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26.01.2012

Formigoni scarica Minetti: tutta colpa di don Verzè

Il governatore: "Non doveva essere candidata", ma il sacerdote "me la descrisse come seria e impegnata". E prende le distanze anche da Nicoli Cristiani e Ponzoni

FOTO Nicole Minetti story


(Ansa)
formigoni,minetti,don verzèLa fiera intrappolata nella tagliola, per difesa, aggredisce. Forse è questo l'atteggiamento del momento di Roberto Formigoni, il "presidentissimo" della regione Lombardia che sta vedendo erodere la sua (quarta consecutiva) giunta poco alla volta. Formigoni è anche in questi giorni "oggetto di scambio" nella mente di Bossi, che ha deciso di far cadere dalla torre lui se non cadrà Mario Monti. Sta di fatto che il governatore, in un'intervista a Panorama, si libera in un sol colpo di un po' di sassolini nelle scarpe. 

Riguardo Nicole Minetti, Formigoni è chiaro e dice che "non doveva essere candidata". Ma ecco il colpo di scena: "All’epoca era solo una ragazza di Rimini arrivata a Milano per studiare, che aveva fatto la ballerina a Colorado cafè per mantenersi all’università e poi era diventata igienista dentale all’ospedale San Raffaele. Chiesi informazioni al fondatore don Verzè, che me la descrisse come seria e impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta del partito d’inserirla nel mio listino". Capito il concetto? La ragazza si è confessata, garantisce don Verzè, che nel frattempo non può più rispondere. Chissà cosa ne penserebbe don Giussani, che di Formigoni dovrebbe essere il riferimento teologico.

Formigoni parla anche dei casi Nicoli Cristiani e Ponzoni, i due esponenti del Pdl in regione arrestati nelle scorse settimane. "Erano entrambi nella precedente giunta, ma non in quella attuale. Si sono candidati e hanno preso un sacco di voti, ma se non li ho voluti riconfermare in giunta una ragione ci sarà". Tutto passa, Formigoni resta. Amen.



25.01.2012

Sfigati e non, i politici con e senza laurea

Dopo le affermazioni di Martone, ecco un panorama dei politici non laureati. Si sentiranno sfigati anche loro?

FOTOGALLERY Da D'Alema a Bossi e Prestigiacomo, i politici "sfigati"

Michel Martone (La Presse)
martone,sfigatoIl viceministro Michel Martone non pensava di fare così scalpore per la sua dichiarazione sugli studenti "sfigati" se conseguono la laurea dopo i 28 anni. O forse sì. Sta di fatto che la Rete si è scatenata e lui ha corretto il tiro, precisando:  "Non mi riferivo a tutti quei ragazzi che per necessità, per problemi di famiglia o di salute o perché devono lavorare per pagarsi gli studi, sono costretti a laurearsi fuori corso. Mi rivolgo piuttosto a tutti quegli studenti che, pur vivendo a casa con i genitori e non avendo avuto particolari problemi, si laureano 'comodamente' dopo i 28 anni".

L'affermazione di Martone fornisce però un ottimo spunto per fare una piccola panoramica sui politici laureati, ma soprattutto no. Chissà se si sentiranno degli sfigati. Ad esempio, Baffino D'Alema, fermatosi prima della tesi alla Normale di Pisa, cosa che intellettuali del calibro di Umberto Eco gli rinfacciano con battute mordaci. Oppure Stefania Prestigiacomo, ferma alla maturità linguistica. O ancora "Cicciobello" Rutelli e "Waterloo" Veltroni. Passando per i tentativi (vani) di Umberto Bossi a Medicina, fino ad arrivare a Piero Fassino, che la laurea la prese e a pieni voti, ma soltanto nel 2009. L'emblema dello sfigato, secondo quanto detto da Martone.

Ricordiamo che il tema lo sollevò, da un'altra angolazione, anche Silvio Berlusconi, fiero della sua laurea in Giurisprudenza conseguita a 25 anni. Il Cavaliere provocò i suoi avversari dicendo che, in molti casi, non avevano neanche la laurea. Vero, ma non soltanto a sinistra. E non serve indicare alcun riferimento.



24.01.2012

Minzolini fa Fede

Il direttore silurato dal Tg1 al posto di Emilio al Tg4? Lui dice: "Penso solo alla causa contro la Rai"

FOTO Minzolini story

(Ansa)
minzolini,fede,emilio fede,tg1,tg4La fantapolitica spesso si sposa con la fantaRai (e Mediaset). Ed ecco che iniziano a circolare le voci sul probabile successore di Emilio Fede al Tg4. Il nome che spunta è quello di Augusto Minzolini, il "direttorissimo" come lo chiamava Berlusconi. Lo riporta Italia Oggi.

