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11.01.2013

A Servizio Pubblico gli assenti han sempre torto. Quindi Monti

Berlusconi leone con Santoro e Travaglio. Mario Monti "testa dura" bersaglio comune, per vari motivi 

 

Berlusconi pulisce la sedia di Travaglio (Ansa)
servizio pubblico,monti,berlusconi,santoro,travaglioNon analizzeremo la serata di Servizio Pubblico, perché l'hanno fatto tutti (forse troppi) né i momenti quasi di avanspettacolo tra Michele Santoro e Silvio Berlusconi, il quale ha dichiarato di essersi molto divertito e infatti così è sembrato a tutti.

Chi non si sarà certamente divertito è Mario Monti, che è stato bersaglio comune dei due duellanti. 

Continua...

12.11.2010

Vieni via con Marco

Travaglio critica Vieni via con me perché ha allestito "il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta"


travaglio-fazio-saviano.jpgUn contestatore d'eccezione per Vieni via con me, lo show con Fabio Fazio e Roberto Saviano che ha incollato, anche per la performance di Benigni, milioni di spettatori davanti al video. Non è Belpietro o Emilio Fede, ma Marco Travaglio, che dalle colonne del Fatto quotidiano ha lanciato frecciate, più che a Saviano stesso, agli autori del programma.

Per Travaglio, non c'era bisogno di scomodare Saviano "per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d'inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari".

La critica, per Travaglio, "investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta, con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane. Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline". Una frecciata soprattutto a Michele Serra, nonché allo stesso Fazio, con il quale Travaglio ha, immaginiamo, il dentino avvelenato dopo le sue dichiarazioni su Schifani a Che tempo che fa, dalle quali Fazio si dissociò in diretta.

Fattostà che per Travaglio sembra che in Vieni via con me siano stati "rinviati ad altra data" i casi più scottanti. E' soltanto questione di rinvio? Lo sapremo nelle prossime puntate.

27.09.2010

Sgarbi, dal letame nascono i fior

La difesa degli avvocati per il "Pezzo di m.... tutto intero" dato a Travaglio. Che c'entra con la politica? Molto più di quanto sembri

Le "mattane" di Sgarbi: fotogallery


sgarbi-travaglio.jpgIn Italia l'attesa per i processi è infinita, ma nessuno ci toglie la validità della nostra scuola di giurisprudenza. E soprattutto la sua fantasia. Parliamo degli avvocati di Vittorio Sgarbi, che devono difendere l'indifendibile, ossia l'epiteto "Pezzo di merda tutto intero" che Sgarbi ha dato a Marco Travaglio.

Il sindaco di Salemi, va detto, è recidivo, dai tempi in cui diede in tv della stronza ad una preside poetessa. E allora, che si sono inventati i suoi avvocati? Ne parla, molto divertito, Gian Antonio Stella sul Corsera. Ecco uno stralcio della difesa: "Se in un agriturismo ci forniscono prodotti dell'agricoltura biologica significa che essi sono fatti con la merda nel senso che l'agricoltura biologica vuol dire coltivazioni in terreni concimati non con prodotti industriali ma con letame, con la merda, appunto, la quale serve a fertilizzare i terreni".

Dal letame nascono i fior, cantava De André. Quindi Sgarbi voleva essere carino verso Travaglio? Ma certo: anzi "voleva fare della sottile ironia, far capire comunque che da Travaglio sarebbe nato qualcosa (per esempio un partito politico) tanto che egli un giorno avrebbe avuto un futuro con la destra liberale, facendo financo concorrenza a Berlusconi proprio perché "è un pezzo di merda tutta intera" e non un diamante".

Chissà il Cavaliere come la prenderà. Ma a parte ciò, qualcuno potrebbe obiettare dicendo che Sgarbi non è un politico di professione e quindi questo post è inutile. Ne siamo proprio sicuri? Di seguito l'elenco (tratto da Wikipedia) di tutti gli schieramenti di cui Sgarbi ha fatto parte. Se non è politica (italiana) di professione questa...

