Blog ufficiale di Virgilio

05.04.2012

I suicidi di Monti e Di Pietro

Il leader Idv attacca il premier: "Ha i suicidi dei lavoratori sulla coscienza". Un deputato gli risponde: "E tu quanti ne hai?", ricordando Tangentopoli. Distensione, nemmeno l'ombra 

Caso Belsito e Lusi: si chiude la seconda Repubblica?

 

di pietro,montiAntonio Di Pietro torna (o prosegue) ad essere il mezzadro di Montenero e passa dallo "stupratore della democrazia", frase rivolta a Berlusconi che passò alla storia, all'accusare Mario Monti di avere sulla coscienza i suicidi dei lavoratori che, tristemente, occupano la cronaca nera in quest'ultimo periodo. 

Più precisamente, don Tonino ha detto in aula alla Camera, che il governo è latitante, "al servizio delle lobby" e in continuità con il governo Berlusconi. Infine, la bomba a Monti: "Mentre il presidente Monti, che non viene in Parlamento, va soltanto a raccontare le bugie sui giornali sulla crisi che sarebbe finita, vi sono persone che non arrivano a fine mese che si stanno suicidando. E lei ce li ha sulla coscienza questi suicidi". 

Non commentiamo l'intervento, né la valanga di proteste ex post. Sottolineiamo, però, la frase "E tu quanti ne hai sulla coscienza, di suicidi?", rivolta a Di Pietro da un deputato, riferita a chi lo chiama in causa per le morti ai tempi di Tangentopoli. Sono passati vent'anni, ma è come fosse ieri. Monti ha chiesto "senso della misura", ma forse non ha ancora capito che l'aula di Montecitorio non è comparabile all'aula magna della Bocconi. Oppure a quella dell'università di Torino dove insegna Elsa Fornero, per la quale Di Pietro ha recentemente detto: "Io non l'avrei mai assunta". Viva la distensione. 

10:07 Scritto da Staff in Antipolitica | Link permanente | Commenti (7) | Segnala | Tag: di pietro, monti | OKNOtizie |  Facebook

27.02.2012

Casini twitta "Tvb" a Di Pietro

Domenica di cinguettii tra i due leader con un linguaggio alla Moccia. Un riavvicinamento inaspettato?

FOTO I "tweet" tra Casini e Di Pietro


casini,di pietro,twitterLa domenica, di solito, ci si riposa. C'è chi fa una gita fuori porta, chi va al cinema, chi si diverte con i social network. E' il caso di Pierferdi Casini e Tonino Di Pietro, che hanno pensato di animare la loro domenica scambiandosi messaggi su Twitter. La cosa non è passata inosservata a Sky Tg24, anche perché il dialogo tra i due, che notoriamente si amano poco, ha quasi del surreale.

E' Casini che comincia, con un cinguettio di ottimismo: "C'e' bisogno di pacificare la politica, anche Tonino!'' Di Pietro, evidentemente connesso, ignora il ramoscello d'ulivo offerto da Casini e, riferendosi al governo Monti,  scrive: "Nemmeno all'epoca del governo Berlusconi si era verificata una tale invasione di lobbysti all'interno del parlamento''. Casini non si lascia scappare l'assit e risponde: "Antonio, non mi dire che sei nostalgico di Berlusconi?'' Di Pietro risponde: "Nemmeno per sogno e nemmeno della prima repubblica. Voi?''. E a questo punto, Casini replica con un inaspettato, quanto adolescenziale "Tvb" con due punti esclamativi. Peggio di Federico Moccia. Il messaggio non passa ovvimaente inosservato e alcuni utenti sfottono i due leader politici. Qualcuno ha anche scritto con ironia: "Spero sia solo affetto e niente sesso", suscitando naturalmente i risentimenti di Di Pietro. Casini ha lasciato correre.

A parte i toni da under 16, scopriamo che i nostri politici sono sempre più "social": chissà se questi cinguettii non rivelino un riavvicinamento tra i due, anche se i punti di contatto sembrano davvero pochi. Però, mai dire mai. Attendiamo i prossimi tweet.

