UdEur niente affitto, Mastella sfrattato

Morosità per 22mila euro più tremila di spese. Lui: Non siamo in Parlamento e non possiamo contare su grandi finanziamenti

FOTO I costi (e gli sprechi) della politica italiana

(Ansa)
mastella. udeur,costi della politicaSì, è vero, queste sono le giornate di Luigi Lusi e di Francesco Belsito, ma a proposito di costi della politica a qualcuno potrà interessare che l’UdEur di Clemente Mastella ha abbandonato, pare in fretta e furia, la sua ultima sede di Roma senza pagare un conto molto salato di 22mila euro di affitto (circa 2.500 al mese) e 3.200 euro di spese condominiali. 

Mastella, che tutti ricorderanno si lamentava per la misera diaria dell’europarlamentare, ammette le morosità e al Corsera dice: “Noi non essendo presenti in Parlamento non possiamo contare su grandi finanziamenti e l’affitto era troppo alto. Ma voglio essere chiaro: se ci saranno problemi, salderemo tutto”. Nel frattempo, però, l’ultimo che ha chiuso la porta lo ha fatto portandosi via tutto, dai pc alla cancelleria ai faldoni del partito. Genere fugone, insomma.

Il condominio è in rivolta, nonostante per le spese condominiali pare abbia provveduto il proprietario per placare gli animi. Sull’affitto, si sta andando per avvocati e c’è chi, nel palazzo, ironizza su Mastella, che candidamente si giustifica dicendo: “Ci abbiamo provato autotassandoci tra pochi amici, ma alla fine ci siamo dovuti arrendere. Il nostro core business d’altronde è in Campania, lì mica possiamo chiudere sedi“. Certo: sugli affitti, invece, non si sa. 

15 pensieri su “UdEur niente affitto, Mastella sfrattato

  1. Vi rendete conto che paghiamo tutto noi: case, appartamenti, auto con autista, viaggi, vacanze, pranzi, cene, feste, vacanze mari e monti, chef e camerieri privati, puttane, trans e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
    Non passa giorno che non ne salti fuori una nuova. E poi vorrebbero anche essere creduti? Vorrebbero la nostra fiducia? Ma allora sono anche cretini oltre che ladri e profittatori !

  2. Clemente Mastella (n.1947 a Ceppaloni (BN)), ancora europarlamentare, una carriera politica da fare spavento, sarà ricordato nei Libri di Storia come colui che, insieme a quel Dini, ha fatto crollare il Governo Prodi, l’unico Governo serio che ha avuto l’Italia.! E’ strano che ancora circoli anche per le vie della Capitale e che nessuno lo abbia preso a calci allo scadere della prima mensilità di affitto di casa o di condominio.! Non inseguitelo.!!! Lasciatelo andare.!!! Dategli anche quello che gli spetta, ma lasciatelo andare.!!! Non è una fuga dagli altri, la sua, ma una fuga da se stesso… se ne ha la faccia per riconoscerlo.!!!

  3. mi associo al matteo sopra….qui si comincia a scoperchiare gli altarini……Quello che pero’ il signor Monti dovrebbe non chiedere al popolo i sacrifici che tanti non possono portare avanti.li dove vive e transita dovrebbe tagliare,senza andare troppo lontano…solo nel raggio di 500metri…recupera sicuramente un terzo del debito …