Partito Comunista Italiano, che lo ha candidato a sindaco di Pesaro;
Partito Socialista Italiano, per il quale è stato consigliere comunale a San Severino Marche;
DC-MSI, alleanza con la quale è stato eletto sindaco di San Severino Marche nel 1992;
Partito Liberale Italiano, per il quale è stato deputato;
Partito Federalista, che ha fondato nel 1995 e poi lasciato per aderire alla Lista Pannella;
Lista Marco Pannella, con la Lista Pannella-Sgarbi, abbandonata dallo stesso Sgarbi prima delle elezioni;
Forza Italia, nella quale ha inglobato il suo movimento I Liberal Sgarbi-I libertari;
Partito Repubblicano Italiano, con il quale si è alleato per le elezioni europee nel 2004;
Lista Consumatori, con la quale si è candidato, per le Politiche del 2006, senza essere eletto;
UDC-DC, alleanza con la quale è stato eletto sindaco di Salemi nel 2008;
Movimento per le Autonomie, con il quale è stato candidato alle Elezioni europee del 2009 nel cartello elettorale del Polo dell'Autonomia nella circoscrizione Isole.
Con Rete Liberal alle regionali 2010 del Lazio sostiene Renata Polverini.
Ha inoltre fatto parte dell'Unione Monarchica Italiana.

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04.05.2010

L'identità di Travaglio

"Per colpa di Berlusconi non so più chi sono". Travaglio gioca con la forzatura destra-sinistra e dice a Fini di mettere "un po' di palle"

Chi è per te Marco Travaglio? Vota




travaglio-berlusconi.jpgMarco Travaglio, il giornalista più amato e al contempo più odiato del paese, confessa le sue "crisi d'identità" in un'intervista a Gq, dando la colpa, tanto per cambiare, a Berlusconi, il quale secondo Travaglio "è riuscito ad annullare, nella percezione collettiva, tutte le figure terze, cioè super partes, e a trascinarle in questo giochino "destra o sinistra", per cui io, che non sono di sinistra, grazie a lui vengo individuato come "uno di sinistra" e ho delle crisi di identità".

Polemico per natura, Travaglio però centra il punto. Forte del suo maestro Montanelli, il quale diceva che non bisogna mai dare del tu ai politici, né tantomeno andarci a pranzo, gioca sulla sua difficile collocazione e sul suo difficile condizionamento. La destra forzitaliota lo odia per ovvie ragioni, la sinistra (non tutta) lo erge a paladino pur sapendo che lui di sinistra non è e non l'ha mai negato ("Sono sempre stato un liberale conservatore", disse a Claudio Sabelli Fioretti). Nel suo mirino, da sempre, anche Baffino D'Alema, guardacaso amico-nemico di Berlusconi.

Fattostà che tra denunce e processi che fioccano in continuazione, Travaglio è in crisi d'identità, anche se non perde il gusto della battuta: "È possibile che io sia un incosciente, però non ho mai avvertito pericoli per la mia vita. Ricevo spesso lettere con minacce di morte, ma non mi piace fare ogni volta un comunicato Ansa, come fanno altri".

Ma infine, c'è qualche politico che Travaglio stima? "Tanti. Anche se non contano quasi niente. Stimo Di Pietro, per l'opposizione che fa. Rosy Bindi, Debora Serracchiani, Furio Colombo, Nando Dalla Chiesa, Giorgia Meloni, Fabio Granata, e poi Bruno Tabacci, lo stesso Fini, se mettesse su un po' di palle, dopo quindici anni di anticamera e, con qualche riserva, Nichi Vendola...". Quella di Fini e delle palle non è male: che Travaglio abbia visto nella ribellione "dall'interno" di Gianfry un gesto di coraggio troncato a metà?