11:39 Scritto da Staff in Frivolo | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: casini, di pietro, twitter | OKNOtizie |  Facebook

13.02.2012

Il Parlamento è un patrimonio, ma solo un quarto lo rivela

Appena 224 parlamentari acconsentono alla liberatoria per pubblicare i loro redditi on line. Soltanto 4 della Lega, tra cui Maroni

FOTO Da Brunetta a Bersani, Di Pietro, Bonino. I redditi e patrimoni dei parlamentari

(la Presse)
parlamento,redditi,brunetta,di pietro,bersani,veltroni,bonino,maroni,casiniL'operazione trasparenza in Parlamento è riuscita per un quarto. Soltanto 224 parlamentari su 945 hanno accettato che fossero pubblicati i loro redditi e patrimoni sui siti di Camera e Senato e che, quindi, i dati possano essere consultati dai cittadini, i quali ad oggi potevano solo effettuare la consultazione cartacea negli uffici del Parlamento. E gli altri? Per ora, nulla.

Alcuni nomi illustri? Eccoli. Renato Brunetta, che ha casa a Ravello e nelle Cinque Terre, "Waterloo" Veltroni, partito con un "super reddito" nel 2007 sceso di parecchio fino al 2011, Pigi Bersani, che ha presentato anche la dichiarazione della moglie, Tonino Di Pietro, che ha casa anche a Bruxelles (si candiderà alle europee?), Emma Bonino, che devolve il 70% dello stipendio ai Radicali. Unico leghista "di grido", Bobo Maroni. Tra i leader di partito, anche Pierferdi Casini.

L’operazione trasparenza via web era stata promossa da Rita Bernardini e ha trovato lunga resistenza da parte dei questori, finché si è arrivati alla sottoscrizione di una liberatoria, firmata appunto da un quarto del totale di deputati e senatori: 139 del Pd, 42 del Pdl, 4 della Lega Nord (un po' pochi, o no?), 12 dell’Idv, 8 dell’Udc, 5 di Fli e gli altri del Gruppo Misto.

A vedere il bicchiere mezzo pieno, è un primo passo.

12.01.2012

Di Pietro e il Porcellum

La Consulta boccia il referendum sulla legge elettorale e Di Pietro getta benzina sul fuoco: "E' un favore al capo dello Stato"

Referendum respinti: e adesso?

INFOGRAFICA La legge elettorale "Porcellum"


(la Presse)
di pietro,porcellum,legge elettorale,referendumDel maiale, si sa, non si butta via nulla. Infatti, come previsto, la Corte costituzionale ha bocciato i due quesiti del referendum abrogativo della legge elettorale "Porcellum", nome dato dal professor Giovanni Sartori dopo che Roberto Calderoli, firmatario della legge, la definì lui stesso "una porcata".

Le firme raccolte per il referendum sono state oltre 1 milione e 200 mila, più del doppio di quelle necessarie. Il governo allora in carica disse che non potevano non essere considerate. E ora? La parola dovrebbe appunto passare alla politica e ai partiti, entrambi in un momento di vuoto pneumatico. Ad essere ottimisti, nel 2013 si tornerà a votare con la legge che a parole quasi tutti odiano, ma che alla fine è ancora viva e vegeta.

In attesa che parta il valzer di chi dirà che bisogna riformare la legge contrapposto a chi dirà di no, ci pensa Antonio Di Pietro, a guida con Arturo Parisi del comitato promotore dei referendum, a gettare benzina sul fuoco: "Quella della Corte non è una scelta giuridica, ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime". Niente male, detto peraltro da un ex Pm. La volgarità di cui parla Di Pietro è stata prontamente respinta al mittente dal Quirinale, che bolla la sua dichiarazione come "volgare insinuazione". Noi ci limitiamo a dire che, di questo passo, il Porcellum avrà vita lunga.

04.08.2011

Caro Silvio, lei ci è o ci fa?

La battuta di Di Pietro a Berlusconi in aula rivela, nella sua grossolanità, una questione di fondo

FOTOSEQUENZA Il discorso di Berlusconi in Parlamento

SONDAGGIO Il discorso del premier ti ha convinto?