  4. Parlare di Mastella è del tutto inutile. E’ una persona tr le più squallide che siano state sedute negli scranni del nostro Parlamento. Pensate che pretese di mettere la moglie nel listino alle elezioni per il Consiglio Regionalale della Campania. Ci riuscì e quindi la campagna elettorale fu a “costo zero”, poche come tutti sanno, i candidati “preposti” nel listino entrano per diritto se vince lo schieramento cui appartengono. Ciò detto vorrei aggiungere, e questo pochi lo sanno, che Mastella da giovane entrò in RAI come giornalista, senza concorso e con la raccomandazione di De Mita, del quale lo stesso fu “portaborse e ragazzo di bottega”. Grazie sempre al suo “protettore” non ha mai lavorato in RAI poichè impegnato in politica, e oggi percepisce la pensione di giornalista RAI in pensione. A questo vitalizio aggiungasi la pensione di deputato, quella di senatore e non guasta se in famiglia c’è anche “l’entrata” mensile di Sandra Lonardo ancora in carica al Consiglio Regionale col secondo mandato. Per non parlare del suo stipendio di Parlamentare Europeo che presto si tramuterà in vitalizio poichè tra 18 mesi si rinnoverà il Parlamento Europeo. Che facciamo adesso per Pellegrino (figlio) che percepisce solo un reddito di 8.000 euro mensili per un incarico che gli fece avere il “potente genitore”?
    Un’idea ce l’avrei: facciamoci promotori di una raccolta fondi per farlo stare ai livelli economici del PADRE. E IO PAGO!!! … Avrebbe detto il grande Eduardo.
    P.S. : Un pensiero mio personale giunga a tutti i Mastella : MI FATE SCHIFO!!!!!!!

  5. x Parascandolo.
    Copio-incollo da Internet, data la mia somma ignoranza, come asserisci tu. Non dubito che tu abbia la forza di leggere tutto.

    La stagnazione e la recessione
    Due gradi diversi della crisi economica. Entrambi misurati sul Pil
    FacebookTwitter

    NUOVI SCENARI
    Inflazione, stagflazione, recessione. Impariamo a muoverci tra i termini che spaventano gli economisti di tutto il mondo
    La stagnazione è una fase dell’economia caratterizzata da una crescita minima o nulla del prodotto interno lordo (Pil), della domanda e dell’occupazione. Nel ciclo economico che caratterizza da sempre le economie capitaliste segue la fase di espansione dell’economia ed è il momento in cui si inverte la tendenza di crescita. Si accompagna anche al rallentamento della crescita dei prezzi.

    Va distinta dalla recessione che è la fase successiva del ciclo economico che è caratterizzata da una contrazione del Pil più accentuata. Più precisamente si considera:

    • stagnazione se il Pil si riduce di meno dell’1% rispetto all’anno precedente (esempio: anno 1, Pil 100; anno 2, Pil 99,5 = -0,5%, stagnazione o crisi);

    • recessione se il Pil si riduce di più dell’1% rispetto all’anno precedente (esempio: anno 1, Pil 100; anno 2, Pil 98 = -2%, recessione).

    Negli Usa tecnicamente si parla di recessione se il Pil diminuisce per almeno due trimestri consecutivi.

    Il Pil e i suoi cugini

    Come si vede, l’unita di misura della crescita o della contrazione dell’economia è il prodotto interno lordo (o gross domestic product, Gdp) definito come il valore complessivo di tutti i beni e servizi prodotti in un paese. Si considera solo il valore finale, cioè non quello delle produzioni intermedie (ad esempio una casa viene compresa nel Pil per il suo prezzo di vendita e non per il costo del cemento, degli impianti, della manodopera ecc.).

    Sono in molti a considerare il Pil un’unità di misura insufficiente a calcolare il livello di benessere in una società complessa. Ad esempio considera i beni materiali ma non quelli intangibili. Arriva inoltre a calcolare come “valore” anche alcuni costi sociali e ambientali e, al contrario, non considera le attività non profit. Di fatto, si occupa solo delle transazioni di mercato.

    Questo limite è sempre più evidente e ha spinto a formulare indici alternativi come il Gpi (Genuine Progress Indicator) ovvero l’indicatore del progresso autentico, e addirittura il Fil (Felicità interna lorda) un parametro adottato da uno Stato, il Bhutan.
    __________________________________________

    L’inflazione
    Tipologie e cause. L’inflazione “core”. Le leve per controllarla
    FacebookTwitter

    NUOVI SCENARI
    Inflazione, stagflazione, recessione. Impariamo a muoverci tra i termini che spaventano gli economisti di tutto il mondo
    L’inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi e parallelamente la perdita di valore del denaro: con la stessa cifra posso comprare di meno. E’ celebre la battuta di Ugo Tognazzi: “Inflazione significa essere povero con tanti soldi in tasca”. In Italia il tasso di inflazione ufficiale viene calcolato dall’Istat.

