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20.11.2009

La Russa il secondino

"I suicidi ci possono essere anche se i detenuti fossero in un hotel a 5 stelle". Il tatto dell'uomo che non deve chiedere mai a valle del suicidio nel carcere di Palmi

larussa-sbadiglio.jpg"La condizione di detenuto può portare, ahimè, alle patologie che portano al suicidio. Non è che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria e la musica soffusa non ci sarà neanche un suicidio...". Non l'ha detto un qualunque uomo della strada e nemmeno la "casalinga di Voghera" di Arbasino. L'ha detto Ignazio La Russa, ministro della difesa. E l'ha detto dopo il caso del detenuto che nel carcere di Palmi si è suicidato. Non aveva compiuto una strage terroristica, ma aveva rubato uno zaino in spiaggia. Gli avevano negato gli arresti domiciliari. Stava per tornare in libertà, ma nessuno glielo aveva comunicato. E nessuno lo potrà più fare.

Uomo di tatto, La Russa si è espresso in tal modo. Dopo Giovanardi che tanto parla di carità cristiana e poi dice che Stefano Cucchi è morto perché drogato, ecco Ignazio che in sintesi dice che i carcerati si suicidano perché sono strani, se no in carcere non ci starebbero. Complimenti ad un ministro che forse non si accorge che con tali affermazioni ridimensiona anche il lavoro delle guardie carcerarie. Complimenti all'apertura mentale di La Russa. D'altra parte, se nessuno aveva ancora avvisato il detenuto del suo rilascio, cosa vogliamo che sia? Siamo in un carcere, mica in un condominio dove il portiere ti consegna la posta.

18.11.2009

Casarini, da no global a no Irap

Il disobbediente dei G8 riappare tra di noi e combatte l'Irap. Dalle spese proletarie all'obiezione fiscale.
Chi era Casarini: la fotogallery

casarini-noglobal.jpg
"C’è una forte richiesta di autonomia dalla parte della nostra gente, dobbiamo riprendere in mano i nostri destini". Parole di Roberto Calderoli? No, di Luca Casarini. Chi???? Il no global del nord est che violava la zona rossa al G8 di Genova? Proprio lui.

Per la serie "Chi li ha visti?", che inauguriamo per parlare di personaggi pubblici sulla breccia fino a pochi anni fa ed ora scomparsi dalla scena mediatica, ci fornisce un'occasione ghiotta l'intervista rilasciata a La Stampa dal disobbediente Luca. Veneto doc, attivo nella sinistra radicale senza mai fare riferimento a nessun partito, portavoce del Genoa social forum nei giorni del G8 genovese, inviso ai tempi anche a buona parte della sinistra, eccetto un'apertura da parte dell'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari. E oggi?

Oggi Casarini fa il piccolo imprenditore a Marghera, terra di operai con i polmoni incancreniti dal petrolchimico. Nell'intervista di Michele Brambilla appare un nuovo Luca che si misura con le difficoltà di aprire un'impresa in Italia. L'iva da pagare subito, la burocrazia, i balzelli. Quando parla dell'Irap ("una vergogna") sembra un capopopolo alla Matteo Salvini. Ma lui nega: "Sono tutte balle. La prova è che al governo ci sono loro, Lega e Pdl, e per noi piccoli imprenditori non stanno facendo niente". Niente male, "noi piccoli imprenditori"...l'ex "tuta bianca" Casarini e il Sciùr Brambilla del mobilificio di Lissone sono più vicini di quanto si potesse credere.

Casarini però è ribelle nel sangue e alla domanda di Brambilla su possibili proteste per la situazione delle imprese italiane, risponde che potrebbe "cominciare a fare obiezione fiscale non pagando l'Irap". Prego? Non abbiamo capito bene. Luca si spiega meglio: "Un conto sono i grandi evasori, che non pagano le tasse e poi si comprano l’Alitalia con i soldi dello Stato, cioè nostri. Un conto sono i piccoli, che devono pur difendersi". Più che il dolore, potè il digiuno.

Chi li ha visti?
Quale personaggio della scena politica italiana vorreste ripescare? Segnalatecelo nei commenti.