VIDEO Berlusconi: "Anch'io in trincea"


berlusconi,di pietro,crisiIl discorso di Silvio Berlusconi in Parlamento sembrava promettere scintille, dato anche l'annuncio dello slittamento in avanti a borse chiuse. Invece, no. Paese solido nonostante la crisi "planetaria" (anche se planetaria non è, piuttosto occidentale), banche solide, rassicurazioni dalla Ue, richiesta di assunzione di responsabilità alle opposizioni e via. Il solito copione. Senza un guizzo, senza un lampo. E senza, a detta di quasi tutti gli osservatori, una visione. Tutto cambia perché nulla cambi.

E' sembrato un Parlamento di alieni, compresi Bersani e Casini. Un Parlamento di persone per metà addormentate e per l'altra metà incredule che l'opinione pubblica abbia reagito così male ai 40 giorni di ferie delle Camere, succesivamente accorciati. Quando, infine, Tonino Di Pietro si è alzato per il suo intervento e ha detto: "Caro Silvio, lei ci è o ci fa?" E Berlusconi, per la prima volta, ha sorriso in aula. Quasi a giustificare le parole di Di Pietro.

In realtà, c'è poco da ridere e i mercati, tirati in ballo sia da Berlusconi sia dal neo segretario del Pdl Alfano, han reagito in modo prevedibile: apertura positiva e poi discesa. Marcello Sorgi su La Stampa guarda oltre le dimissioni che non arriveranno di Berlusconi e scrive: "Il problema vero non sta nella sua insistenza ad andare avanti, ma nel non dire cosa vuol fare. Non lo dice, per altro, non perché non lo sappia, ma al contrario perché sa benissimo che ogni minimo spostamento da una manovra concordata tra mille difficoltà, e già contestata nella sua applicazione, aprirebbe una crepa forse insanabile nella fragile maggioranza che l’ha votata appena due settimane fa. Stanno essenzialmente in questo, sia la debolezza del Cavaliere, sia la profondità dell’abisso a cui anche ieri il Paese s’è avvicinato". Caro Silvio, lei ci è o ci fa?

14.06.2011

Referendum: tutti vincono, nessuno vince

In molti pronti a saltare sul carro. Di Pietro frena Bersani e Terzo polo. Grillo sfotte i partiti

Referendum: i risultati      Tutti i video


referendum,di pietro,grilloCome sempre capita, a valle dell'esito dei referendum c'è chi si affretta a saltare sul carro dei vincitori, seppur senza motivo.

Il vincitore vero dei referendum sarebbe Tonino Di Pietro. Scrive Antonio Polito su La Stampa: "È stato lui che ha avuto l'ardire di raccogliere le firme sul legittimo impedimento alle feste dell'Unità, scommettendo sulla spallata elettorale a Berlusconi quando il Pd temeva le urne come i bambini temono l'uomo nero. È stato lui ad avere la furbizia di «spoliticizzare» l'iniziativa quando il disastro di Fukushima gli ha dato la spinta insperata verso il quorum. Ed è stato lui a trascinarsi così dietro Bersani, in rincorsa per far dimenticare il suo passato da liberalizzatore scritto sull'acqua". Ma è proprio Di Pietro a frenare e a dire di non strumentalizzare l'esito dei referendum. "Sono andati a votare sì anche molti elettori del centrodestra. Per rispetto nei loro confronti non possiamo chiedere le dimissioni del governo solo in nome dei referendum".

Da dove viene tanta saggezza dal vulcanico Tonino, proprio mentre Bersani e Terzo polo chiedono le dimissioni del premier? Di Pietro ha forse capito che il vero vincitore dei referendum sono i cittadini che sono andati a votare, fregandosene degli appelli dei partiti di riferimento. Votando due settimane fa due "eretici" come Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, che Di Pietro ben conosce avendolo come "serpe in seno" all'Idv. Polito continua: "Se da una parte il referendum segna senza dubbio una sconfitta storica di Berlusconi, come di Bossi apertamente schierato per l'astensione, rivelando una perdita di sintonia con il Paese che per un grande comunicatore è già una sentenza, dall'altra parte non si può davvero dire che la coalizione arcobaleno che lo ha stravinto rappresenti un'alternativa pronta e spendibile".

Beppe Grillo sul suo blog scrive: "Oggi ha vinto il popolo italiano, i cittadini. I partiti inizino a fare le valigie. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure".