    Ci sono due tipi principali di inflazione:

    • l’inflazione da domanda, che si accompagna alla crescita economica: si ha quando i redditi (e quindi la capacità di spesa) delle persone salgono più in fretta della quantità di beni e servizi sul mercato. La domanda non riesce a essere soddisfatta e questo fa aumentare i prezzi perché si è disposti a pagare di più lo stesso bene. Un effetto che si ha anche se la disponibilità di un bene diminuisce e la domanda rimane uguale.

    • l’inflazione da costo, che può verificarsi anche in fasi di stagnazione o recessione (dando origine alla cosiddetta stagflazione): si ha quando salgono i costi di produzione di un bene o servizio e di conseguenza aumentano i prezzi di vendita. Tra i costi di produzione ci sono quelli delle materie prime, dell’energia o del lavoro.

    Il rischio che si sta delineando i questi ultimi tempi è proprio quello di un’inflazione da costo trainata dall’aumento del prezzo del petrolio a causa della crisi nordafricana. Un esempio storico simile è rappresentato dallo shock petrolifero del 1973-75 e del 1979-80.

    I “rimedi” per l’inflazione

    Uno dei compiti principali delle banche centrali, infatti, è quello di tenere sotto controllo l’inflazione agendo sui tassi d’interesse:

    • aumentando i tassi (cioè l’interesse da pagare per ottenere un prestito) il denaro costa di più quindi se ne riduce la quantità in circolazione e questo “raffredda” l’inflazione;

    • diminuendo i tassi, invece, si stimola la crescita economica (perché ottenere denaro per investimenti costa meno) ma si induce anche un aumento dell’inflazione.

    L’inflazione “core”

    Si parla anche di inflazione “core” per intendere quella calcolata senza i prezzi dell’energia (petrolio e gas) e delle materie prime, cioè due variabili influenzate spesso da fattori “extra-economici” – come le carestie o l’instabilità politica di un’area, appunto – e poco controllabili dalle banche centrali. Facendo riferimento solo all’inflazione “core” si isolano gli elementi controllabili dalla politica economica ma si rischia di dare un’immagine falsata della realtà che tranquillizza la gente ma rischia di innescare altra inflazione.

    L’inflazione fa bene al debito

    Va da sé che gli unici avvantaggiati dall’inflazione sono i soggetti indebitati, perché la perdita di valore del denaro fa sì che il valore reale del capitale da restituire sia inferiore a quello del capitale preso in prestito precedentemente. (A.D.M.)
    ________________________________________

    La stagflazione
    Inflazione più depressione economica, l’ipotesi più temuta
    FacebookTwitter

    NUOVI SCENARI
    Inflazione, stagflazione, recessione. Impariamo a muoverci tra i termini che spaventano gli economisti di tutto il mondo
    Il peggiore degli scenari possibili: è la situazione in cui l’economia in stagnazione o addirittura recessione (con conseguenti alti livelli di disoccupazione) ma contemporaneamente si registra un alto tasso di inflazione.

    La stagflazione è un paradosso dell’economia. Infatti, secondo le teorie economiche classiche, l’inflazione è la naturale conseguenza dell’espansione economica e quindi di un aumento del potere di acquisto della popolazione. Al contrario, in un periodo di in cui la produzione è ferma e la disoccupazione alta ci si dovrebbe almeno “consolare” con una stabilizzazione o addirittura una diminuzione dei prezzi (deflazione), perché la domanda è carente.