17.11.2009

Promossi e bocciati: diamo i voti ai ministri

Il Financial Times promuove Tremonti alle finanze. E gli altri? Diamo le pagelle ai ministri più chiacchierati. Vota il migliore e naturalmente vota il peggiore

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Non sempre la stampa straniera è "comunista" come sostengono molti esponenti del Pdl. Il temutissimo Financial Times ha stilato la classifica dei ministri finanziari europei e promuove senza riserve Giulietto Tremonti. Il professore di Sondrio si colloca quinto in Europa (prima la francese Lagarde) e a giudizio di Ft, Tremonti "ha mostrato una gestione relativamente salda della finanza pubblica italiana, notoriamente bizzosa. La buona figura di Tremonti segnala come le fortune siano spesso state trasformate dalla crisi finanziaria: negli anni precedenti l’Italia era scesa vicino al fondo della classifica".

A pensar male, si direbbe che Ft promuove proprio un ministro al centro di un rapporto spinoso con la sua maggioranza e con Berlusconi. Ma noi non ci fermiamo a queste considerazioni e, avvicinandosi la fine del 2009, vogliamo stilare la nostra classifica dei ministri, almeno quelli più chiacchierati. Ecco la "top ten" che potrete votare, sia per il migliore che per il peggiore.

Scegliete se meritano l'Oscar oppure la maglia nera (in rigoroso ordine alfabetico):

Angelino Alfano e il suo lodo bocciato dalla Consulta;
Renatino Brunetta, "il più amato dagli italiani" come si autodefinisce: vera rivoluzione al pubblico impiego o spesso maquillage?;
Roberto Calderoli e le semplificazioni di un federalismo che ancora non si è capito;
Mara Carfagna, il suo discusso decreto anti prostituzione e la sua recente campagna anti-omofobia;
Franco Frattini e la difficile convivenza, per chi è ministro degli Esteri, con un premier che fa il guascone anche con la regina Elisabetta;
Maristella Gelmini, maestrina dalla penna rossa che insegue il merito e apre You Tube agli studenti, ricevendone indietro poco amore;
Ignazio La Russa e le sue posizioni sulle missioni italiane di pace (o di guerra?);
Bobo Maroni, tra lotta alla mafia e ronde anti criminalità;
Maurizio Sacconi, superministro dal lavoro alla salute, molto contestato per le posizioni su caso Englaro e RU486;
Giulio Tremonti: ultimo, ma non ultimo, come riconosciuto dal Financial Times.

Vota il migliore

Vota il peggiore

16.11.2009

Le "ghedinate"

Niccolò Ghedini, vilipeso dall'opposizione, inizia a essere d'intralcio anche ad una (buona) parte della maggioranza. Fenomenologia dell'assistente dell' "utilizzatore finale"


ghedini-stampa-estera.jpg "Basta con le ghedinate da prendere o lasciare. I falchi berlusconiani devono finirla di parlare di complotto interno al Pdl contro Berlusconi. Il presidente del Consiglio deve guardarsi da quei suoi consiglieri che da anni lo hanno portato in un vicolo cieco, spingendolo verso soluzioni inutili, perché la legge sul processo breve così com'è congegnata oggi è destinata a sbattere contro il muro della incostituzionalità'''.  Parole di Italo Bocchino, finiano di ferro e vicecapogruppo Pdl. Le “ghedinate” di cui parla sono le affermazioni che Niccolò Ghedini, parlamentare Pdl e avvocato di Berlusconi, esprime da tempo in ogni trasmissione, intervista e tribunale. Il suo “ma va lààààààààà” è ormai storia e satira, come il “disciamo” di D’Alema, il “ma anche” di Veltroni, il “mi consenta” del Cavaliere.

Ghedini, padovano e figlio d’arte, si distingue già da molto giovane assistendo Piero Longo nella difesa di Marco Furlan, il ragazzo della Verona bene che con Wolfgang Abel fondò la banda Ludwig: 15 omicidi e 39 feriti col proposito di liberare la società da drogati, nomadi, frequentatori di cinema porno e preti. Un teste mica male per il giovane Ghedini, con un passato nel Fronte della Gioventù veneto e testimonianze “dall’altra parte” del tribunale per alcune sue pericolose frequentazioni con persone collegate con i Nar di Fioravanti e Mambro ai tempi della strage di Bologna. Il nostro passa poi dal FdG alle acque più calme del Partito Liberale, dove milita anche il futuro governatore del Veneto Galan.