E' così? 

06.04.2011

Di Pietro il rivoltoso

Don Tonino torna ad attaccare Berlusconi, tra Hammamet e il Cie di Lampedusa


di-pietro-perde-1.jpgMandiamo Berlusconi a casa. Se non la trova ad Hammamet un posto nel Cie lo troviamo pure per lui”. Tonino Di Pietro, dal palco della notte bianca per la democrazia, non va giù per il sottile e "offre" al premier un alloggio al centro identificazione di Lampedusa, anziché nella villa che pareva appena comprata da Berlusconi, ma poi non è stato così.

Di Pietro aggiunge: ”Per liberarci da Berlusconi, la soluzione è che il Parlamento lo sfiduci. E per sfiduciarlo c’è il referendum del 12 e 13 giugno sul legittimo impedimento. Se si raggiunge il quorum si capisce perché non c’è stato l’accorpamento con le amministrative e allora Napolitano prenderà atto che la maggioranza non c’è più”.

Ad oggi, però, una maggioranza, seppur risicata, ha ritenuto di avallare la richiesta di sollevare davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, relativamente al reato di concussione di cui Berlusconi è accusato nel "processo Ruby" (l'altra accusa, come noto, è la prostituzione minorile).

Di Pietro, sempre ieri, ha detto che "si rischia la rivolta". Sarà lui a fomentarla?

22.03.2011

Di Pietro perde i pezzi

Litiga con Tranfaglia e viene mollato dal Pd che non appoggerà De Magistris a Napoli. Piccoli "rais" in difficoltà


di-pietro-perde-1.jpgDon Tonino Di Pietro perde sempre più pezzi. La sua gestione "da rais" dell'Idv non piace ed ora la polemica è scoppiata con lo storico Nicola Tranfaglia, che lascia il posto da responsabile cultura del partito. Così Tranfaglia al Riformista: ""Di Pietro ha costruito una società privata con la moglie, ha incamerato più di cento milioni di euro per i rimborsi elettorali e poi viene da me, anzi mi manda la tesoriera Silvana Mura e senza spiegazioni mi comunica che il mio rimborso spese mensile è stato sospeso per improvvise difficoltà economiche? Non potevo restare".

Di Pietro sostiene di essere stato ricattato: “Ho in questo telefono un sms del buon Nicola Tranfaglia, a cui voglio bene e a cui rinnovo stima e affetto. Fino all’altro ieri mi diceva ‘senti, rinnovami il contratto’ perché lui aveva un regolare contratto ‘perché altrimenti se non me lo rinnovi faccio un articolo in cui dico male di te’. Quando si scade al tentativo di ricatto, non si scende a compromessi. Pensa un po' a 60 anni, dopo tutto quello che ho fatto, se mi faccio ricattare da Tranfaglia”.

Lo storico, nella sua lettera di dimissioni, affonda: "Quasi grottesco è stato l’ultimo colloquio con Di Pietro: gli volevo spiegare la strategia culturale che avevo in mente per il partito, ma lui mi ha interrotto dicendomi che non era il caso di discuterne perché non era quella una priorità e che a proposito di strategie lui non aveva niente da imparare, essendo l’unico uomo insieme con Bossi che aveva fondato un partito”. E proprio con Bossi e la Lega, Tranfaglia fa un paragone, defindendo Idv "un partito populista, gestito come se fosse una piccola oligarchia capeggiata da Di Pietro, che certo non usa metodi democratici".

Sta di fatto che l'emorragia da Idv è evidente e che, inoltre, l'alleato principale, il Pd, sta alzando la testa. Ne è prova la strategia di Bersani che, per le elezioni a sindaco di Napoli molla De Magistris e appoggia, insieme a Sel, Mario Morcone. L'esatto contrario che fece Walterloo Veltroni nel 2008. In caso di vittoria a Napoli, potrebbe essere davvero per il Pd un messaggio di "tanti saluti" a Don Tonino.

19.01.2011

Chi si oppone a Silvio?

Il premier traballa, ma Pd e Idv non ridono. Casini e il Terzo polo volano nei sondaggi, ma le cose non sono così semplici. Perché?