    La stagflazione è stata sperimentata negli anni ’70 (quando è anche stato coniato il termine) durante la crisi petrolifera: il Pil (prodotto interno lordo) si contraeva e i prezzi aumentavano (spinti dall’aumento del prezzo del petrolio). E’ tipico della stagflazione, infatti, che la spinta inflazionistica non venga da un aumento della domanda ma da fattori “esterni” e indipendenti dal ciclo economico, come il rialzo del prezzo del greggio per ragioni geopolitiche. (A.D.M.)
    ____________________________________________

    Il debito e il deficit pubblico
    Due concetti che spesso vengono confusi. Lo spread misura la loro salute
    Pubblicato il 29/11/11 in Crisi economica, le parole-chiave| TAGS: crisi economica, debito pubblico, deficit, spread
    FacebookTwitter

    NUOVI SCENARI
    Inflazione, stagflazione, recessione. Impariamo a muoverci tra i termini che spaventano gli economisti di tutto il mondo
    Il debito pubblico è quanto lo Stato deve ai suoi creditori, cioè tutti coloro (dai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie, agli Stati esteri) che comprando titoli di Stato finanziano la spesa pubblica. Attualmente il debito dello Stato italiano si aggira sui 1.900 miliardi di euro.

    Secondo il Patto di stabilità, l’accordo-base dell’Unione monetaria europea, il rapporto tra il debito e il Pil non deve superare il 60%. Ciò serve a garantire che le risorse che arrivano, sotto forma di entrate fiscali, dall’economia reale – il prodotto interno lordo, appunto – siano sufficienti a finanziare la spesa pubblica e a coprire il debito dello Stato nei confronti dei possessori di titoli pubblici. In Italia questo tetto è saltato da tempo e il debito ha superato il 120% del Pil. Un parametro che ci porta pericolosamente vicini al default.

    Il deficit pubblico, invece, è il “rosso” dello Stato, cioè la differenza tra quello che incassa e quello che spende. Sempre secondo il Patto di stabilità europeo questo rapporto non dovrebbe superare il 3% e in Italia è attualmente arrivato al 3,9%.

    Lo spread, il termometro di un debito malato

    Ai due concetti di debito e deficit è collegato un termine dei più “gettonati” in questo periodo, il famigerato spread. Si tratta della differenza di rendimento tra il titolo pubblico decennale tedesco (Bund), considerato il punto di riferimento in Europa per la stabilità e l’affidabilità, e l’equivalente italiano (Btp). L’aumento dello spread in realtà è un indice di debolezza del titolo che offre un rendimento maggiore. Lo spread aumenta quando gli investitori preferiscono il titolo emesso da uno Stato più affidabile, in questo caso il bund tedesco. In pratica lo Stato italiano è costretto a “promettere” un rendimento maggiore per invogliare i mercati a investire nei suoi titoli. Al contrario, quando lo spread si riduce significa che la percezione della rischiosità del nostro paese da parte degli investitori sta diminuendo.

    A novembre 2011 lo spread ha toccato il record storico (dalla nascita dell’euro) di 570 punti-base (cioè il 5,7%) di differenza “a favore” del titolo italiano: il Btp promette più del 7%, considerato il punto di non ritorno. Un rendimento troppo alto che indica solo il rischio di non poter essere pagato.

  6. Monti chiede agli Italiani di aiutarlo nella scoperta degli sprechi. Mi pare che sino ad ora sia vissuto in una caverna. Basta prendere i 4 libri di Stella e Rizzo e i 2 di Roberto Giordano. E’ tutto li’, tutto quanto. Ogni giorno un capitolo e in un anno l’Italia diventa il Paese piu’ ricco d’Europa !

    Mi viene da piangere se penso che si arrabattano il cervello per queste cose e chiedono pure aiuto a noi poveri cittadini sottoacculturati ! Ma poi penso che invece sia una mossa tattica veramente furba, perchè sul sito del Governo arriveranno solo commenti arrabbiati, insultanti e non costruttivi, cosi’ loro potranno dire: vedete? Non avete nulla da rimproverarci, quindi le cose staranno cosi’ come stanno !

