisibili o meno che pessano essere, ha risposto sempre con gratuite offese non solo nei miei confronti ma anche verso quella che per me è stata la donna più grande della mia vita e che ora non posseggo più
    se questo è il nord, se questi sono i settentrionali, se ne vergogni.
    nino casola

  38. BORBONI E SAVOIA
    X CASOLA 43
    Mi scuso anzitutto per i tre o quattro refusi che mi sono sfuggiti in sede di copiatura di quanto avevo scritto a mano.
    Venendo al merito, la questione è di carattere generale. Negli ultimi due o tre secoli, la cultura è stata monopolizzata dalla parte giacobina. Ha dimenticato gli orrori della sinistra mondiale (democratici USA compresi), MENTRE ENFATIZZA QUALUNQUE APPIGLIO DAL LATO OPPOSTO.
    Perfino Lei, che pure si dichiara “revisionista”, cade nella trappola. Difende i ribelli di Genova (mentre accusa quelli di Sicilia!), che non erano affatto inermi, e per di più miravano a sovvertire lo Stato proprio in un momento drammatico come quello della crisi di Novara. Peggio riguardo a quelli di Milano del magio 1898, manovrati dalla Francia repubblicana in odio alla Triplice Alleanza: la storiella del pane è stata inventata di sana pianta (il pane mancava nel Sud, non a Milano, ed anzi Milano insorse proprio cogliendo l’occasione dei morti del Sud che si pensava impegnassero le forze armate lonatano dalla Lombardia!), e in realtà la rivolta era preparata da un pezzo, con tanto di “prove generali” il 18 marzo -per il cinquantesimo delle Cinque Giornate- e in aprile (per il funerale du Cavallotti).
    Le repubbliche non hanno scrupoli. Le rivolte le sopprimono nel sangue, e nessuno fiata.
    Gli esempi sono innumerevoli. Ma, per restare ai vicini d’Oltralpe, Le citerò i quattromila morti del giugno 1848, quando Cavaignac stroncò l’insurrezione operata dagli “ateliers nationaux” (Seconda Repubblica), e i ventimila “comunardi” uccisi nel 1871 dal generale Trocha (Terza Repubblica). Del resto, i superstiti di queste stragi non se la cavarono meglio, perchè finirono all’Isola del Diavolo……..
    Mi congratulo per gli studi sulla vicenda meridionale, e Le preciso di essermene occupato parecchio io pure (tanto è vero che, come avrà notato, in molte cose sono d’accordo con Lei). Però mi consenta di dirle che ho cercato di andare oltre, e che ho reperito argomenti anche a favore dell’altra parte. O meglio, di quella altra parte che oggi non ha voce perchè soffocata dal clamore ingiusto dei padroni repubblicani.
    Parto dalla Sua ammissione sulle ambizioni francesi e inglesi, che sono la vera causa dell’estromissione dei Borboni.
    Non è vero, invece, che i Savoia avessero nei loro programmi di annettersi le Due Sicilie.
    Quando Lei cita i moti antiborbonici dal 1821 al 1857, Lei confonde -mi scusi- i mazziniani con la dinastia piemontese.
    Quei conatiinsurrezzionali si ricollegano alla generazione meridionale precedente, quella (per intenderci) del 1799, della repubblica partenopea.
    Allora, durante le due invasioni francesi, mentre il popolo aveva lottato eroicamente per i Borboni, una parte della nobiltà, della borghesia e perfino del clero aveva collaborato coi nemici. I Borboni, dopo la Restaurazione, avevano perdonato molti di questi personaggi, che però avevano continuato a covare vendette e rivalsa, favorendo quindi i fermenti rivoluzionari.
    E saranno proprio costoro, nel 1860, che si impadroniranno del potere, tradendo Francesco II e consegnando il Regno a Garibaldi (arrivato a Napoli in treno!)
    I Savoia si inserirono solo perchè si accorsero dei pericoli comportati dall’entrata di Garibaldi a Napoli, propiziata dall’oro straniero. Poteva succedere di tutto. Rischiarono forte, ma alla fine la spuntarono.
    Furono probabilmente premiati al di là dei loro meriti, ma l’unità nazionale, sia pure fatta con gravi ingiustizie, non poteva essere rinviata.
    E’ vero che il sud fu spogliato e devastato a favore del Nord, ma complici in tutto ciò furono quelle classi dirigenti meridionali di cui dicevo sopra, odiatrici dei Borboni e sfruttatrici dei Savoia, oggi paladini della Repubblica che consente loro il crimine orgnizzato con relativi lauti guadagni.
    Vedo che fa distinzione fra “meridionalisti” e “borbonici”, nel senso che -per il tabù repubblicano- si guarda bene dal riconoscersi borbonico.
    Ma di cosa avete paura?
    I Borboni sono pure sul trono di Spagna, in un contesto perfettamente “democratico”. Una monarchia non è una dittatura. Al contrario, moltissime repubbliche sono dittature, e la comunità internazionale non fa una piega!
    Un meridionalista repubblicano non ha saenso. E’ una spece di Lega Nord, con la sola variante di essere Lega Sud. Risultato: scontro perenne tra italiano.
    Perchè, per lingua, tradizione e cultura, dalle Alpi alla Sicilia, siamo tutti italiani.
    Cioè una Nazione con una grande Storia.
    Cordialmente. Franco.

  39. caro prof. casola,
    lei dovrebbe fare meno il cattedratico provocatore per non vedersi insultato. se qualcuno la insulta avrà le sue ragioni, ma la cosa non mi tocca per cuirespingo al mittente.
    la sua arroganza e gli isulti -imbecilli…tanto per dirne uno- non giova alla discussione come d’altro canto non può lei pretendere di avere la verità in tasca.
    ho letto con piacere la “verità” di FRANCO, cose mai scritte e mai lette o forse relegate in qualche cantuccio…, e mi pare che in modo serio e pacato abbia illustrato le vicende storiche da lei trattate in modo partigiano…..
    qui non siamo a scuola (con la c o con la q?) ma in una sorta di confronto alla pari per cui bisogna leggere e rispondere.
    no, lei mi liquida con semplice battute e non rispinde ai miei quesiti:

    a- borboni e savoia amici e parenti!
    b- il fatto di scambiare persone, nella STORIA, non è cosa da poco
    c- le proprietà dei borboni mai rubate dai savoia,
    d- il furto della rep. ai savoia,
    ecc.ecc.
    su questo anche deve rispondermi, non sulle offese fatte da altri, ai quali deve rivolgersi. della villania altrui non rispondo. ma lei, non offenda e non provochi per primo. tenga conto che i centri di potere, scuola, giustizia e politica sono detenuti da sempre dagli uomini del sud e non si rispettano le proporzioni sulla base della popolazione…..
    mi scuso per eventuali refusi, prima di essere da lei ripreso, anche perchè si’, ho qualche anno meno di lei ma non poi così tanti…..