Ma è negli anni’90 che Ghedini, segretario dell’Unione delle Camere Penali quando Gaetano Pecorella ne era presidente, si avvicina a Forza Italia e diventa avvocato personale di Berlusconi, per poi essere eletto per tre legislature alla Camera, al Senato e ora di nuovo alla Camera. A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, Ghedini ne erge costantemente un altro a difesa del suo Cliente, definendo tutti coloro che lo accusano come “parrucconi” e snocciolando le sue, appunto, “ghedinate”. Sua la definizione di Berlusconi come “utlizzatore finale” per il caso D’Addario, per il quale dirà anche in due interviste al Corsera:

“perché mai Berlusconi non dovrebbe poter spiegare a venti milioni di italiani, suoi affezionati elettori, che è perfettamente funzionante?”; 
“se è questo che vuol sapere, Berlusconi è pronto ad andare in aula a spiegare che non solo non è un gran porco, ma nemmeno impotente”.

A parte il sesso, Ghedini è ovviamente contro la Lega che vuole la presidenza del Veneto (gli amici, come Galan, non si dimenticano) e la accusa di fare una battaglia medievale di chiusura “per la polenta e contro l’ananas”.

Ma la più bella (o più brutta, dipende da come la si guarda) “ghedinata” non poteva che essere sul lodo Alfano, che Ghedini naturalmente esalta. Il suo commento è:
"La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione"

Ma va lààààààààààààà!

12.11.2009

Giorgia Meloni, "ministronza" con stile

Polemiche bipartisan dopo il libro di vignette sulla ministra. L'atavico dilemma tra satira e volgarità. La Meloni reagisce con stile. I programmi satirici (belli tosti) in Francia, dove pare che tutti si divertano
Quando le vignette fan discutere: la fotogallery

 

meloni-spataro.jpgGiorgia Meloni, ministro per la gioventù, non ha mai avuto così tanto spazio sui giornali come oggi dopo il libro su di lei del vignettista Alessio Spataro. Il titolo, Ministronza. Il tema, la vita della Meloni tra visite a Predappio, volgarità scritte in romano (Giorgia Mecojoni è l'appellativo dato alla ministra), frequentazioni secondo Spataro malsane (il contesto delle vignette è spesso ambientato in fogne con topi e insetti).

Difesa bipartisan della Meloni, soprattutto da parte delle colleghe donne, da Mara Carfagna a Rosy Bindi, da Michela Brambilla ad Angela Finocchiaro, che accusano l'autore di volgare maschilismo. Spataro si difende: "Non c'è nulla di strano, la satira da secoli fa uso anche della scurrilità".

La satira, appunto. Tutti a parole dicono che ci debba essere, poi quando ne sono toccati dicono che deve avere un limite. "La volgarità non è satira". Molto discutibile. Ogni tanto qualcuno ne fa le spese. Giorgio Forattini, certamente non un vignettista "estremista", fu querelato da Massimo D'Alema nel 1999 per la vignetta che ritraeva Baffino mentre cancellava nomi dal dossier Mitrokin.

Apriamo una finestra sui nostri cugini. In Francia esiste da 20 anni il programma Guignols, con pupazzi animati che ritraggono i politici d'oltralpe. Chirac, per dire un nome, è raffigurato come alcolista. I francesi si divertono. Nicolas Sarkozy ha provato ad arrabbiarsi per la parodia di suo figlio e non ne è uscito benissimo. Sempre in Francia, passa alla storia la vignetta di Le Monde della moltiplicazione dei preservativi, a valle delle dichiarazioni di Benedetto XVI sul problema dell'Aids in Africa. L'avesse disegnata Giannelli sul Corsera, probabilmente sarebbe stato scomunicato da Bertone. 

In tutto ciò, complimenti a Giorgia Meloni, che probabilmente (e con ragione) è più preoccupata di ottenere fondi per il suo ministero e sul libro ha risposto con stile: "Mi ero ripromessa di non fare alcun commento su questa allucinante vicenda, ma di fronte alle enorme mole di messaggi di solidarietà che mi ha raggiunto in queste ore, non posso esimermi dal ringraziare tutti. In particolare mi rivolgo alle donne e a tutti coloro che, pur non condividendo la mia posizione politica, hanno comunque sentito il bisogno di esprimermi stima e affetto". Chapeau, direbbero i francesi. Ovvero: mecojoni!

11.11.2009

L' "X" factor di Alleanza X l'Italia

Il nuovo movimento di Rutelli parte con una "X" al posto del simbolo. Un'ennesima "cosa bianca"? Una Dc del terzo millennio?
Alleanza per l'Italia, ti piace il nome? Vota

rutelli-alleanza-italia.jpgAlleanza per l'Italia (la sigla sarà AI o API?) è la nuova creatura politica di Cicciobello Rutelli, in fuga dal Pd, e Bruno Tabacci, che lascia l’Udc. Il nome è certo, il simbolo no. Al momento una “X” sostituisce il “per”, perché il simbolo sarà votato dai simpatizzanti per mezzo di una consultazione on line.

