Pride 2015, #lavoltabuona o forse no

pride2015

Qualcuno twitterebbe che questa sia  #lavoltabuona : chissà se davvero lo sarà. I due Pride 2015 che potremmo chiamare MiTo (Milano e Torino) sono arrivati esattamente un giorno dopo la decisione della Corte Suprema di legalizzare i matrimoni gay negli Usa interi, con plauso di Barack Obama. Non è un segnale da poco. Ed è una grande risposta, anche se oltreoceano, ai deliri di Adinolfi e compagnia cantante del Family day. Giuliano Pisapia, dal palco di Milano, ha sfoggiato grande ottimismo. Piero Fassino (prima volta del sindaco di Torino a un Pride) è convinto che la legge sulle unioni civili arriverà in porto. E noi?

A giudicare da chi era a manifestare nelle vie di Milano, mi sembrerebbe di sì. Il Pride è sempre la festa con carri, musica e striscioni che conosciamo, ma è sempre più anche una presa di coscienza e ha sempre più supporter che con l’omosessualità non c’entrano niente e che semplicemente si sono resi conto che la crisi del nostro Paese passa anche dall’arretratezza in termini di diritti civili e pari opportunità (inserire voci a piacere sul tema: l’elenco è purtroppo lungo). A proposito, ho notato con piacere una presenza maggiore di donne al Pride, cosa per nulla scontata: perché, tanto per cambiare, anche qui c’è quantomeno da equiparare omosessualità femminile a quella maschile, in termini di peso e visibilità.

A giudicare dalla politica, invece, non so quanto siamo vicini.  Se guardiamo la mappa degli stati europei in cui esistono leggi che vanno dalle semplici unioni civili ai matrimoni gay, l’Italia diventa una enclave. E’ letteralmente imbarazzante. Ma non solo: si sta creando una corrente di pensiero che va oltre l’omofobia e la chiusura dei vari Giovanardi e Binetti. E’ un nuovo razzismo che scomunica tutti coloro che non sono allineati a un pensiero teocon che, ripeto, va oltre quello che già conoscevamo e cerca di puntare sulla paura (l’ultima trovata: l’arrivo dei “gender”), perfettamente in linea con quel proto nazismo che si sta espandendo in mezza Europa e che ha fior di rappresentanti a Strasburgo. Ciononostante, l’Ue si è espressa più volte nel modo che conosciamo sul tema e che i nostri di cui sopra continuano a ostacolare. Ma è chi governa che deve decidere, e in fretta, facendo pesare i numeri sul Parlamento: se no, il treno potrebbe ripassare tra molto tempo.

Ecco, gli sforzi della politica dovrebbero andare verso questa direzione. Perché, come sempre ricorda il bravo Danilo Masotti (in arte @umarells) #ilgiornodopononsuccedemaiuncazzo e perché, quindi,  tornare tra un anno al Pride con le sfliate, i cartelli e i coriandoli senza che nulla sia cambiato, sarebbe soltanto un divertente sabato pomeriggio.

Pride 2015, #lavoltabuona o forse noultima modifica: 2015-06-29T13:48:46+00:00da davideracconta
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