  40. sono tutti defunti? ora che il discorso si faceva serio ed interessante dal punto di vista storico culturale tutti sono spariti! strana questa italia di intrallazzatori……
    a proposito di storia, mi dicono che oggi a monza c’è stata una cerimonia di commemorazione del 109° anniversario del regicidio di umberto I°. il corteo che da piazza del duomo è transitato per la cappella espiatoria per giungere poi alla villa reale era contornato da due ali di folla monzese. è proprio vero che i tempi cambiano, ovvero i corsi e i ricorsi……. alla faccia dei tromboni che sui vari blog ci dicono tutto il contrario alla faccia della realtà.
    dimenticavo, la celebrazione è stata promossa dalle GUARDIE D’ONORE ALLE REALI TOMBE DEL PANTHEON di Milano/Monza.

  41. Una premessa, sig Sabaudo: non sono professore. non ho nessun titolo accademico di cui posso fregiarmi.
    si presume che la lingua sia comune ma purtroppo non sono capace di farmi capire. Ne da Lei ne dal sig Franco.
    sono un cittadino del Sud che, ogni qualvolta mi trovo a discutere con un cittadino del nord DEBBO INEVITABILMENTE SENTIRMI CONSIDERATO COME UN ESSERE INFERIORE, e questo, mi creda, mi procura un semplice, enorme disagio.
    spendo un patrimonio in libri e forse, mancandomi la cultura accademica non riesco ad interpretarli come chi è più erudito di me
    cercherò, per quando me lo possa permettere il mio idioma con forti influenze greco-arabe-fenicie di farmi intendere da Lei che subisce influenze gallico-longobarde
    in primis, non mi interessa se esiste un feeling tra le case sabaude e borboniche, resta tuttavia il fatto che il 1861 quella borbonica fu cancellata, come casa regnante da quella sabauda e questo è un evento incontestabile
    Lei sostiene che i Savoia non avevano intento di annettersi i territori del Sud e potrebbe avere ragione ma come mi spiega che la spedizione di Garibaldi, composta da 150 avvocati, 100 medici, 50 ingegneri, 20 farmacisti, nessun contadino, una folcloristica armata brancaleone che non conosceva l’uso delle armi che tuttavia non aveva, che non aveva nessuna possibilità di successo contro un esercito ben armato e ben addestrato come quello borbonico, forte di 20.000 unità acquartierate a Palermo ebbe quel successo?
    ormai la storia ha ampiamente dimostrato che dietro la spedizione di Garibaldi c’erano i soldi della massoneria inglese, elargiti per il grande frammassone italiano al nome di Vittorio Emanuele II che, volente o nolente era implicato in prima persona nella questione della conquista del Sud.
    d’altro canto la spedizione doveva avvalersi di una nave, il Piemonte che ufficialmente doveva risultare “rubato” alla società di navigazione Rubattino ma che in effetti, per accordi sottobanco tra inviati di Cavour e Vittorio EmanueleII e Giovanbattista Fauché, amministratore della società fu preso “in prestito con diritto di risarcimento” ad operazione conclusa. Raffaele Rubattino, forte della garanzia avallata da S.M., cedette, aggiungendo anche il Lombardo riservandosi l’esibizione di una notevole cambiale ad operazione conclusa. Come potevano gli emissari governativi avallare tale operazione a nome di Sua Maestà senza il consenso appunto di Sua Maestà?
    e infine, con un tempismo e una notevole faccia tosta, Vittorio Emanuele II scrisse a Francesco II, mentre la spedizione di Garibaldi ancora non aveva speranze di successo di allearsi col Piemonte altrimenti: “…sua Maestà dovrà sperimentare l’amarezza delle terribili parole: troppo tardi” e mi dica se questo non era un carognesco ultimatum, e mi dica ancora se Vittorio Emanuele II non era interessato ai territori del Sud.
    Vittorio Emanuele che non aveva mai potuto disporre di grosse cifre, quando furono messe le mani sulle ricchezze del Sud spandeva e spandeva e inoltre si vantava di essere possessore di oltre 300 tra ville, reggie, casini di caccia, ecc. molti dei quali di “proprietà” dei Borbone.
    infine, anche se è vero che la pubblica istruzione è in mano ai meridionali, deve tuttavia convenire che il canovaccio è quello dettato dai vincitori: sta di fatto che ogni qualvolta mi accingo a mettere in discussione le “incontestabili verità risorgimentali” mi si dice che la verità non può essere quella che dico io, ma quella scritta nei testi torinesi.
    ora, derubati, accusati di brigantismo quando si difendevano la casa e la famiglia, tacciati di ignoranza quando il sistema scolastico era più carente al nord che al Sud, di incapacità imprenditoriale quando le industrie erano piùsviluppate al Sud che al nord, fatti oggetto di disprezzo, la mia dignità di essere umano si ribella.
    si ribella quando si sostiengono tutte quelle bugie e quei luoghi comuni accumulati in 149 anni, si ribella quando (e mi scusi se urto la sua suscettibilità, ma non trovo altri titoli) imbecilli come Bossi, come Brunetta, e tanti altri padani indicano il Sud come la palla al piede della nazione, quando si cantano cori razzisti allo stadio (e non solo), quando si considera il Sud come qualcosa da evitare.
    sono un essere umano, pretendo il rispetto come tale e quando qualcuno si permette in qualsiasi modo l’offesa, per me non esiste dialogo: chi offende lo ha gia chiuso il discorso.