    E come dicono a Napoli: io non so’ fesso, ma facenno ‘o fesso, ti faccio fesso. hehehehehe

  7. P.S.

    Non solo arriveranno insulti e frasi arrabbiate, ma arriveranno consigli solo su quegli sprechi, sperperi e privilegi della kasta che noi conosciamo e che sono un’inezia di quello che veramente c’è.
    Basta anche per noi leggere i libri che ho citato nel post precedente per renderci conto di tutto quello che non sappiamo.

    E qui ci marciano: se ci lamentiamo per un millesimo di sprechi che conosciamo, loro elimineranno quel millesimo e tutto il resto resterà, con il nostro beneplacito dato che non lo abbiamo segnalato e non ce ne siamo lamentati.

    No so dire se siano piu’ furbi o piu’ stronzi !!!

  8. Tutti concetti ben evidenziati nel recente passato, anche dal sottoscritto e che mi sono arcinoti, se poi ti soffermi su STAGFLAZIONE e andrai a pescare la passata
    polemica vedrai e riscontrerai che feci proprio l’esempio dei prodotti petroliferi,non solo come fenomeno comparso durante la crisi dei petrodollari, ma come esempio classico di rigidita’ di beni, che non possono essere
    alterati nella domanda, giungendo cosi’, all’apparente paradosso della stessa STAGNAZIONE ed INFLAZIONE nel medesimo momento!
    Se poi si nota come le concentrazioni OLIGOPOLISTICHE si evolvono con lo sviluppo capitalistico, questo relativamente nuovo concetto della STAGFLAZIONE, diventa sempre piu’ dominante in questa fase storica dell’ECONOMIA, superando le vecchie DINAMICHE del passato!!!

  9. Finalmete concordiamo. L’unica cosa che mi lascia titubante è la percentuale che separa stagnazione da recessione che sapevo fosse al 2%. Ossia, entro il 2% di calo del PIL si è in stagnazione, oltre in recessione. Ovviamente si calcola la media almeno nei 6 mesi e non di mese in mese. La curva dell’economia è lenta e i rimbalzi possono esserci in ogni momento. Per avere un dato stabile e credibile si devono prendere in esame almeno 6 mesi. La conferma è che ad ogni 3 x 4 vengono cambiate le stime, per la frenesia da notizia. Se gli “esperti” non fossero sempore cosi’ stressati, ma raccogliessero dati senza fare stime inattendibili ad ogni ora del giorno, sarebbero anche piu’ credibili e le agenzie di rating insegnano. Disse bene Montezemolo un giorno che Fiat perse il borsa l’8%: la Fiat di oggi non è diversa dalla Fiat di ieri. Il concetto è il medesimo.

  10. Si certo il 2% si parla di STAGNAZIONE oltre è recessione, ma, comunque è molto relativo, in quanto, con tali politiche EUROPEE, è fortemente prevedibile, gia’ da tempo, che siamo in recessione tranne in Germania che riesce molto bene a dettare le scelte di politica economia in tutta la UE, anche oltre la zona euro, perchè economia piu’ forte in occidente e cio’ è dovuto, oltre alla loro ATAVICA serieta’, anche alle scelte dello stesso Schroder che, durante il suo canciellerato, si dimostro’ un vero statista come lo furono un po’ tutti da Brandt passando per Schmidt fino a Kohl e la stessa Merkel!!!
    Proprio come in Italia…
    POLITICI degni di tal nome e che hanno tutto il diritto di GUARDARCI ed APOSTROFARCI con estrema CATTIVITA’!!!
    L’unificazione compiuta dopo la caduta del muro, pur se criticatissima dalla Germania ocidentale, pero’, bisogna riconoscere la GRANDE CAPACITA’ gestionale di tutta la classe dirigente, PUBBLICO/PRIVATO che in poco piu’ di un decennio hanno risolto con AMMIREVOLE successo la loro questione MERIDIONALE!!!
    Superiorita’ della RAZZA ARIANA averbbe detto Hitler in passato, ma nobile DIMOSTRAZIONE in occident, della grande capacita’ di non essere nè Buffoni, nè
    CIARLATANI DA STRAPAZZO come i nostri Craxi-Berlusconi (la nave va o i conti sono in ordine), con tutti i PIFFERAI sempre pronti ai SALAMALECCHI di maniera!!!