La “X”, si sa, indica l’incognita. In cosa si differenzierà il movimento di Rutelli dagli altri schieramenti di centro ancora infatti non si sa. L’unica spiegazione fornita è la seguente: “noi abbiamo creato un movimento in grado di unificare le forze democratiche, riformiste e liberali per migliorare questo nostro paese”. Concetti triti e ritriti. Tutti, eccetto i comunisti, in Italia si proclamano ormai liberali. Per non parlare di riformisti. Siamo sicuri che tutti abbiano chiaro il concetto di liberale? Forse a volte lo si confonde con quello di libertino.

Intanto, però, Rutelli & co. non perdono tempo e si danno appuntamento a Parma dall’11 al 12 dicembre per la prima convention. Chi sono gli adepti della prima ora? Qualche nome di prestigio c’è. Linda Lanzillotta, signora Bassanini, ex ministro della funzione pubblica nell’ultimo governo Prodi. Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento e guru del “modello Trentino” di coalizione di più ampia intesa. Qualche nome che fa discutere c’è altrettanto. Massimo Calearo, imprenditore del nord-est soprannominato “il falco” per la sua fama di tagliatore di teste. Waterloo Veltroni lo candidò capolista nel Pd e molti si chiesero il perché. Ecco oggi la risposta. Spunta anche il nome di Paolo Guzzanti, che dalle barricate extraparlamentari al “cerino in mano” del dossier Mitrokin al divorzio da Forza Italia, è attualmente vice segretario di ciò che rimane del partito liberale (ecco qui). Guzzanti vorrebbe però correre con Rutelli con una lista comune.

La “X” per ora rimane, ma – almeno nel nome – Alleanza per l’Italia ricorda sia Alleanza Nazionale, sia Forza Italia, sia Alleanza Democratica (per chi se la ricorda). I rapporti con l’Udc di Casini? “Presto ci sarà una collaborazione”, dice Rutelli. E Lanzillotta afferma “È fallito un progetto al quale ho molto creduto: il rinnovamento della cultura politica, la modernizzazione del Paese. Il Pd non è riuscito a fondere le culture tradizionali con quelle innovative”. Sui “pasticciacci” del Pd c’è ben poco da obiettare. Sul vento di modernizzazione che dovrebbe scaturire da Alleanza per l’Italia, al momento forse la risposta è proprio la “X”.

09.11.2009

Santanchè, il buon gusto che non c'è

Le ultime sull'Islam, lo strappo con Fini, il ritorno da Berlusconi che fino a poco tempo fa per lei vedeva le donne "solo in posizione orizzontale". Molto rumore per cosa?
Daniela Santanchè, la fotostoria

 

santanche-aggressione.jpg"Maometto era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di 9 anni. E' la storia". Lo ha detto Daniela Santanchè nel corso di Domenica 5, con un Vittorio Sgarbi sogghignante e una Barbara D'Urso contrariata, come se non sapesse di ciò che poteva accadere se a un talk show sul divieto dell'affissione del crocifisso nelle scuole si invitano personaggi che in nome della morale cercano visibilità.

La pasionaria di Cuneo, sposata Santanchè, cavalca il suo ultimo destriero, ossia le crociate cattoliche contro "la deriva laicista e islamista". E' lo stile di Daniela, piombata in politica nel 1995 come un fulmine a ciel sereno, look "femme fatale" e tacco 12 sempre e ovunque - dichiarò di voler andare anche in una stalla con il tacco a spillo - contro la sobrietà alla Isabella Rauti o Adriana Poli Bortone. Due mondi diametralmente opposti, due idee di destra che non potevano non scontrarsi.

Per essere giovane di politica, La "Santadechè" (come la chiama da sempre Dagospia) si è data parecchio da fare e ha cambiato quasi più schieramenti che look. Noi ve la proponiamo con un pot-pourri di frasi celebri e una gallery a lei dedicata.

"Il mio papà me lo diceva sempre, sposa chi ti pare ma non portarmi a casa un comunista o un terrone".
(nel 1995 Daniela entra in politica grazie al sicilianissimo Ignazio La Russa e svolse anche incarico di assessore a Ragalna, provincia di Catania)

"I colonnelli di Fini hanno gli attributi di velluto", detta quando Santanché lasciò An per La Destra, diventando la prima donna candidata premier.