11.03.2010

Emilio, schierato di Fede

"Ci vorrebbe un Travaglio anche di qua". Il direttore più cortigiano di tutti bastona i colleghi. Informazione schierata: giusta o no?




fede-pedron.jpgLa par condicio, si sa, è una brutta bestia. O meglio, dipende da come la si affronta. In Italia, come per molte cose, si è deciso di sospendere i talk show politici (Rai) e di costringere i conduttori delle altre trasmissioni a ridicole acrobazie verbali. I giornalisti però non si rassegnano e tra i più "tignosi" c'è Luca Telese con il suo Tetris. Ieri sera ha mandato in onda un'intervista divertente di Vittorio Zincone a Emilio Fede, il cortigiano dei cortigiani. Le sue bandierine durante le elezioni regionali del 1995 hanno fatto epoca, il suo Tg è il più schierato di tutti, ma Emilio - vecchia volpe - si difende bene e soprattutto, a differenza di molti suoi colleghi, quando è intervistato tira sempre fuori un'ironia non prevista e manda messaggi dolcemente velenosi.

L'informazione in Italia è schierata? Bene, Emilio è d'accordo e rivendica di essere il più schierato di tutti. Quando Zincone gli chiede chi vorrebbe della squadra avversaria, Fede risponde "sicuramente Santoro, ma facendogli cambiare idea. Michele l'ha già cambiata due o tre volte". Cioè? Emilio, sornione, risponde: "Se uno cambia editore, cambia anche la linea editoriale". L'allusione a Minzolini pare troppo evidente. Al proposito, Zincone chiede a Fede perché il Tg1 abbia detto che per il processo Mills c'è stata assoluzione anziché prescrizione. La risposta è da manuale: "Il Tg1 si è distratto". E segue un sorriso.

Fede continua nel suo calcio mercato e dice "Prenderei anche Marco Travaglio, naturalmente usando solo la sua intelligenza...ci vorrebbe un Travaglio anche di qua". Feltri e Belpietro sono avvisati. Mentre alla domanda "chi cederesti volentieri della squadra?" don Emilio risponde: "Non lo so...forse costringerei Vespa a capire da che parte sta".

Emilio Fede è il vecchio, sostiene Alessio Vinci di Matrix. Ne siamo sicuri? Dopo l'intervista di Zincone, il dibattito a Tetris è proseguito con Barbara Serra, che ha detto che il futuro potrebbe essere proprio quello dei canali schierati, come Fox News negli Usa, dichiaratamente repubblicana. "In America ci sono emittenti di destra, emittenti di sinistra, la Cnn che gioca a stare in mezzo. Io credo che prima o poi la tv pubblica dovrà fare i conti con questa realtà e giustificare il canone che fa pagare". Già. Nel frattempo, ci si consola con la rete, finché rimarrà accesa.

10.02.2010

Di Pietro e quelle mani addosso

Don Tonino abbraccia Bersani, appoggia la candidatura di De Luca in Campania e viene bastonato da Travaglio (e non solo). Riuscirà a uscire dall'empasse?



di-pietro-travaglio.jpgTonino Di Pietro? "Se farà la fusione con il Pd, la gente gli metterà le mani addosso". Lo dice Marco Travaglio, il giornalista più amato e odiato di questi anni, che di Tonino è da tempo paladino. Il perché? Il congresso dell'Italia dei Valori, con l'abbraccio di Tonino a Bersani e la frase "di opposizione si muore" pronunciata dal segretario Pd e sposata da Di Pietro. Risultato: l'Italia dei Valori appoggia la candidatura in Campania del sindaco di Salerno De Luca (presente in sala), rinviato a giudizio per due volte.

Peter Gomez rincara la dose ricordando che dopo l'acclamazione di De Luca, l'Italia dei Valori entra nella politica dei due pesi due misure: "Se De Luca corre per la poltrona di governatore con due processi in corso, perché non deve poter governare o candidarsi chi è nella sua stessa situazione? Detto in altre parole: qual è la differenza tra De Luca, Berlusconi o Fitto?" Già, qual è?

Di Pietro risponde senza esitazioni a Il fatto quotidiano, sostendendo che non appoggiando De Luca si sarebbe "consegnata la Campania ai Casalesi". Un'affermazione pesante e discutibile. Tonino prosegue dicendo che se De Luca fosse condannato, ne chiederebbe le dimissioni. E se così non avvenisse, l'Idv toglierebbe la fiducia alla giunta.