  11. Et voila, la storia si ripete. Elezioni maggio 2012, batosta per le destre e per la Lega, cosi’ come fu batosta per le sinistre alle ultime politiche, quando verdi e PRC furono addirittura sbattuti fuori dal Parlamento.

    Sale Grillo, come sali’ a furor di popolo la Lega 25 anni fa dicendo esattamente le stesse cose e cavalcando la giusta e doverosa protesta di tutti i cittadini italiani, senza distinzioni di classe.

    E sempre stato cosi’ da che mondo è mondo. In Francia dopo 17 anni torna al governo la sinistra che fu sonoramente battuta 17 anni fa. In Germania la Merkel sta perdendo consensi e cosi’ Cameron in Inghilterra.

    Si cambia ciclicamente, per non cambiare niente. La politica e tutta uguale e la dimostrazione è che ora nel Parlamento Italiano, unico caso al mondo, convivono nella stanza dei bottoni sia la destra che la sinistra che il centro. Arriverà finalmente un giorno in cui ci sarà un governo che si occuperà della vera gestione dello Stato e non delle ideologie che nei millenni hanno portato solo guerre, morti e ltigi. E il primo che parlerà ancora di ideologie vorrà dire che non avrà capito un cazzo.

  12. Lo stato ???
    Quando è diviso in classi che confliggono tra loro…ci saranno sempre guerre, morti e litigi!!!
    Elementare Watson!!!
    Se, estremizzando, non posso mangiare e garantirmi il minimo di sussistenza ho soltanto due strade da seguire: Il suicidio,
    cioe’ la violenza rivolta contro me stesso; oppure il furto e tutto cio’ che ne consegue, cioe’ la violenza contro chi ha molto piu’ di me!!!
    Il tuo idealismo “Hegeliano” non vuole fare i conti con la realta’ piu’ profonda
    perchè, non hai avuto mai fame???
    Beato te!!!
    E io sarei pazzo per aver SALUTATO e GLORIFICATO i rivoluzionari Tunisini o Egiziani o Libici in rivolta contro i loro AGUZZINI???
    O per aver SEMPRE partecipato contro, da quando ero ragazzo contro la BORGHESIA CIALTRONA e fraudolenta, che si APPRORIA, con lo sfruttamento, del lavoro degli altri,
    MANDANDO in miseria MASSE di popolazioni???
    Il sangue, dentro non bolle???
    A mer si!!!

  13. Lo stato ???
    Quando è diviso in classi che confliggono tra loro…ci saranno sempre guerre, morti e litigi!!!
    Elementare Watson!!!
    Se, estremizzando, non posso mangiare e garantirmi il minimo di sussistenza ho soltanto due strade da seguire: Il suicidio,
    cioe’ la violenza rivolta contro me stesso; oppure il furto e tutto cio’ che ne consegue, cioe’ la violenza contro chi ha molto piu’ di me!!!
    Il tuo idealismo “Hegeliano” non vuole fare i conti con la realta’ piu’ profonda
    perchè, non hai avuto mai fame???
    Beato te!!!
    E io sarei pazzo per aver SALUTATO e GLORIFICATO i rivoluzionari Tunisini o Egiziani o Libici in rivolta contro i loro AGUZZINI???
    O per aver SEMPRE partecipato contro, da quando ero ragazzo, la BORGHESIA CIALTRONA e fraudolenta, che si APPRORIA, con lo sfruttamento, del lavoro degli altri,
    MANDANDO in miseria MASSE di popolazioni???
    Il sangue, dentro non bolle???
    A mer si!!!

Lascia un Commento