"Nella mia carriera sono stata corteggiata da più donne e ne sono lusingata. Il motivo? La verità è che piaccio alle donne perché sono un uomo". L'opposto dei trans, praticamente.

"C'è solo un voto inutile ed è quello per Silvio Berlusconi che vede le donne solo in posizione orizzontale”. Replica di Alessandra Mussolini: la Santanchè "per decenza è l'unica a non dover aprire bocca sull'argomento poiché rappresenta la perfetta incarnazione della donna politicamente orizzontale”. Se queste sono le quote rosa...e per la cronaca, Daniela lascerà La Destra per fondare il Movimento per l'Italia e tornare nel Pdl. Scelta azzeccata? Certamente la sua nipotina Silvia Garnero, 25enne appena nominata assessore a Moda, Eventi ed Expo nella neo giunta provinciale di Milano, pensa di sì.

"Il presidente non ha sfasciato nessuna famiglia, ma è Veronica Lario che da molto tempo ha un compagno", detta a Libero dopo le affermazioni di Veronica sul "ciarpame senza pudore". Santanchè, tanto per essere chiara, disse anche nome e cognome del presunto amante. Alfonso Signorini non avrebbe saputo fare di meglio.

Continua...

05.11.2009

Di Pietro padre padrone. O non più?

Don Tonino all'empasse del congresso Italia dei Valori. I rapporti con De Magistris. La questione morale all'interno del partito. Si sta aprendo un vaso di Pandora?


dipietro-demagistris.jpgDue galli in un pollaio, si sa, prima o poi litigano. Tonino Di Pietro esclude che accada con Luigi De Magistris, anch'egli magistrato sugli scudi e datosi alla causa politica nel medesimo partito. "Siamo due fratelli siamesi", dice Tonino. C'è da credergli?

Di Pietro divide: o si ama o si odia e il suo carisma incide su una discreta fetta di opinione pubblica. Quand'era a capo del pool di Mani Pulite era un eroe. Lo è anche oggi per molti delusi dai vecchi partiti e per chi non crede nel Pd e appoggia la sua campagna antiberlusconiana e il suo incalzare il Pd. Di Pietro non è di sinistra, l'ha sempre detto. Come non lo è Marco Travaglio, suo grande sostenitore. Entrambi antigarantisti, o, per chi li detesta, "forcaioli".

L'Italia dei Valori è però, al momento, il partito di un uomo solo al comando. Più di Forza Italia. Molto di più della Lega, che a parte la fedeltà a Bossi ha un fortissimo radicamento sul territorio. A febbraio ci sarà il congresso Idv, che sembrava un traino verso la definitiva consacrazione di Tonino, ma ora potrebbe non esserlo più. I fan di De Magistris sono in forte ascesa. Inoltre, anche nella "forcaiola" Idv è in ballo la questione morale. Lo rammenta Paolo Franchi sul Corsera, citando Micromega che elenca casi di "illegalità diffusa" all'interno dell'Idv, auspicando una "rifondazione".

Va detto, come ricorda Franchi, che Don Tonino ha aperto un'inchiesta all'interno del partito e che quindi potrebbero esserci delle decisioni, anche drastiche, nei confronti delle "mele marce". Dato tutto ciò per buono, Franchi chiosa con sagacia dicendo che "ai capi (o ai proprietari, fa lo stesso) dei partiti personali è del tutto inutile chiedere conto di quanto succede in casa loro, e del personale politico che li segue e li contorna: risponderanno sempre, magari in buona fede, che certo, di cose che non vanno ce ne sono sicuramente, ma che in ultima analisi la politica, quella vera, quella importante, la fanno loro". Finché dura.

 

04.11.2009

Barbareschi "povero" deputato

Il commissario di Nebbie e delitti supera il 50% di assenze in parlamento. Lo stipendio non gli basta e "je tocca lavorà"...
Il trasformista Luca Barbareschi: le foto

 

luca-barbareschi.jpgLuca Barbareschi in mezzo alla Casta che finge di combattere da "cavaliere nero". Il poliedrico Luca (attore, conduttore, opinionista, politico) ammette candidamente in un'intervista a Il fatto quotidiano di non farcela con il solo stipendio da deputato, che sappiamo non essere esattamente quello di un insegnante o di un bancario. Per questo motivo il commissario di Nebbie e delitti è uno dei più assenti in aula, con il 52,3 % di sedute mancate. Lo ricorda Gian Antonio Stella sul Corsera, citando anche l'ultimo incarico assegnatogli da Sandro Bondi, ossia "Consigliere per lo studio e l’approfondimento delle possibili iniziative volte alla promozione ed alla valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico italiano nel territorio del Consiglio di Cooperazione per gli Stati Arabi del Golfo". Povero Luca: in effetti questo nuovo incarico stanca soltanto a leggerne la denominazione.