  42. X NINOCASOLA43: da FRANCO
    Non entro nel merito del litigio fra Lei e Sabaudo. Mi sembrate i famosi “polli di Renzo”.
    Quando si vorrà capire che il mondo sta andando in rovina per colpa del repubblicanesimo, e di nessun altro?
    Lei se la prende coni Savoia. Ma i Savoia furono solo i beneficiari apparenti dell’unificazione nazionale. In realtà le idee repubblicane stavano scavando la fossa anche a loro, e lo si vide con Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II. Le vittorie agli altri (Zanardelli, Giolitti, Mussolini), le sconfitte ai Re, chiamati in causa troppo tardi, quando i guai erano fatti.
    Garibaldi andò in Sicilia con l’oro inglese, e con quello la conquistò. I generali borbonici erano stati corrotti, questo è pacifico. Gli inglesi volevano la Sicilia, da anni. Vittorio Emanuele II seppe inserirsi nell’operazione, che sarebbe andata avanti comunque. Si approfittò della sfortunata morte di Ferdinando II e dell’inesperienza del giovane Francesco II. Così fu perduta la Sicilia.
    Il Regno “di qua dal Faro” cadde dall’interno, per l’opera della cricca nostalgica della repubblica partenopea e dei napoleonidi. Questa colse l’occasione, obbligò il Re a dare la costituzione, prese il potere facilmente, ed aprì la strada, senza colpo ferire, a Garibaldi. Tradimento vergognoso, favorendo la camorra (Liborio Romano la installò al posto della polizia regolare!).
    Poteva sfociare in una repubblica (ma Garibaldi cacciò Mazzini che era arrivato pimpante, convinto di poterla usare per andare a Roma), oppure con un francese, ossia un Murat manovrato da Napoleone III. Il Regno dell’Alta Italia intervenne, con la temeraria doppia invasione dello Stato Pontificio e delle Due Sicilie, per salvare il salvabile: E fu fortunato a riuscire, evitando i probabili e logici “veti” stranieri.
    Fu un “male minore”.
    Il “bene” sarebbe stata la Lega Italica del 1847-1848, pacifica alleanza fra i Sovrani legittimi.
    Fallì per colpa, ancora, dei repubblicani:
    “Delenda res pubblica” !!!!!
    FRANCO

  43. Caro sig Franco
    il suo ragionamento fila abbastanza bene e sostanzialmente mi trova d’accordo su molti punti
    a 66 anni non sono ancora capace di discernere quale sia il migliore (o il meno peggio) sistema di governo, considerando in totale che una qualsiasi forma di governo per una nazione è comunque un male necessario,
    nel 1847-1848 si propose a Ferdinando II di mettersi a capo della lega italiana creando una confederazione paritaria con i Savoia ma Ferdinando rifiutò perche il Piemonte era indebitato fino al collo per le guerre di indipendenza, per le sue mire espansionistiche che avrebbero sottratto ulteriori capitali al gia precario bilancio dello stato subalpino e alla politica estremistica conservatrice di Carlo Alberto, senza contare che il sovrano napoletano diffidava dei Savoia
    nessuno era stato capace di presentare una proposta federalistica seria.
    la questione tra me e il sig Sabaudo è sorta per la considerazione che io ho esternato nei confronti di tale casato ed in particolare nei confronti di Vittorio Emanuele II che, tanto per citare due pareri dei tanti negativi su questo sovrano, fecero dire a Napoleone III: “è idoneo a reggere i gradi di sergente” e al d’Ideville: “non vale più che un fanfarone”
    comunque la mia rabbia sta nel fatto che, ogni qualvolta sono entrato ed entro nella sfera d’azione di un settentrionale, qualsiasi sia l’argomento di discussione, devo sempre sentirmi la frase bollatura finale:”sei sempre e comunque un meridionale” e questo a me non va assolutamente giù.
    e per chiudere, queste forme di offese fatte nei confronti di “qualsiasi” cittadino meridionale, nero, extracomunitario, violano gli articoli 2 e 3 della costituzione ma lo Stato non interviene mai
    cordiali saluti

  44. CENSURA PERMETTENDO VISTO CHE L’INSERIMENTO DI IERI NON E’ PASSATO!
    x ninocasola43, da FRANCO!
    Non entro nel merito del litigio fra Lei e Sabaudo. Mi sembrate i fomosi “polli di Renzo”:
    Quando si vorrà capire che il mondo sta andando in rovina per colpa del repubblicanesimo, e di nessun altro?
    Lei se la prende coi Savoia. Ma i Savoia furono solo i beneficiari apparenti dell’unificazione nazionale. In realtà le idee repubblicane stavano scavando la fossa anche a loro, e lo si vide con Umberto I, Vittorio Emanuele III e Umberto II. Le vittorie agli altri (Zanardelli, Giolitti, Mussolini), le sconfitte ai Re, chiamati in causa troppo tardi, quando i guai erano fatti.
    Garibaldi andò in Sicilia con l’oro inglese, e con quello la conquistò. I generali borbonici erato stati corrotti, questo è pacifico. Gli inglesi volevano la Sicilia, da nni. Vittorio Emanuele seppe inserirsi nell’operazione, che sarebbe andata avanti comunque. Si approfittò della sfortunata morte di Ferdinando II e dell’inesperienza del giovane Francesco II. Così fu perduta la Sicilia.
    Il regno “di qua dal Faro” cadde dall’interno, per l’opera della cricca nostalgia della repubblica partenopea e dei napoleonidi. Questa colse l’occasione, obbligò il Re a dare la costituzione, prese il potere facilmente, ed aprì la strada, senza colpo ferire, a Garibaldi. Tradimento vergognoso, favorito dalla camorra (Liborio Romano la installò al posto della polizia regolare!).
    Poteva sfociare in una repubblica(ma Garibaldi cacciò Mazzini che era arrivato pimpante, convinto di poterla usare per andare a Roma), oppure con un re francese, ossia un Murat manovrato da Napoleone III). Il Regno dell’Alta Italia intervenne, con la temeraria doppia invasione dello Stato Pontificio e delle Due Sicilie, per salvare il salvabile. E fu fortunato a riuscire, evitando i probabili e logici “veti” stranieri.
    Fu un “male minore”.
    Il “bene” sarebbe stata la Lega Italica del 1847-48, pacifica alleanza fra i Sovrani Legittimi.
    Fallì per colpa, ancora, dei repubblicani.
    “Delende res pubblica”!!!
    FRANCO

