Lega, Bossi non parla e Maroni lo blinda

Libero parla di resa dei conti dopo i ballottaggi e di “nuovo cerchio magico” attorno a Bossi. E i fan di Maroni lanciano la campagna con i suoi occhiali rossoneri 

FOTO La campagna “La vedo come Maroni” 

ELEZIONI AMMINISTRATIVE Tutti i risultati per città

(Ansa)

la vedo come maroni,bossi,maroniIl dopo elezioni amministrative è amaro per molti, ma l’unico a non commentare è stato Umberto Bossi. Perché? Libero ipotizza una resa dei conti tra il Senatùr e Bobo Maroni entro quindici giorni, facilmente dopo l’esito dei ballottaggi che potrebbero, forse, salvare il salvabile in Lombardia, dove in grandi centri come Como e Monza il Carroccio è sparito. Ma il quotidiano parla di “nuovo cerchio magico” per fare pressioni su Bossi, composto tra gli altri da Roberto Castelli e Francesco Speroni. 

Nel frattempo, Maroni si gode il successo a Verona di Flavio Tosi, il quale dice chiaramente che Bossi dovrebbe “fare il padre nobile” della Lega e quindi lasciar perdere la ricandidatura alla segreteria. Ma ci sono altri segnali importanti: il quotidiano La Padania, una volta in mano al primo cerchio magico, ieri esaltava “il modello Verona” di Tosi. E a TelePadania la conduttrice del telegiornale Camilla Vanaria s’è presentata con gli occhialini rossoneri di Maroni, che stanno facendo tendenza: è nata la pagina Facebook “La vedo come Maroni“, una campagna pro Bobo che gioca sull’oggetto che lo contraddistingue. 

E Bossi, appunto, non parla. Forse anche per la grana di suo figlio Renzo e della sua laurea in Albania, la nemesi del Trota. Quale campagna potrebbe contrapporre Bossi a “La vedo come Maroni”? Forse “Muto come un pesce” (Trota). 

4 pensieri su “Lega, Bossi non parla e Maroni lo blinda

  1. Amministrative (parziali) 2012.! Tra dodici giorni, dopo l’esito dei ballottaggi, all’interno della Lega, non ci sarà nessuna resa dei conti.!!! Tutto sarà come prima.!!! Il danno.? Quale danno.? La Lega ha perso un po’ di voti, un po’ di seggi e qualche sindaco.! Ma il risultato di Verona, oltre ad essere ampiamente compensativo di ogni perdita, è una strategia valida per conquistare, o mantenere, posizioni acquisite.! E’ da Verona che bisogna partire, con impegno serio, onesto, trasparente, senza gioco di bandiera, senza baronie e nepotismi, senza fanfaronate e starnazzate di piazza, senza promesse di federalismo fiscale e secessione e, soprattutto, senza connivenze con il malaffare organizzato che ha trovato nell’opulenza del Nord.Italia un terreno fertile, per i propri loschi affari, e nella Lega un ottimo mezzo per ripulire lo sporco denaro.!

  2. x Bryh
    Per ripuire lo sporco denaro c’è già lo IOR, la piu’ grande lavatrice di denaro sporco al mondo.

    La Lega si è completamente sputtanata e te lo dice uno che in passato l’aveva votata una volta per l’elezione di Cota in Piemonte e una volta per l’elezione della giunta Freschi-Bonanno come prosindaco del mio paese.

    Bossi cavalco’ la protesta popolare e vinse. Grillo oggi fà la stessa cosa, ma speriamo non le stesse ladrate e connivenze con il potere marcio invece di starsene fuori ad appoggiare solo le proposte di legge intelligenti e utili per il Paese e bocciare invece quelle ad partitum o ad personam.

  3. Elementare Watson!!!
    Bossi mediando col MAFIOSO E PIDUISTA Berlusconi dove voleva e poteva arrivare???
    Errori fatti anche dal PCI quando mediava
    con qualche imprenditore in nome: o del compromesso capitale/lavoro sulla scia di un riformismo da REAL-POLITIK in una realta’ evoluta capitalisticamente parlando dove la tradizionale classe operaia/contadina era compressa col crescere dei VARIOPINTI ceti/medi; o di OPPORTUNISMI BECERI, approfittando della scarsa cultura, almeno in passato, di molti ceti popolari!!!