Dopo le "onorevoline" che molto si imbellettano e poco lavorano, il "porcellum" porta alla ribalta anche il deputato Barbareschi, che al palcoscenico - e alle polemiche - è abituato. Nella medesima intervista, dichiara inoltre di avere un'attività imprenditoriale da mandare avanti. Strano, dato che disse che in caso di elezione avrebbe ceduto la sua casa di produzione ad un blind trust, cosa che appena eletto dichiarò di aver fatto. Ma a pensar male si fa peccato, Luca tiene famiglia e perciò non può proprio campare con 23mila euro lordi di stipendio mensile. Parole sante quelle di Clemente Mastella, quando appena eletto a Strasburgo disse che la diaria da eurodeputato è una miseria...

Tutti conosciamo la passione politica di Barbareschi e il suo essere controcorrente anche con il centro destra, con cui è stato eletto. Ma se proprio non gliela fa e perde oltre la metà delle sedute alla Camera, non può lasciare il posto a qualcun altro e tornare a tempo pieno alla carriera artisitica? Fermo restando che occupare poltrone di prestigio è ormai una forma d'arte elevata. 

Come preferisci Luca Barbareschi? Vota

03.11.2009

Le "onorevoline" lavorano un po' pochino...

Anche il Cavaliere pare inizi a preoccuparsi sul "vuoto legislativo" delle sue deputate elette grazie al "porcellum". Ceccacci, De Girolamo, Giammanco, Mannucci: che combinano? E con Marianna Madia il Pd non è da meno

 Le foto delle "onorevoline"

onorevoline.jpg“Noi vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni e che magari non siano maleodoranti e malvestite”. Parole di Silvio Berlusconi in risposta alle accuse della moglie Veronica rispetto alle europarlamentari veline. E in casa nostra che succede?

Le "onorevoline" portate dal Cavaliere a Montecitorio rispondono certamente ai requisiti di cui sopra. La loro voglia di lavorare in parlamento, però, un po'meno. E pare che lo stesso loro méntore cominci a preoccuparsene. Che è successo dalla nomina a deputate delle giovani, carine e ora occupate? Prendiamone quattro, che fa già un campione rappresentativo.

Fiorella Ceccacci Rubino, ex attrice di teatro, ha all'attivo (si fa per dire) quattro proposte di legge, tutte volte al “sostegno, alla promozione e alla valorizzazione delle attività musicali e della musica popolare”. Le orchestre delle valli alpine ringrazieranno. Gabriella Giammanco, ex giornalista del Tg4: quattro proposte di legge, due di queste per la tutela degli animali. Un solo disegno di legge per Nunzia De Girolamo, classe 1975, avvocato. Il disegno - sarà un caso? - riguarda la "reintroduzione di tariffe minime obbligatorie nella determinazione degli onorari degli avvocati”. La De Girolamo ha trovato però il tempo per non farsi ascoltare da nessuno degli ospiti de L'infedele in una puntata di due lunedì fa. Urge telefonata consolatoria di Papi. Barbara Mannucci, "enfant prodige" appena 27enne, ma iscritta a Forza Italia da 12 anni, è la più zelante con sette proposte di legge, nessuna delle quali però diventata legge. Mannaggia. Tre di queste riguardano gli animali: le onorevoline sono sensibili al tema, forse perché l'applicazione della legge elettorale "porcellum" ha permesso loro di essere elette.

Per par condicio, citiamo una sola onorevolina del Pd che però ne vale quattro. Marianna Madia: nata nel 1980, il futuro del Pd secondo il suo pigmalione Waterloo Veltroni, un ritratto di inesperienza costruito ad hoc e in fretta demolito, date le sue conoscenze con Minoli, Enrico Letta e Napolitano (Giulio), si è distinta per condividere le analisi di Giuliano Ferrara su aborto ed eutanasia, per affermare che "se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita" e, recentemente, per essere una dei 22 deputati del Pd assenti in aula per bloccare lo scudo fiscale come avrebbero voluto gli italiani che li hanno votati. Lady Marian ha perso Veltroni, ma ha tutte le carte in regola per seguire Rutelli.

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