  45. Premessa: non ho capito per quale pasticcio, del server-web o del pc, la mia precedente non risultava, per cui è stata reiserita. Me ne scuso!

    da FRANCO per ninocasola43:
    Grazie per le cortesi espresioni. Mi permetto solo farle notare una svista nella quale è incorso, di certo involontariamente.
    Non può essere esatto che la Lega Italica del 1847-48 sia fallita per l’indebitamento del Piemonte a causa delle “guerre di indipendenza”: nel 1847-48 non erano neppure iniziate!!!
    In realtà, l’idea stava marciando, tanto è vero che i tre Sovrani di Firenze, Roma e Napoli mandarono truppe in aiuto a Carlo Alberto.
    Il crollo si ebbe dal marzo in poi quando l’ondata repubblicana arrivò dalla Francia attraverso Livorno e causò agitazioni estremiste: Nessuno fu capace di arginarle, il Papa si dissociò con l’allocuzione del 29 aprile, Leopoldo cadde in mano a Guerrazzi, Ferdinando fu ricattato dagli avvocati giacobini che pretendevano di fargli firmare in bianco e giurare in anticipo una nuova costituzione ancora non scritta.
    Per forza l’opinione pubblica fu disgustata!!
    cordialità.
    FRANCO

  46. caro casola, mi pare sia lei il prevenuto nei confronti dei settentrionali che lo portano a dare giudizi fuori luogo.
    io non ho mai scritto nulla contro i meridionali, mi sono limitato a commentare dei fatti.
    se la mafia, la camorra, l’andrangheta, la sacra corona unita ecc.ecc. sono fenomeni meridionali esportati anche al nord, e non solo, non è colpa dei settentrionali. non per questo giudico negativamente tutti i meridionali.
    ritengo che in tutti questi decenni di malgoverno repubblicano il sud abbia avuto troppi soldi e spesi malissimo con il solo scopo di mantenere
    un serbatoio elettorale che hanno sempre favorito dc e pci per cui era normale dare la pensione a trentenni, invalidità x cecità a chi guidava tranquillamente l’auto ecc.ecc.
    certo, la politica cosiddetta paternalistica alla lauro, sindaco monarchico di napoli, non andava bene al potere romano. non era concepibile che un armatore, poichè le casse del comune erano vuote e roma non mandava i finanziamenti promessi da mesi, pagasse di tasca sua gli stipendi ai netturbini che scioperavano, lasciando la città nell’immondizia, affinchè riprendessero a lavorare. si preferiva da roma sciogliere d’autorità l’amministrazione comunale per insolvenza poichè in bilancio si era arrivati ad 1miliardo di lire di passivo.
    la politica dei gava, padre e figlio, che puntavano loro ad essere i “re” di napoli, mal sopportavano un monarchico a sindaco della città e temevano che quell’85% di voti ai savoia nel ’46 potesse essere in qualche modo utilizzato contro la roma repubblicana che puntava a spartirsi ed a mantenere i poteri che contano delegittimando quelli che non si accodavano al cosiddetto arco costituzionale fatto di truffatori ed imbroglioni! non a caso si adotterà poi nei confronti di lauro una politica di ostracismo che porterà non solo alla distruzione politica dell’armatore ma anche alla distruzione economico-finanziaria forse del maggiore imprenditore meridionale degli anni ’50/’60.
    questi sono fatti storici, anche se occultati, che vanno studiati ed approfonditi. non si devono affrontare le cose con pressapochismo poichè anche le date, come scrive franco, hanno la loro importanza. anzi, sono fondamentali diversamente si travisano fatti collocandoli al posto sbagliato. a questo punto non è più STORIA ma gossip e/o malafede che non giova a nessuno.

