La Brexit e il 1989

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Per noi che nel 1989, quando cadde il muro di Berlino, avevamo 19 anni, risvegliarsi stamattina e leggere i risultati del referendum sulla Brexit è stato un trauma. O almeno per me.

Per me che nel 1990 avevo 20 anni, che viaggiai in tutta l’Irlanda col mio primo Interrail (più traghetto dalla Francia), che una sera in un ostello ascoltai un ragazzo nato e cresciuto a Berlino Est che raccontava a tutti noi, rapiti dalle sue parole, cosa successe nel 1989, ecco: risvegliarsi stamattina è stato come rendersi conto di esser stati ciechi e sordi per molto tempo.

I giovani d’oggi nel Regno Unito erano come i giovani di ieri e hanno votato Remain. I vecchi hanno votato Leave: molti di essi – scusate il cinismo –  potrebbero esser morti tra due anni quando i trattati di uscita dalla UE per il Regno Unito saranno ultimati. Ma hanno deciso anche per chi ci sarà.

I giovani e il futuro hanno perso, anche stavolta, in un’Europa che dal crollo del muro sta virando verso l’ergersi di tanti altri muri.

Siamo stati in tanti, ciechi e sordi, nonché ostinati. Tanti in UE (Merkel e BCE, per dire), tanti in UK (capolavoro suicida di David Cameron, shame), tanti in Italia. La mia generazione ha di nuovo perso. Né sta esprimendo chissà quali eccellenze per controbattere, davvero, ai populismi che stanno avvolgendoci con le proprie paure.

Non ci possiamo arrendere a Farage, a Le Pen, a Orban, a Wilders, a Salvini. Ripartire, però, sarà difficile: ci vorrebbe lo spirito del 1989, senza essere ciechi e sordi.

La Brexit e il 1989ultima modifica: 2016-06-24T10:07:26+00:00da davideracconta
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