  4. Da Internet:

    Casini suona il liberi tutti. Le elezioni amministrative sono andate maluccio. Tanto che Pier Ferdinando Casini cinguetta su Twitter: «Il Terzo Polo non serve più». In realtà, già prima del voto del 6 maggio, il leader dell’Udc aveva in mente prospettive più ambiziose. Per ora, lo chiama Partito della nazione, ma con tutta probabilità il nome cambierà ancora. L’ambizione è creare una casa capace di ospitare gli orfani della Dc, ma anche del Psi, e gli spaesati di Forza Italia e, soprattutto, i tecnici del governo Monti, affascinati dalla prospettiva di continuare a fare politica. Ma senza dubbio a Casini non serve più tenere insieme le sigle che hanno dato vita al Terzo Polo. Anzi, i centristi auspicano che anche Futuro e libertà, l’Api di Rutelli e l’Mpa di Lombardo vogliano «sciogliersi in un movimento dei moderati e dei riformisti».

    «Fli non serve più». E qui nasce il problema. Raccontano che Fini non abbia preso affatto bene l’accelerazione di Casini e il de profundis per il Terzo Polo. Di qui il frettoloso faccia a faccia tra i due. Che, ovviamente, alla fine dell’incontro, assicurano di essere sempre in perfetta sintonia. Cosa che potrebbe essere vera perché, in realtà, il leader di Fli ha condiviso l’idea di «andare oltre il cartello terzopolista» già prima del voto del 6 maggio. «Non serve un partitino del 4,5 per cento che si accontenti di svolgere la funzione di ago della bilancia», ammoniva alla convention futurista di Pietrasanta. Traduzione: inutile insistere con l’idea di coltivare un partitino che si accontenta di vivacchiare. Fli, insomma, secondo il suo leader, è stata un’esperienza «nobile e valorosa», ma destinata ad estinguersi, con buona pace di coloro che hanno sperato in un suo rilancio, se non altro per avere la possibilità di occupare poltrone e poltroncine. Speranza delusa, perché Fini, ora più che mai, ha intenzione di «navigare in mare aperto». Con Casini, perché no, sempre che quest’ultimo non voglia semplicemente ritornare all’alleanza con il Pdl. Per questo, il presidente della Camera ha voluto subito incontrare Casini.

    Fini vuole unire moderati e riformisti. Tuttavia, al momento, vuole essere ottimista e prova a scommettere sul nuovo Partito della nazione. Se il progetto prevedrà il coinvolgimento di tutti i moderati e i riformisti, non solo del Pdl, lui ci sarà. Lui. Ma che fine farà Futuro e libertà? Il vice presidente, Italo Bocchino, parla ancora di una federazione con l’Udc, l’Api e Lombardo. «Code del pleistocene», chiosano i fedelissimi del presidente della Camera. D’altronde, Fini immagina un orizzonte davvero futurista. E per raggiungerlo è anche pronto a sacrificare, una volta di più, parte dei suoi. E’ questa la paura che agita i finiani ex An, che si arroccano della «difesa dell’identità» e, per esorcizzarla, invocano, ancora una volta il ritorno nella politica attiva del capo.

    I protagonisti sopravvivono ai partiti. Ancora lo stesso tormentone: Fini lasci la presidenza della Camera e guidi la riscossa del partito spiegando il progetto del nuovo patriottismo repubblicano in tutta Italia. Gli appelli si moltiplicano sui social network. Ma Fini, al quale manca un anno per concludere il suo mandato alla guida di Montecitorio, non ha nessuna intenzione di lasciare prima del tempo. Non lo ha fatto quando contro di lui si sono scatenati i gossip confezionati ad arte da Lavitola, figuriamoci adesso. Anzi, è convinto di trarre maggiore forza proprio nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, che può tenerlo al riparo dalla tempesta che rischia di travolgere i partiti. I partiti, appunto, non i protagonisti di quel cambiamento che ha portato alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti. E Fini ha dalla sua il merito di aver alzato il dito contro il Cavaliere al momento giusto, provocando il primo scossone nel centrodestra. E’ questo il capitale che gli permetterà di restare sulla scena politica. Anche senza Futuro e libertà.

    E ALLORA AVANTI CON PARTITI NUOVI, NUOVI FINANZIAMENTI, NUOVI SEGRETARI, NUOVI PORTABORSE, NUOVE AUTO BLU, NUOVI AUTiSTI, NUOVI INTRALLAZZI !!! AVANTI CON IL NUOVO PER RIMANERE NEL VECCHIO !!!

Lascia un Commento