  47. purtroppo tutta l’Italia subisce un lavaggio del cervello dal 1860.
    esisteva una realtà industriale al Sud che fu scientemente distrutta per permettere lo sviluppo delle ancora inesistenti industrie settentrionali.
    con i Borbone le industrie erano buone, gli operai lavoravano, l’assenteismo era pressocche inesistente, gli orari di lavoro erano di 10 ore contro i 12 di Francia Inghilterra, Piemonte e la manodopera infantile, quando vi si ricorreva, era meglio pagata che in altre parti.
    non si può avere un’economia florida se non si lavora, non si puù sperare che gli stranieri vadano ad investire dove c’è parassitismo, assenteismo, mafia o camorra e tangenti e pizzo da pagare e non si va ad investire dove manca la manodopera specializzata.
    e prima del 1860 Napoli produceva: il regno al di qua del faro era una sicurezza; solo che…
    solo che la media borghesia, quella che mirava a porre i suoi artigli sulle ricchezze di questo Sud mal tollerava di vivere ai margini della succosa torta: e ce l’hanno fatta pagare!
    dopo Garibaldi tutti questi uomini ritornarono nella loro ex patria con un appetito cannibalesco nei confronti dell’erario; furono date pensioni a tutti i compromessi del 1820, 1830, 1848. e tuttavia questa borghesia incapace seppe solo approfittare ed arraffare quanto più poteva.
    chi glielo permise? in mano a chi era la ricchezza meridionale?
    a proposito, avete letto: Nicola Nisco – Storia del Reame di Napoli dal 1824 al 1860 – Napoli 1908?
    e anche di Giuseppe Russo – La camera di commercio di Napoli dal 1808 al 1978 – Ercolano 1985?
    e Angelantonio Spagnoletti – Storia del regno delle Due Sicilie- Bologna 1997?
    esiste una letteratura di migliaia di volumi di economisti e storici NON BORBONICI e che sicuramente non fanno gossip ma che scrivonocose che non fanno piacere alla storiografia ufficiale, quella cioè che parlano dell’eroe Garibaldi e del tessitore Cavour: questa si, è gossip o meglio favolette tipo cappuccetto rosso
    provate a leggere : Angelo Mangone – l’industria del regno di Napoli nel 1859-1860 – Napoli 1976
    appena dopo “l’unità” che bisognerebbe chiamarla più propriamente “annessione” furono scientemente distrutte le industrie del sud per permettere lo sviluppo di quelle del nord perchè servivano ad alcuni tristi personaggi di spartirsi la torta arricchendosi col lavoro degli altri e giustificando il tutto come “conseguenza delle leggi del mercato”
    e non mi venite a dire che faccio gossip. Vittorio Emanuele II disse al plenipotenziario inglese Augustus Paget: “ci sono due modi di governare gli italiani: con le baionette e con la corruzione” e lui aveva appreso “l’arte del governo” nel suo Piemonte e, per traslato, la applicò a tutti gli italiani, anche a quelli che non conosceva
    E nacquero subito le grandi truffe!
    appalti per la costruzione delle ferrovie del Sud: Miliardi di allora spesi “per il Sud” e ancora oggi non ci sono ferrovie (figuriamoci se dopo tanta fatica per raziare i soldi del Sud qualche scemo si sarebbe potuto permettere di mandarceli indietro”
    furono tolti gli appalti ai Falabot, banchieri francesi per darli a Pietro Augusto Adami, toscano, banchiere pure lui che col doppio dei soldi
    avrebbe costruito la metà delle tratte: avallava Garibaldi
    Adriano Lemmi invece era raccomandato da Francesco Crispi e superraccomandato da Mazzini. l’opera fu divisa equamente tra i due e onico risultato che si dovettero raddoppiare le mazzette: gia prima degli inizi dei lavori i soldi non sarebbero bastati
    immaginiamoci ora, man mano che i lavori procedevano, senza che i meridionali potessero metterci le mani, quanta corruzione era stata impiantata nelle nostre lande,
    e poi venne l’ammodernamento della flotta: la terza flotta da guerra del mondo, quella borbonica, dopo gli ammodernamenti e i relativi soldi spesi, funzionava male e i soldi erano spariti (si veda anche la figuraccia di Lissa)
    e la privatizzazione dei monopoli dei tabacchi, e il crac della banca romana, il corso forzoso, il finanziamento delle industrie del nord che, nonostanre fosse stata distrutta la concorrenza meridionale stentavano a decollare, e mano mano, fino ai giorni nostri con Parmalat, crac dell’Ambroveneto, nazionalizzazione prima e privatizzazione poi dell’ENEL, Alitalia, Fiat che apre fabbriche al Sud e poi con la scusa della mafia, della camorra, chiude incamerando macchinari e capitali a fondo perduto, industrie del nord incrementate con le rimesse dall’estero degli emigrati del Sud e la cassa del mezzogiorno a cui potevano accedere solo gli industriali del nord perche, si disse, al sud mancava una classe imprenditoriale e, infine, Berlusconi che, per poter governare si sta spartendo quello che resta dell’Italia com Bossi e Fini che, prima che fosse òoro promesso un tornaconto,si odiavano a morte.
    queste sono poche e semplici considerazioni ma sono 160 anni che il Sud, come la tunica di Cristo, il nord se la sta vendendo, e non una volta sola, per 30 danari.
    sono prevenuto nei confronti del nord? nei 66 anni della mia esistenza non ho mai trovato uno che mi lasciasse in pace; doveva, a conclusione di una discussione, uscire fuori uno che mi sparava sulla faccia: si, ma voi del Sud…
    credo che i prevenuti siano quelli del nord

  48. lei ha solo le sue convinzioni partigiane da portare avanti. il discorso potrebbe essere tranquillamente rovesciato…..
    le cito, a proposito di quello che lei scrive sulle attività economiche industriali delle due sicilie, una certa maria cristina regina di napoli che di cognome faceva SAVOIA……..

  49. caro casola,
    visto che lei ha tanto studiato, provi a leggersi le biografie di maria cristina di savoia, regina di napoli -che lei dovrebbe conoscere bene! o sbaglio?- di due autrici come la barbiano di belgioso e la siccardi (guarda caso edite dalle ed.paoline non certo tenere con i savoia, tuttaltro!). poi ne riparliamo sulle industrie -vedi tessile, setifici ecc.- del regno di napoli……
    maria cristina di borbone due sicile nasce savoia e la sua formazione giovanile avviene a torino, non a napoli. quindi in quel regno porta le sue conoscenze e la sua cultura di gioventù piemontese.
    vediamo di superare questa politica di retroguardia. stare a guardare e piangere sul passato non crea prospettive per il futuro ma un vuoto che non può essere colmato solo e sempre con l’assistenzialismo. il sud è una macchia di leopardo e deve darsi un colpo di reni per omogeneizzare tutto il territorio. è il sud che deve muoversi, non può pretendere che sia il nord ad intervenire, d’altro canto non esiste un altro garibaldi…!!!

  50. x casola 43 da franco:
    Quello che Lei lamenta è in gran parte vero, ma l’errore consiste nello scaricare le colpe sui Savoia anzichè sui veri responsabili.
    Il vizio d’origine dell’Unità d’Italia sa nel fatto che i Savoia dovettero farla non con i loro alleati naturali, cioè con gli altri Sovrani, bensì con quella “casta” ambigua di politicanti “democratici” o addirittura “mazzininani” che dopo il 1853, per opportunismo, si erano convertiti all’accettazione del principio monarchico.
    Furono proprio costoro che, con la rivoluzione parlamentare del 18 marzo 1876, inquinarono lo Statuto albertino distruggendo la centralità monarchica e consegnando il potere al parlamentarismo corrotto che affossò Umberto I con scandali e disordini gravissimi.
    Si voleva arrivare alla repubblica ad ogni costo. Prima si tentò con la rivolta di Milano. Fallita quella, si organizò l’assassinio del Re attraverso un banale killer prezzolato.
    VittorioEmanuele III avrebbe potuto, sull’onda della reazione popolare contro il delitto, “ritornare allo Statuto”, come suggeriva Sonnino. Invece, per generosità o timidezza, preferì andare incontro a coloro che gli scavavano la fossa, e col decreto del 1901 istituzionalizzò il parlamentarismo, cedendo di fatto tutti i poteri ai politic.
    Questo fu il suo unico errore!
    Tutte le ingiustizie che Lei cita vanno attribuite alla “casta” che, con la repubblica, ha avuto il suo trionfo. Il Meridione è stato gettato in balia di ogni sorta di profittatori. Il Nord ha mandato i soldi, ma i repubblicani del Sud se li sono mangiati e spartiti come hanno voluto.
    “Sabaudo” ha giustamente rilevato le vicende di Achille Lauro. Questi aveva rialzato la bandiera della monarchia (Savoia o Borbone, importa poco, sono della stessa parte, volete capirlo o no?) e nel 1958 fu brutalmente stroncarto da Tambroni.
    Altro che “le mani sulla città”! Quei mascalzoni che lo hanno crocefisso e derubato hanno, proprio loro, messo le mani su Napoli, sulla Campania e su tutto il Mezzogiorno!
    Il movimento di Lauro, nel 1958, poteva dare all’Italia un indirizzo del tutto diverso, ma fu distrutto dall’esterno con una manovra vergognosa (anzi, con una serie di manovre, dalla corruzione fino alla rapina della flotta).
    Intanto Re Umberto, dall’esilio, restava immobile e non faceva nulla. Lo avevano illuso con vaghe promesse, invece lo tradirono e lo fecero morire senza rivedere l’Italia.
    Ripeto: “delenda est res pubblica”!!
    Franco.