Fede sta sbottando per la questione Tg4, non gradisce il ridimensionamento eppur continua a guidare il telegiornale, convinto, come riporta il quotidiano,  che "se mai ci fosse uno show down, il suo amico di sempre, Silvio Berlusconi, che, secondo Fede, in questa fase si tiene defilato, riuscirà a salvarlo dagli appetiti della nuova dirigenza di Mediaset che invece vede in lui il passato".

Si sono fatti più nomi per il Tg4, tra i quali il condirerttore di Libero Franco Bechis e Maurizio Belpietro. Su tutti, però, è dato in vantaggio Minzolini, "silurato" dal Tg1 (che si appresta a confermare Alberto Maccari) e in causa contro la Rai: proprio questo sarebbe il problema principale se lui accettasse la poltrona del Tg4. E Minzolini stesso ha dichiarato che pensa soltanto alla causa. Vedremo come andrà a finire. Questioni di Fede.



23.01.2012

Bossi il taglialegna

A Milano il Senatùr ha parlato anche di centrali a legna, che sono "il nostro petrolio". Nostro padano, ovviamente

VIDEO Bossi a Berlusconi: "Molla questo governo infame"


bossi,berlusconi,montiSulla manifestazione della Lega in piazza Duomo a Milano, tutti si sono soffermati sulla (finta) pace tra cerchio magico e maroniani, sugli insulti di Bossi al governo Monti, sulle sue minacce a Berlusconi, come naturalmente sui fischi dei militanti e sulle bandiere della Tanzania che sventolavano insieme a quelle del Carroccio, con riferimento al fondo d'investimento nel paese delle spezie e dei safari. Pochi però hanno colto un passaggio di Bossi che fa quasi sorridere. Secondo il Senatùr, per risolvere il problema dei costi dell'energia bisogna tornare alle centrali a legna, perché "il nostro petrolio è la legna da ardere dei boschi”. Ecco qui il petrolio padano, ciùmbia.

Altro che dibattiti sul nucleare o investimenti sull'eolico. Vai di tagliaboschi su e giù per la val Camonica. Basta con le polemiche sterili sul gas: liberalizziamo le foreste e mandiamo i giovani padani a segare tronchi. Potrebbero essere anche i nuovi modelli per la versione italiana del catalogo Ikea: camicia a quadri, pantaloni alla zuava e un piatto fumante di pizzoccheri.

La piazza avrà gradito? O avrà sentito? Giacché, come scrive qualche militante leghista sui social network, "alzare la musica al massimo per non far sentire la piazza è roba da Corea del Nord". Pyongyang, però, fa paura al mondo con i suoi test nucleari. Qui, al massimo, si proverà una nuova motosega nei dintorni di Livigno.



Monti fa il funerale al ponte sullo Stretto di Messina

Il progetto si affossa definitivamente. Finisce un altro dei sogni di Berlusconi

Liberalizzazioni, tutte le misure: da notai a farmacie e gas

(Ansa)
monti,stretto messina,ponte messinaIl ponte sullo Stretto di Messina è, forse, definitivamente morto. Il governo Monti ha sospeso il finanziamento dell'opera, peraltro già anticipato nell'ultima fase del governo Berlusconi. Siamo sul miliardo e 600 milioni di euro, cifra "di partenza" ben inferiore a quella totale prevista (circa 8 miliardi).

L'opera più discussa probabilmente del millennio è forse giunta al capolinea. E'inevitabile il riferimento al sogno, uno dei tanti, che aveva Silvio Berlusconi, per cui il ponte sullo Stretto rappresentava la concretizzazione del "miracolo italiano" e per quel ponte il Cavaliere ha speso tante parole e sfruttato tanti salotti di Porta a porta. Invano. Compreso, come di sua abitudine, qualche riferimento amoroso, come ricorda su La Stampa Mattia Feltri: "Così si potrà andare in Italia dalla Sicilia anche di notte: se uno ha un grande amore dall’altra parte dello Stretto potrà andarci anche alle tre del mattino, senza dipendere dai traghetti". Ah, il Cavaliere innamorato: ora quel monogamo ingessato di Monti cancella tutto.

E i soldi che fine faranno? Rosa Calipari, vicepresidente dei deputati Pd, si augura siano destinati a opere sul territorio, il quale ha bisogno di infrastrutture primarie ben prima di un ponte che non si saprebbe come raggiungere con facilità. Rimane il fatto, come chiosa ancora Mattia Feltri, che il ponte sia "un indiscusso monumento, sebbene non se ne sia posato un mattone: un monumento all’Italia del non fare che, Berlusconi o non Berlusconi, cento ne pensa e forse una ne fa".