Sarà, ma la fiducia potrebbe toglierla una buona parte del "popolo Idv" a Don Tonino. Non a caso, l'unico che si è fortemente opposto all'appoggio di De Luca è Luigi De Magistris, l'antagonista numero uno di Di Pietro. Il quale però ha deciso alla fine di non candidarsi per l'Idv in Campania. Conoscendo entrambi in soggetti, si spera che la questione non finisca in tribunale.

Appare chiara la volontà di Di Pietro di trasformare l'Italia dei Valori in un partito vero e non in un movimento che dice no a chiunque (alleati compresi). Un movimento che prende parecchi voti nelle consultazioni nazionali e come logico meno a livello locale. Ecco la mossa di mano tesa a De Luca e quindi a Bersani. Un bacio (in questo caso un abbraccio) di Giuda?  

26.08.2008

Scusate, ma Travaglio non ha capito

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L'Unità cambia direttore. Il passaggio di consegne avviene tra Antonio Padellaro e Concita De Gregorio, nuova guida del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.

Ma a fare notizia non è tanto l'investitura del neodirettore (avvenuta dopo l'acquisto della testata da parte dell'imprenditore sardo Soru e, pare, anche a causa di qualche pressione della classe dirigente Pd) quanto la risentita reazione al cambio di Marco Travaglio (giornalista del quotidiano), proprio sulle pagine di oggi dell'Unità.

Scusate, ma non ho capito, così il giornalista intitola il suo pezzo e dichiara: "Avrei preferito che qualcuno spiegasse perché l’avventura di questo giornale risorto per il duo Colombo – Padellaro debba finire". Per il cambio al vertice, senza giri di parole, individua in Veltroni il responsabile. E poi, per non perdere le buone abitudini, a fine articolo risnocciola tutto il Travaglio-pensiero, quello contro "il Pensiero Unico del Padrone Unico" (e così ricasca su Berlusconi, l'inciucio, il riformismo ecc.). Insomma, da come scrive pare che abbia capito tutto e pretende pure di spiegarcelo.

Nonostante la De Gregorio, per stessa ammissione del giornalista, gli abbia "garantito massima continuità e libertà", in molti si chiedono se la collaborazione di Travaglio con l'Unità sia destinata a continuare. Lui, per ora, dice di sì. Certo che se lo licenziano, non osiamo immaginare cosa potrebbe scrivere! 

12.05.2008

La Rete su Travaglio

Le esternazioni di Marco Travaglio sul presidente del Senato Renato Schifani a Che tempo che fa stanno sollevando non poche polemiche.

Il conduttore Fabio Fazio si scusa per le parole del giornalista e le prese di posizione contro un uso strumentale del servizio pubblico all'interno di PdL e Pd sono dure e nette. 

A difendere Travaglio arriva Antonio Di Pietro. Con un post intitolato "Solidarietà a Marco Travaglio", l'ex ministro alle Infrastrutture dal suo blog fa sapere che: "Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro". E sotto, pubblica anche la "carta d'identità" dell'attuale Presidente del Senato, tratta da Se li conosci li eviti, il libro pubblicato scritto da Peter Gomez e dallo stesso Marco Travaglio. Mario Adinolfi, il blogger del Pd, in controtendenza rispetto alla capogruppo, dichiara che "noi difendiamo il diritto anche di Travaglio a far ascoltare le proprie riflessioni attorno ad un figura delle istituzioni".

In generale, nella blogosfera il video rimbalza e fioriscono commenti e ironie. Mantellini commenta "le scuse di Fazio genuflesso per l'episodio", Falcodestro rileva che "certi comportamenti sono scandalosi, al limite della diffamazione", mentre Cattiva Maestra è allarmata perché "un giornalista viene linciato mediaticamente e in maniera bipartisan per aver semplicemente svolto il proprio dovere". Per finire, la vignetta di Mauro Biani:

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