  51. per il sig Franco (e p.c. sig Sabaudo)
    premetto che l’affermazione del sig Sabaudo sia grossolanamente inesatta quando, volendo far passare i Savoia come sovrani all’avanguardia, mi tira fuori la storia della Regina Maria Cristina che, secondo lui, abbia introdotto a Napoli la lavorazione della seta.
    nel 1976 F. Strazzullo pubblica “le lettere di Luigi Vanvitelli della biblioteca Palatina di Caserta” in tre volumi per l’editore Congedo di Galatina (Lecce). In una di queste lettere (la n.1018- Napoli 11 dicembre 1762) dove scrive al fratello: “Procurerò di ritrovare le calzette di 11 once di Sorrento. Credo che siano di seta cruda, perchè in Sorrento vi sono ancora quelle bianche di seta cotta”
    Manfredi Fasulo – La penisola Sorrentina – storia, usi e costumi – Sorrento 1905, afferma che: “la tessitura delle sciarpe, calze e altri lavori in seta è LA PIU’ ANTICA DELLA PENISOLA”; inoltre lo Stolberg, che fu a Sorrento nel 1792: “la manifattura della seta provvede da vivere a molte famiglie”. e infine, il fiore all’occhiello di Ferdinando IV, verso la fine del XVIII secolo, la fondazione e sviluppo delle seterie di S. Leucio, che ancora oggi producono i migliori damaschi, tappezzerie, drappi, rasi e velluti. La regina Maria Cristina sbarcherà a Napoli il 30 novembre del 1832, almeno 40-50 anni dopo quanto abbiamo ricordato e questo per dire che, purtroppo, chi scrive di queste cose non è documentato
    Sig Franco: Lei ritiene che la monarchia sia la migliore forma di governo e già Ferdinando II, autocrate, dichiarava che la monarchia costituzionale era una delle più sciocche forme di governo, con il re ridotto ad un fantoccio nelle mani del parlamento, tanto che una volta disse: Se non fossi il re di Napoli sarei il primo repubblicano
    Lei addossa “ad altri” responsabilità che purtroppo furono dei monarchi savoiardi.
    Vittorio Emanuele II era riuscito a disfarsi del capostipite dei mascalzoni che infesteranno il governo nazionale, quel Cavour che. per il suo tornaconto personale e non per il bene dell’Italia, si macchiò di tali gravi nefandezze che qui non racconto perchè non è il luogo adatto, tanto che il Cavour aveva persino pensato al suicidio.
    poi, colpevolmente, ne implorò quasi il ritorno. Cavour, con l’avallo del sovrano era divenuto di fatto un dittatore, mettendo in uno stato di impotenza le sinistre e facendo e disfacendo a proprio piacimento le vicende della nazione, principalmente quando permise a Garibaldi l’aggressione al Sud il cui esercito era ormai in mano a generali corrotti dalla moneta massonica inglese e piemontese.
    Vittorio Emanuele era un massone, come massoni erano Umberto suo figlio e Vittorio Emanuele III, e non poteva quindi ignorare quanto avevano deciso i grandi maestri inglesi.
    anche Vittorio Emanuele III, spianò il terreno a Mussolini permettendogli di diventere l’assoluto padrone d’Italia e firmando addirittura il suo atto di abdicazione e, secondo me il ritorno allo statuto, come lei suggerisce, non fu conseguenza ne di ne di generosità ne di timidezza ma di incapacità.
    di colpe i Savoia ne hanno parecchie
    Nella tornata parlamentare del 3 maggio 1861 Cavour disse: “Sono convinto che sia necessario procedere all’opera di unificazione qualsiasi siano gli ostacoli che si oppongono alla sua realizzazione. Il paese e il parlamento reclamano a gran voce che si adotti un sistema di rigore e di fermezza che si impone alla razza instabile e corrotta del Regno di Napoli” e tutto fu fatto all’insegna della violenza e della corruzione con conseguente incentivo per mafia e camorra
    qualche giorno dopo, forse in conseguenza della sifilide che gli bruciava il cervello, fece una dichiarazione che era all’opposto: “un governo che si fa scudo delle baionette,…egli è già un governo perduto”
    tutto questo per il piacere di una storica riflessione.
    ora, siccome stavamo per i fatti nostri, con i nostri errori e le nostre virtù, se a qualcuno è venuto il prurito di intrufolarsi in cose che non gli riguardavano, facendosi paladino di una libertà che non avevamo chiesto a nessuno, riducendoci in uno stato pietoso (prima dell’unità a Napoli erano sconosciute due tristi parole :FAME ed EMIGRAZIONE), dopo averci distrutto le industrie, dopo aver raschiato le risorse finanziarie e averci ridotto alla miseria, DI CHIUNQUE SIA STATA LA COLPA, a me non interessa.
    mi interessa che non ci debba essere NESSUNO, che facendosi scudo di una superiorità fittizia, si ARROGHI IL DIRITTO DI OFFENDERCI.

