Le scimmie e gli oranghi

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Nasci in Nigeria, scappi da Boko Haram perché sei perseguitato come cristiano, affronti una traversata nel Mediterraneo con tua moglie che perde un figlio, arrivi a Fermo e ti uccidono perché reagisci a chi insulta tua moglie, dandole della “scimmia africana”. Se ti chiami Emmanuel, questa è stata la tua vita. Se ti chiami Chinyery, la tua vita continua, ma a metà per aver perso, dopo tuo figlio, anche tuo marito e in questo modo.

Il silenzio dei “soliti noti” su Emmanuel è molto assordante e molto complice. E quando non è silenzio, è anche peggio, del tipo “se l’è cercata”. Michela Murgia ha scritto su Twitter che i maestri dell’omicida di Emmanuel siedono in Senato e sono quelli che assolsero Calderoli quando diede dell’ “orango” all’ex ministra  Kyenge. Duro, ma condivisibile. Le parole pesano, soprattutto quando innescano fatti ancora più gravi.

Siamo una società ormai basata sull’odio, sul rifiuto dell’altro, sul “noi e loro”, già soltanto (si fa per dire) partendo dagli scontri tra commandos renziani e commandos grillini a colpi di hashtag e di celodurismo, tanto caro a Salvini che sta cercando, di nuovo, di portare acqua al suo mulino verde con pennellate sempre più nere.

Vada per primo il presidente Mattarella ai funerali di Emmanuel a Fermo, a far capire al Parlamento che scimmie e oranghi sono la stessa cosa. Vadano tutti. Vadano i M5S, molto silenziosi sulla vicenda (ma proprio nessuno nessuno ha qualcosa da dire?). Vada Berlusconi, se davvero vuole dire ancora la sua e fare davvero una cosa importante che non sia un discorso dal predellino. Vada Ernesto Carbone, invece di fare #ciaone a chi la pensa diversamente da lui. E così via. Se no, finiremo nemmeno tanto lentamente come i paesi xenofobi e populisti che a parole diciamo di condannare.

 

Le scimmie e gli oranghiultima modifica: 2016-07-07T15:43:17+00:00da davideracconta
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