Inchiesta Ruby, le ragazze e il documento FOTO 


casini-silvio-bersani.jpgSilvio Berlusconi è nel pantano, anche se assicura "mi sto divertendo". Pochi ci credono, ma l'opposizione nel frattempo che fa?

Il Pd invoca le dimissioni del premier e si appoggia a Napolitano, ma continua ad essere lacerato da faide interne e attaccato a sinistra da Vendola.

Don Tonino Di Pietro è alle prese con le "serpi in seno" nell'Idv che gli contestano una gestione da Re Sole del partito.

Chi sta meglio di tutti appare il Terzo polo, che da sondaggio Ipr marketing pubblicato oggi su Repubblica sarebbe intorno al 14 per cento e si dimostrerebbe fondamentale per un'alleanza di governo, dato che con questi numeri il Senato sarebbe senza maggioranza. Ma la questione non è così semplice.

Federico Geremicca su La Stampa si sofferma sul "che fare dopo", che al momento è la ragione che "non ha permesso a Pd, Terzo polo e Idv di raggiungere almeno una intesa temporanea su ipotetici governi tecnici o di responsabilità, nei mesi roventi della rottura tra Fini e Berlusconi. L’idea di sostenere insieme al presidente della Camera un simile esecutivo ha scosso e sconcertato la base del Pd quasi quanto l’ipotesi di ritrovarsi alleati in campagna elettorale con l’ex segretario del Msi (e si può ipotizzare che analoghi imbarazzi determinerebbe tra gli elettori di Fli). L’Udc di Casini, del resto, non ha problemi minori nel far digerire al proprio elettorato l’accordo con Fini da una parte e Rutelli dall’altra; e analogo discorso si potrebbe fare a proposito dei partiti di Vendola e Di Pietro e della prospettiva di patti e alleanze col Terzo polo".

E allora? Ne deriva ciò che Geremicca chiama "aggressiva prudenza" delle opposizioni, che chiedono le dimissioni di Berlusconi, ma senza azioni clamorose. Un adelante, con juicio, citando i Promessi Sposi. Forse sperando che il leone non riesca più a uscire dalla tagliola.

10.12.2010

Questione di Razzi

Il deputato che fa saltare i nervi a Di Pietro perché voterà la fiducia a Berlusconi. Idv sempre più stufa di Don Tonino?

Da Razzi a Calearo e Pionati, i "salva Cavaliere": fotogallery 



razzi-cannavaro-1.jpgTonino Di Pietro strillava da tempo contro il "mercato delle vacche" per il voto alla fiducia del governo Berlusconi del 14 dicembre. E così, suo malgrado, ha scoperto che anche il suo partito, l'Idv, non è così "fedele al capo" come lui vorrebbe.

Il caso più clamoroso, quello che ieri ha provocato un litigio furibondo in sala stampa a Montecitorio, è quello di Antonio Razzi, deputato che lascia Idv per dare la fiducia a Berlusconi dopo essere stato uno dei più duri nel giudizio del "mercato delle vacche".

La lettera di Razzi a Di Pietro è però tra il libro Cuore e il reality show. Scrive Razzi a Tonino: "Ho sopportato la tua indifferenza ai miei sforzi di essere all’altezza, le mortificazioni e le offese più o meno esplicite sul mio conto” e, colpo di teatro, ”mia moglie ne sa qualcosa per essersi ammalata a causa delle mortificazioni procuratemi dal tuo comportamento”.

Razzi, eletto dagli italiani all'estero, è un politico molto coinvolto nello sport. Sul suo sito, ci sono foto con parecchie celebrities, da Cannavaro a Fabio Capello. Fa però un po'di confusione con la storia, perché sempre nella lettera a Di Pietro scrive ”Caro Antonio, non sono Pietro Micca. Non sono quello che lancia la stampella contro il nemico e decide di soccombere”. Veramente era Enrico Toti, ma fa niente. Forse perché vive in Svizzera, chi lo sa.

E'comunque significativo che il partito del giustizialista Di Pietro, che disse a Berlusconi in aula "lei è uno stupratore della democrazia", si stia in parte sgretolando verso una "deriva berlusconiana". E' il mezzo per giustificare il fine, ossia il volersi liberare dal "reuccio" di Montenero?