  52. per il sig Franco (e p.c. sig Sabaudo)
    premetto che l’affermazione del sig Sabaudo sia grossolanamente inesatta quando, volendo far passare i Savoia come sovrani all’avanguardia, mi tira fuori la storia della Regina Maria Cristina che, secondo lui, abbia introdotto a Napoli la lavorazione della seta.
    nel 1976 F. Strazzullo pubblica “le lettere di Luigi Vanvitelli della biblioteca Palatina di Caserta” in tre volumi per l’editore Congedo di Galatina (Lecce). In una di queste lettere (la n.1018- Napoli 11 dicembre 1762) dove scrive al fratello: “Procurerò di ritrovare le calzette di 11 once di Sorrento. Credo che siano di seta cruda, perchè in Sorrento vi sono ancora quelle bianche di seta cotta”
    Manfredi Fasulo – La penisola Sorrentina – storia, usi e costumi – Sorrento 1905, afferma che: “la tessitura delle sciarpe, calze e altri lavori in seta è LA PIU’ ANTICA DELLA PENISOLA”; inoltre lo Stolberg, che fu a Sorrento nel 1792: “la manifattura della seta provvede da vivere a molte famiglie”. e infine, il fiore all’occhiello di Ferdinando IV, verso la fine del XVIII secolo, la fondazione e sviluppo delle seterie di S. Leucio, che ancora oggi producono i migliori damaschi, tappezzerie, drappi, rasi e velluti. La regina Maria Cristina sbarcherà a Napoli il 30 novembre del 1832, almeno 40-50 anni dopo quanto abbiamo ricordato e questo per dire che, purtroppo, chi scrive di queste cose non è documentato
    Sig Franco: Lei ritiene che la monarchia sia la migliore forma di governo e già Ferdinando II, autocrate, dichiarava che la monarchia costituzionale era una delle più sciocche forme di governo, con il re ridotto ad un fantoccio nelle mani del parlamento, tanto che una volta disse: Se non fossi il re di Napoli sarei il primo repubblicano
    Lei addossa “ad altri” responsabilità che purtroppo furono dei monarchi savoiardi.
    Vittorio Emanuele II era riuscito a disfarsi del capostipite dei mascalzoni che infesteranno il governo nazionale, quel Cavour che. per il suo tornaconto personale e non per il bene dell’Italia, si macchiò di tali gravi nefandezze che qui non racconto perchè non è il luogo adatto, tanto che il Cavour aveva persino pensato al suicidio.
    poi, colpevolmente, ne implorò quasi il ritorno. Cavour, con l’avallo del sovrano era divenuto di fatto un dittatore, mettendo in uno stato di impotenza le sinistre e facendo e disfacendo a proprio piacimento le vicende della nazione, principalmente quando permise a Garibaldi l’aggressione al Sud il cui esercito era ormai in mano a generali corrotti dalla moneta massonica inglese e piemontese.
    Vittorio Emanuele era un massone, come massoni erano Umberto suo figlio e Vittorio Emanuele III, e non poteva quindi ignorare quanto avevano deciso i grandi maestri inglesi.
    anche Vittorio Emanuele III, spianò il terreno a Mussolini permettendogli di diventere l’assoluto padrone d’Italia e firmando addirittura il suo atto di abdicazione e, secondo me il ritorno allo statuto, come lei suggerisce, non fu conseguenza ne di ne di generosità ne di timidezza ma di incapacità.
    di colpe i Savoia ne hanno parecchie
    Nella tornata parlamentare del 3 maggio 1861 Cavour disse: “Sono convinto che sia necessario procedere all’opera di unificazione qualsiasi siano gli ostacoli che si oppongono alla sua realizzazione. Il paese e il parlamento reclamano a gran voce che si adotti un sistema di rigore e di fermezza che si impone alla razza instabile e corrotta del Regno di Napoli” e tutto fu fatto all’insegna della violenza e della corruzione con conseguente incentivo per mafia e camorra
    qualche giorno dopo, forse in conseguenza della sifilide che gli bruciava il cervello, fece una dichiarazione che era all’opposto: “un governo che si fa scudo delle baionette,…egli è già un governo perduto”
    tutto questo per il piacere di una storica riflessione.
    ora, siccome stavamo per i fatti nostri, con i nostri errori e le nostre virtù, se a qualcuno è venuto il prurito di intrufolarsi in cose che non gli riguardavano, facendosi paladino di una libertà che non avevamo chiesto a nessuno, riducendoci in uno stato pietoso (prima dell’unità a Napoli erano sconosciute due tristi parole :FAME ed EMIGRAZIONE), dopo averci distrutto le industrie, dopo aver raschiato le risorse finanziarie e averci ridotto alla miseria, DI CHIUNQUE SIA STATA LA COLPA, a me non interessa.
    mi interessa che non ci debba essere NESSUNO, che facendosi scudo di una superiorità fittizia, si ARROGHI IL DIRITTO DI OFFENDERCI.

  53. i suoi scritti dimostrano quanto lei sia fazioso, ninocasola43, di anni 66….
    lei ha solo il cervello imbevuto dalle “cronache” partigiane di un certo sinistrume meridionalista truffaldino, che, come dice franco, è responsabile del decadimento di quelle regioni a partire non solo dal secolo scorso, ma anche da prima.
    lei sarà anche un apprezzabile autodidatta, ma dovrebbe spaziare anche su altri testi, del “nord” ad esempio e non portare il cercvello all’ammasso di una sola parte…. tant’è che con maria cristina liquida il tutto con poche battute e non si sofferma sulla questione sociale sostenuta dalla stessa, probabilmente x lei sono cose di poco conto ….
    con lei è inutile proseguire la discussione, pretende di avere sempre e comunque la ragione dalla sua dispensando accuse solo contro i savoia, che sarebbero i responsabili di tutti i mali italiani, compresa la crisi economica odierna?, che non hanno la possibilità , il potere e i mezzi per difendersi da lei e da tantissimi altri…
    continui così e continuerà a raccogliere insulti, offese e creare credito a favore di bossi e c. ed a mandare sempre di più in malora il sud che sopravvive anche grazie al turismo dei ….nordisti.

  54. NON SAPENDO CHE FINE ABBIA FATTO QUANTO POSTATO IERI, RIPETO:
    x ninocasola43 da franco.

    Purtroppo, a questo punto devo dare ragione a “Sabaudo”. Con Lei non serve un ragionamento pacato. Forse dipende dall’essere nato nel 1943, e quindi dall’avere assorbito il veleno repubblicano degli Anni Sessanta. Io cerco di discutere, ponendomi sul Suo stesso terreno, mentre Lei risponde con citazioni di tutte le provenienze, prese qua e là solo per demonizzare Casa Savoia. Sono chiacchiere senza costrutto!
    I Savoia erano, e sono, esseri umani. Non ho mai detto che siano stati, e siano, perfetti. Ma neppure i Borboni, a ben guardare, erano perfetti. Anche loro, esseri umani, con le loro inperfezioni e debolezze.
    E i repubblicani, allora? Sempre molto peggio, degli uni e degli altri. Non dico che tutti i repubblicani siano….. ladri ma tutti i ladri sono repubblicani! (G.F.) E’ una battuta, si capisce, però fa capire molte cose.
    E poi, mi scusi.
    Dice, giustamente, che Ferdinando II condannava la monarchia costituzionale. Ma arriva a sostenere che lui, il re, sarebbe stato il primo repubblicano!
    Questa fa il paio con l’altra Sua scoperta, del deficit piemontese del 1847 (per fortuna protamente ritrattata).
    Se anche, a mo’ di paradosso, Ferdinando avesse detto una scemenza del genere, l’avrebbe fatto in un quadro meramente dialettico. Sono cose che i Re dicono tanto per dire (come Alfonso XIII di Spagna, che nel 1931 fece la cavolata di lasciare il trono e la Spagna dopo semplici elezioni amministrative, proclamando “voglio dimostrare di essere più democratico di loro” -“mas demòcrata que ellos”-). Bel risultato…..!
    I fatti dimostrano che Ferdinando II, pur non essendo contrario, in linea di principio, ad una Costituzione (fu il primo ad accordarla), non accettava di trasformarla in un parlamentarismo che metteva nelle mani delle fazioni tutto il potere statale. Ferdinando, insomma, era sulle stesse posizioni di Vittorio Emanuele II. Lui ebbe il 15 maggio, il Re di Sardegna, il proclama di Moncalieri. Solo che il 15 maggio i rivoltosi fecero le barricate in via Toledo, e furono spazzati via dagli svizzeri e dal lazzari, mentre i sardo-piemontesi ebbero la saggezza di votare, alle elezioni, come voleva il proclama.
    “A Costituzione non è cosa” diceva Ferdinando, per l’esperienza che aveva fatto. ma lo diceva non certo per soluzioni più “progressiste”, bensì, il contrario,per riaffermare la centralità del potere monarchico (“monarchia costituzionale pura”, che è la vera monarchia costituzionale, in senso stretto: il parlamentarismo ne è la degenerazione).
    Io non sono né settentrionale né meridionale. La mia ascendenza è: 50% varesina (mio padre), 12,5% astigiana (un mio bisnonno materno), 25% teramana (mio nonno materno), 12,5% siciliana (la bisnonna materna moglie del bisnonno astigiano9: Quindi ho un 37,5% del Regno delle Due Sicilie. Il trisavolo materno era un colonnello dell’esercito borbonico, e fece una tragedia per quel matrimonio…..
    Le ricordo, infine, che quello stesso popolino napoletano che difese i Borboni nel 1799 e nel 1848, nel 1946 votò compatto per i Savoia, e continuò per 15 anni a votarli. Anche constatando lo scarso aiuto di Re Umberto. L’eccidio di via Medina non Le dice nulla?
    Franco.

  55. Sig Sabaudo
    la disputa col Sig Franco mi ha costretto ad un fermo perchè, settario, mi accusa di settarismo, lettore da Corriere dei piccoli insiste su quelle favolette che da 149 anni sono state artatamente messe in giro, con la pizza e i mandolini, per stigmatizzare il popolo napoletano come un popolo di nullafacenti, incapaci e, possibilmente da cancellare dalla carta geografica (tranne quando occorrono i suoi voti).
    ero amico del Comandante Lauro nonchè fotografo di famiglia e amico di molti suoi familiari, ma Lauro ottenne quel successo elettorale perche in quel momento, in quella Italia devastata dalla guerra era l’unico punto di riferimento per il popolo (in un comizio di piazza proprio qui a Sorrento il comandante affermo che, anche se la cantieristica nostrana era più cara, lui preferiva far costruire le sue navi a Castellammare per dare lavoro ai suoi concittadini
    da mettere in bilancio anche il dono delle scarpe: venivano distribuite le
    destre e l’elettore avrebbe potuto ritirare le sinistre solo a successo elettorale raggiunto.
    la storia del sig Franco NON emerge, è sempre la stessa solfa. la storia VERA è quella che si costringe sotto la cenere perchè darebbe ragione agli sconfitti del Sud, quindi anche la sua apoteosi e senz’altro fuori luogo
    Nino casola non ne esce sconfitto ma umiliato perchè si è cercato di affossare il ragionamento con pretesti puerili e cavillosi:
    le barricate del 48 furono spazzate dagli svizzeri ma per l’insipienza dei
    rivoltosi, e questo lo confesserà Settembrini qualche anno dopo nelle Ricordanze
    ricordatevi solo una cosa: la storia la scrivono i vincitori, ma chi vi presta fede senza l’interesse della ricerca della verità è come il bambino delle elementari che impara a memoria la vispa Teresa. solo il confronto tra gli scritti dei vincitori e dei vinti può far uscire fuori qualche barlume di verità
    Non mi risponda: delle sue asinate non sò che farmene

  56. x ninocasola:
    asino sarà lei, perchè non si rende conto di quello che scrive e nemmeno di quello che legge come ad esempio i p. di franco.
    lei è solo un testardo che vuol capire quello che vuol capire ed ha la presunzione di conoscere sololeila verità storica.
    intanto i vincitori truffaldini sono i repubblicani e quindi te li raccomando…..
    mi astengo dall’enumerare gli autogoal del suo scritto 5.9. questo perchè , ancora una volta, pretende di avere la ragione solo ed esclussivamente lei; salvo, se si rileggono e confrontano i testi, pervenire ad alcune analogie. ma lei non vuol riconoscere nulla di nulla. è un bel tipo…… soprattutto quando dice di non rispondere perchè esiste solo la sua verità…..
    il sud, fino a quando avrà soggetti come lei, non avrà e non troverà mai motivo di rinascita. preferisce piangersi addosso….. e intanto continuate a far crescere bossi e c……

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